
Esistono luoghi che la geografia considera piccoli, ma che la Storia ha reso immensi. Paesi di poche strade e poche migliaia di abitanti, apparentemente destinati a restare ai margini dei grandi avvenimenti, nei quali invece si sono consumate battaglie decisive, sono maturate scelte coraggiose e hanno preso forma ideali capaci di attraversare le generazioni.
Uno di questi luoghi si chiama Fabbrico. È un piccolo centro della pianura reggiana, uno di quei paesi che potrebbero sembrare uguali a tanti altri. Eppure, dietro la sua apparente tranquillità, si nasconde una vicenda collettiva fuori dall’ordinario: un secolo di conflitti sociali, passioni politiche, resistenza al fascismo e straordinarie esperienze di solidarietà. Una storia tanto intensa e sorprendente da suscitare una domanda quasi inevitabile: come è stato possibile che tutto questo accadesse proprio lì, in un fazzoletto di terra così piccolo?
È da questo interrogativo che prende vita il racconto di Massimiliano Loizzi, protagonista venerdì 23 ottobre, alle ore 20.30, sul palcoscenico del Teatro AncheCinema di Bari, con uno spettacolo che trasforma la memoria di una comunità in una riflessione appassionata, ironica e tutt’altro che convenzionale sull’identità italiana.
Perché Fabbrico non è soltanto Fabbrico. Nelle sue strade, nelle vicende dei suoi abitanti, nei gesti di chi ha scelto di opporsi all’ingiustizia, sembra riflettersi un intero Paese. È un’Italia fatta di persone comuni che, senza immaginare di diventare protagoniste della Storia, hanno contribuito a scriverne alcune delle pagine più significative.
Piccole esistenze, grandi ideali. Destini individuali che diventano memoria collettiva.
Loizzi si addentra in questo universo di episodi, personaggi e testimonianze con lo sguardo curioso di chi cerca di comprendere non soltanto ciò che è accaduto, ma anche ciò che quelle vicende possono ancora insegnarci. Attraversa un arco di cento anni, seguendo il filo di una memoria che, passando di generazione in generazione, si arricchisce di racconti, suggestioni e immagini. Fino a quando il confine tra cronaca e leggenda si assottiglia e la storia di un paese assume il respiro di una grande parabola civile.
Ma chi si aspetta una tradizionale ricostruzione storica, scandita da date, documenti e testimonianze, si troverà davanti a qualcosa di profondamente diverso.
Con il suo linguaggio dissacrante, capace di mescolare comicità e denuncia, Loizzi inventa un dispositivo teatrale originale: porta in scena un autore in crisi, disorientato sul piano personale e politico, che coltiva un’ambizione tanto affascinante quanto difficile da realizzare. Vuole girare un film sulla storia dell’Italia antifascista.
Quel film, però, non viene mai realmente girato. O meglio, prende forma proprio mentre viene immaginato, raccontato, discusso e continuamente reinventato davanti agli spettatori. Il progetto cinematografico diventa così teatro, il racconto si trasforma in azione scenica e la ricerca storica si intreccia con le inquietudini del suo narratore.
Ne nasce uno spettacolo che sfugge alle definizioni, in equilibrio tra satira politica, teatro civile, confessione personale e racconto popolare, dove il sorriso può lasciare improvvisamente spazio alla commozione e un episodio apparentemente marginale può spalancare interrogativi universali.
A dare ulteriore profondità alla narrazione contribuiscono i materiali video raccolti durante la ricerca storiografica. Non semplici immagini di accompagnamento, ma presenze vive, capaci di dialogare con l’attore e di diventare esse stesse protagoniste della scena. Il passato affiora attraverso documenti e testimonianze, mentre la parola teatrale lo interroga, lo attraversa e lo restituisce al pubblico con una forza nuova.
E così Fabbrico finisce per diventare molto più di un luogo geografico. Si trasforma in un simbolo, in una lente attraverso cui osservare un’Italia spesso dimenticata: quella che ha saputo riconoscersi nei valori della libertà, della giustizia sociale, della partecipazione e della solidarietà.
Un’Italia che non trova sempre spazio nei racconti dominanti, ma che continua a esistere nella memoria delle comunità, nella tenacia di chi difende i propri ideali e nella capacità di opporre alla rassegnazione una diversa idea di convivenza.
È proprio questa Italia che Loizzi desidera riportare sotto i riflettori.
«Circondati dalla melma e orrore quotidiano – dichiara l’artista – dimentichiamo quanta bellezza vi sia tutto intorno e quanta ancora ne arriverà: in questo spettacolo racconterò un’Italia bellissima, che esiste e resiste, racconterò la storia di un’Italia antifascista».
Una dichiarazione che racchiude il cuore del progetto: scegliere di raccontare la bellezza senza ignorare le contraddizioni, recuperare la speranza senza cancellare i conflitti, cercare nel passato non un rifugio nostalgico, ma uno strumento per comprendere il presente.
Lo spettacolo invita così a interrogarsi anche sul significato della memoria. Che cosa resta delle battaglie combattute da chi ci ha preceduto? Quanto delle conquiste civili che oggi consideriamo acquisite nasce dal coraggio di uomini e donne di cui non conosciamo neppure il nome? E quanto siamo ancora disposti a riconoscere, custodire e difendere quei valori?
Domande che attraversano la scena senza appesantirla, affidate a un linguaggio teatrale capace di alternare leggerezza e profondità, provocazione e tenerezza.
Perché la Storia, talvolta, non ha bisogno di grandi capitali o di personaggi illustri per compiersi. Le basta una piccola comunità che decida di non restare indifferente.
Lo spettacolo è scritto, diretto e interpretato da Massimiliano Loizzi, autore anche della drammaturgia e della regia video. La ricerca storiografica è stata realizzata insieme all’Amministrazione comunale di Fabbrico, mentre il disegno luci è firmato da Pietro Bailo. La produzione è del Teatro della Cooperativa, in collaborazione con Mercanti di Storie, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Fabbrico. L’appuntamento barese è promosso con il sostegno del POC Puglia 2021-2027.
Massimiliano Loizzi, la satira come strumento per raccontare il mondo
Attore, autore, regista e comico, Massimiliano Loizzi ha costruito un percorso artistico nel quale l’ironia diventa spesso il punto di partenza per affrontare le questioni più complesse della società contemporanea.
Milanese d’adozione, è conosciuto dal grande pubblico come uno dei volti del collettivo Il Terzo Segreto di Satira, con il quale ha partecipato al film Si muore tutti democristiani, disponibile su RaiPlay. È stato inoltre protagonista, accanto a Francesco Mandelli, delle due stagioni della serie Sandro.
La sua attività attraversa linguaggi differenti, dal cinema al teatro, dalla scrittura alla televisione. Ha pubblicato il romanzo Quando diventi piccolo per Rizzoli/Fabbri e Maledetta primavera e La bestia per People.
Il palcoscenico resta tuttavia uno dei luoghi privilegiati della sua ricerca espressiva. Con i monologhi prodotti dal Teatro della Cooperativa di Milano, Loizzi porta in tournée un teatro capace di far convivere comicità, narrazione e impegno civile. Nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti e registi quali Renato Sarti, Paolo Rossi, Tullio Solenghi, Antonio Latella, Andrea De Rosa e Pierpaolo Sepe.
Alla scrittura per la scena affianca collaborazioni giornalistiche e radiofoniche, tra cui Fanpage.it e Piazzaverdi su Rai Radio 3. Il suo impegno si estende anche al mondo dell’associazionismo, attraverso la vicinanza a Plastic Free, Emergency e Mediterranea, di cui è ambasciatore.
L’appuntamento al Teatro AncheCinema
Ad ospitare la serata sarà il Teatro AncheCinema, spazio culturale barese che negli anni ha consolidato la propria vocazione multidisciplinare, ospitando spettacoli teatrali, cinema, musica, danza e progetti artistici di diversa natura.
La struttura fa capo ad AncheCinema S.r.l., società attiva dal 2001, fondata e amministrata dall’autore, regista e produttore Andrea Costantino. Riconosciuta dal Ministero della Cultura come organismo di programmazione multidisciplinare, la società gestisce il Teatro AncheCinema, il Teatro Comunale Luciani di Acquaviva delle Fonti, l’Arena della Pace e il Jolly di Bari.
Tra gli elementi distintivi del teatro barese figura l’attenzione all’accessibilità, grazie anche a una pedana in grado di accogliere fino a 44 persone in carrozzina.
Informazioni utili
Venerdì 23 ottobre 2026, ore 20.30, Teatro AncheCinema, corso Italia 112, Bari.
I biglietti sono acquistabili online su https://bit.ly/FABBRICO oppure direttamente al botteghino del teatro.
Per informazioni: 329 649 9552, anche tramite SMS e WhatsApp.
Per chi arriva in auto sono disponibili due parcheggi a pagamento nelle vicinanze: Bari Centrale P1, a circa 250 metri dal teatro, e InterParking GestiPark Battisti, a circa 450 metri, interrato e aperto 24 ore su 24.
Gli aggiornamenti sulla programmazione sono disponibili sul canale bit.ly/Eventibari.
Daniele Milillo