Artvark Saxophone Quartet in concerto a Bari per l’associazione Nel Gioco del Jazz: quando quattro sassofoni reinventano la musica

Chi ha detto che per fare un’orchestra occorrano decine di musicisti? O che per dare ritmo alla musica siano indispensabili basso e batteria? E, soprattutto, chi ha stabilito che un concerto debba prevedere quattro interpreti immobili davanti ai rispettivi leggii? A smentire ogni certezza, con l’ironia e l’audacia di chi ama sovvertire le regole, arriva l’Artvark Saxophone Quartet, una delle formazioni più originali e anticonvenzionali della scena jazz europea. Quattro sassofoni, un’intesa musicale fuori dal comune e un’insaziabile voglia di esplorare territori sonori ancora sconosciuti. Quanto basta per trasformare un’esibizione in un’avventura musicale nella quale nulla è prevedibile e tutto può accadere.

L’appuntamento è per venerdì 23 ottobre, alle ore 21, al Teatro Forma di Bari, dove l’ensemble olandese sarà protagonista della rassegna «Soundscapes», ideata da Pietro Laera per l’associazione APS Nel Gioco del Jazz, presieduta da Donato Romito.

Sul palco, quattro musicisti che sembrano essersi dati una missione: dimostrare che la fantasia non ha bisogno di permessi per spingersi oltre i confini dei generi. Sono Rolf Delfos e Bart Wirtz ai sassofoni contralti, Mete Erker al tenore e Peter Broekhuizen al baritono, protagonisti di un sodalizio artistico che da oltre vent’anni continua a rinnovarsi, alimentato da una curiosità inesauribile e da una concezione della musica come spazio di libertà assoluta.

E di libertà, nell’universo Artvark, ce n’è davvero tanta. Le classificazioni diventano inutili, gli steccati stilistici scompaiono, le distanze tra composizione e improvvisazione si assottigliano. Il jazz si lascia attraversare dalle geometrie del minimalismo, dalle inquietudini della musica contemporanea e dalle atmosfere sospese del cinema. Ne nascono architetture sonore sorprendenti, nelle quali i quattro strumenti cambiano continuamente identità: ora disegnano melodie avvolgenti, ora costruiscono ritmi incalzanti, ora si inseguono in un gioco di richiami e contrappunti, per poi ritrovarsi in un respiro collettivo di straordinaria intensità.

Non c’è una sezione ritmica a scandire il tempo, perché sono gli stessi sassofoni a inventarlo. Il baritono e il tenore si fanno basso, percussione, pulsazione profonda; i contralti si arrampicano su trame armoniche imprevedibili, si sfiorano, si sovrappongono, si allontanano. E quando sembra di aver intuito la direzione del racconto, ecco una svolta inattesa, un cambio di atmosfera, un silenzio che diventa esso stesso musica. È il fascino dell’imprevedibilità, la capacità di tenere l’ascoltatore in equilibrio tra sorpresa e meraviglia.

A rendere ancora più interessante l’appuntamento barese sarà la presentazione delle atmosfere di «Four Fathers», il nuovo album pubblicato l’11 settembre da Dox Records, secondo episodio di una trilogia iniziata nel 2021 con «Mother of Thousand». Un lavoro che segna un nuovo capitolo nella storia del quartetto, spingendone la ricerca verso orizzonti espressivi ancora più ampi. Per la prima volta, infatti, la purezza del suono acustico accoglie interventi elettronici misurati, sottili stratificazioni e suggestioni ambientali che ampliano la profondità e il colore delle composizioni.

Ma dietro questa nuova esplorazione sonora si nasconde anche una riflessione profondamente umana. «Four Fathers» attraversa i territori delicati della paternità, della responsabilità, della cura e della vulnerabilità, interrogando emozioni che appartengono all’esperienza di ciascuno. La musica diventa così un linguaggio dell’intimità, capace di raccontare senza parole la forza e la fragilità dei legami. Ci sono momenti di grande energia, quasi di impeto liberatorio, e altri nei quali il suono sembra farsi più leggero, trattenuto, vicino al silenzio. È in questo continuo alternarsi di tensione e abbandono che il quartetto trova una delle sue espressioni più autentiche.

E se già all’ascolto la musica dell’Artvark sorprende, è sul palcoscenico che acquista una dimensione del tutto particolare. Perché questi quattro musicisti non si accontentano di suonare: abitano la musica. Non hanno leggii, non cercano riparo dietro gli spartiti, non restano ancorati a una posizione. Si muovono liberamente, si osservano, si avvicinano e si allontanano, trasformando ogni gesto in parte del racconto. Il suono sembra accompagnare i loro movimenti e, allo stesso tempo, esserne guidato. Lo spazio si anima, le distanze si accorciano, il concerto assume quasi la forma di una piccola rappresentazione teatrale.

Non è un caso che questa naturalezza scenica abbia radici anche lontano dalle sale da concerto, nelle esibizioni di strada nel nord della Francia, dove i quattro hanno imparato a misurarsi con l’immediatezza dell’incontro e con la necessità di conquistare l’attenzione del pubblico senza alcuna mediazione. Un’esperienza che ha lasciato un’impronta riconoscibile nel loro modo di stare sulla scena: spontaneo, diretto, comunicativo, eppure sostenuto da una raffinatissima intesa musicale.

D’altronde, per l’Artvark Quartet ogni incontro può diventare l’inizio di una nuova avventura. Lo dimostra la sorprendente varietà delle collaborazioni che ne hanno accompagnato il percorso: dalla cantante lirica Claron McFadden alla vocalist Ntjam Rosie, dal leggendario percussionista senegalese Doudou N’Diaye Rose al batterista Peter Erskine, fino alle esperienze condivise con la compagnia di danza contemporanea De Stilte. Personalità, culture e linguaggi differenti, accomunati dalla stessa disponibilità a lasciarsi contaminare, a mettere in discussione le proprie abitudini espressive e a scoprire nuove possibilità di dialogo.

È forse proprio questa la qualità più affascinante dell’Artvark Saxophone Quartet: la capacità di conservare, dopo oltre due decenni di attività, lo stupore della prima scoperta. Di affrontare ogni composizione come una pagina ancora da scrivere, ogni concerto come un incontro irripetibile, ogni suono come una possibilità da esplorare.

Al Teatro Forma, dunque, non arriveranno soltanto quattro straordinari sassofonisti. Arriverà un modo diverso di pensare e vivere la musica, nel quale virtuosismo e immaginazione, disciplina e istinto, leggerezza e profondità trovano un equilibrio sorprendente.

E chissà che, alla fine, la vera sorpresa non sia proprio questa: scoprire che quattro sassofoni, quando hanno davvero qualcosa da raccontare, possono spalancare un universo intero.

Info e prenotazioni: 338.9031130

Prevendita biglietti online: Liveticket.it.

Daniele Milillo

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