La danza si fa emozione: da Mozart a Piazzolla, tra Bari e Monopoli, sei serate per ‘Esplorare’ l’infinito universo del movimento

C’è una danza che racconta senza bisogno di parole, che dà voce ai sentimenti più segreti, che sa farsi memoria, sogno, desiderio. E ce n’è un’altra che ama sorprendere, rompere gli schemi, sfidare le convenzioni, fino a trasformare gli spettatori in protagonisti di ciò che accade sulla scena. Sono le molteplici anime di un’arte in continua trasformazione, tutte da scoprire nella settimana che «Esplorare 2026» si prepara a regalare al pubblico pugliese.

Dal 20 al 25 ottobre, tra il Teatro Kismet di Bari e il Teatro Radar di Monopoli, sei appuntamenti consecutivi disegneranno un affascinante itinerario attraverso la danza contemporanea, intrecciando linguaggi, tradizioni, sensibilità e visioni artistiche differenti.

A tenere insieme questo caleidoscopio di esperienze è la rassegna ideata e curata dalla Compagnia AltraDanza, sotto la direzione artistica di Domenico Iannone, che continua a fare della sperimentazione e dell’incontro tra le arti la propria cifra distintiva.

Dall’eleganza senza tempo di Mozart alle inquietudini appassionate di Piazzolla, dalle celebri Quattro Stagioni di Vivaldi alle atmosfere sospese di Debussy e Satie, fino alle sonorità contemporanee che incontrano la musicalità del dialetto pugliese: la danza attraverserà universi solo apparentemente lontani, restituendo ogni sera un modo diverso di guardare il mondo e raccontare l’esistenza.

Si comincia martedì 20 ottobre, alle 21, al Teatro Radar di Monopoli, con «Boomerang», debutto regionale della creazione firmata da Simona Lobefaro e Lorenzo Giansante, prodotta dall’Associazione Culturale Atacama ETS.

Dimenticate, per una sera, la tradizionale distanza tra chi danza e chi osserva. In «Boomerang» lo spettatore non resta al sicuro nella propria posizione di testimone, ma viene invitato a entrare, con discrezione e libertà, nel cuore stesso della creazione.

Quattro performer lo accolgono in uno spazio luminoso e confortevole, dove tutto sembra predisposto per favorire una relazione spontanea. Un gesto suggerito, una parola associata a un movimento, uno spostamento che cambia il punto di osservazione: piccoli interventi che diventano altrettante scintille creative.

La coreografia non è un disegno già compiuto, ma una materia viva, che si modifica sotto gli occhi di chi guarda, raccogliendone intuizioni e suggestioni. Come il boomerang evocato dal titolo, ogni gesto torna al punto di partenza, ma non è mai esattamente quello di prima: porta con sé l’impronta dell’incontro, la traccia di uno scambio.

È una danza che si costruisce attraverso la reciprocità e che, proprio nell’imprevedibilità, trova la propria bellezza. Un’esperienza capace di mettere in discussione l’idea stessa di rappresentazione, restituendo al pubblico il piacere della scoperta e della partecipazione.

Nato da un percorso di ricerca avviato nel 2021 nell’ambito di Sistemi dinamici altamente instabili, il progetto ha attraversato sperimentazioni pubbliche e residenze artistiche, dalla Festa della Danza di Roma del 2023 a Gommalacca Teatro di Potenza e Spin Time Labs di Roma, fino a «Boomerang Studio», presentato nel 2025 al festival «Nel Blu» del TeatroBasilica.

Accanto ai due autori saranno in scena Luca Piomponi e Martina Paci, con le luci di Dario Aggioli e il disegno sonoro dello stesso Giansante.

Dalla libertà di una coreografia che nasce nell’istante si passerà, mercoledì 21 ottobre, alle 21, al Teatro Kismet di Bari, al fascino di un incontro musicale che sembra sfidare ogni distanza storica e stilistica.

Con «MozarTangoSuite», Domenico Iannone conduce la Compagnia AltraDanza lungo un percorso nel quale la perfezione formale del classicismo incontra la sensualità malinconica del tango argentino.

Che cosa possono avere in comune Wolfgang Amadeus Mozart e Astor Piazzolla? A prima vista, ben poco. Eppure è proprio tra le pieghe delle loro diversità che Iannone individua il terreno fertile sul quale costruire una suite coreografica capace di trasformare la musica in emozione visibile.

Da un lato l’armonia, il rigore, l’equilibrio di una scrittura che sembra inseguire l’ideale della bellezza assoluta. Dall’altro le pulsioni, le nostalgie, i chiaroscuri di una musica nella quale il sentimento si fa spesso inquietudine e la passione si colora di struggimento.

La danza raccoglie queste suggestioni e le lascia affiorare nel dialogo tra i corpi, ora sospesi in geometrie eleganti, ora attraversati da improvvisi slanci emotivi. La misura cede il passo all’abbandono, la compostezza si apre all’impeto, l’ironia lascia emergere la malinconia.

Dopo aver esplorato a lungo le possibilità della sperimentazione, il coreografo torna qui a interrogare la bellezza del balletto nella sua dimensione più autentica, affidando al movimento il compito di sostituirsi alla parola e al racconto.

Non c’è una vicenda da seguire, né una trama da decifrare: è la musica stessa a suggerire incontri, tensioni, attese e trasformazioni. Il linguaggio classico diventa così materia di una sensibilità contemporanea, capace di custodire la tradizione senza rinunciare a reinventarla.

A dare corpo a questo viaggio saranno Vito Pansini, Silvia Di Pierro, Marina Roselli, Noemi Cassanelli, Paola Altamura e Rebecca Iannone. Le luci sono di Roberto De Bellis, le fotografie di scena di Gennaro Guida, la direzione organizzativa di Alessia Abiuso.

Il giorno successivo, giovedì 22 ottobre, sempre alle 21 al Teatro Kismet, «Esplorare» allargherà i propri orizzonti alla scena internazionale, ospitando in prima nazionale «Quattro Stagioni | Many Ways» del Budapest Dance Theatre, prestigiosa formazione ungherese della danza contemporanea.

Al centro della serata, due creazioni che sembrano interrogarsi a vicenda e che, pur seguendo percorsi differenti, finiscono per incontrarsi attorno a una domanda essenziale: quale rapporto lega l’essere umano al tempo, alla natura e al proprio destino?

La risposta prende forma dapprima nelle «Quattro Stagioni», coreografia di Aurélie Mounier sulle immortali musiche di Antonio Vivaldi.

Il susseguirsi delle stagioni diventa l’immagine di un universo in perenne metamorfosi, dove ogni fine custodisce la promessa di un nuovo inizio. La natura si risveglia, fiorisce, raggiunge la pienezza, si spoglia e si raccoglie, per tornare ancora una volta alla vita.

Anche l’esistenza umana sembra obbedire a questa segreta partitura: l’infanzia, la crescita, la maturità, l’invecchiamento si succedono come altrettante stagioni di un viaggio del quale non conosciamo fino in fondo il significato.

Ma nella suggestione poetica si insinua una riflessione più urgente. L’uomo, parte integrante della natura, è anche colui che ne altera gli equilibri, ne consuma le risorse e rischia di compromettere proprio ciò che rende possibile la sua sopravvivenza.

L’immagine dell’albero, con le radici che affondano nella terra e i rami che si protendono verso l’alto, diventa allora simbolo di un legame tra generazioni, memoria e futuro. Il movimento dei danzatori segue questa trama di trasformazioni, mentre la musica di Vivaldi ne accompagna il respiro. Il disegno luci è di Földi Béla.

Dalla circolarità delle stagioni si passa poi alla molteplicità delle strade individuali con «Many Ways», seconda creazione della serata.

Non esistono due vite identiche. Ognuna procede attraverso scelte, deviazioni, incontri inattesi, distacchi e nuovi inizi. E tuttavia, dietro l’apparente irripetibilità di ogni percorso, affiorano sentimenti e domande che appartengono a tutti.

La coreografia trasforma il viaggio in metafora dell’esistenza, raccontando attraverso i corpi la tensione continua tra ciò che siamo, ciò che lasciamo alle spalle e ciò che ancora possiamo diventare.

Due modi di attraversare il tempo, dunque: quello ciclico della natura e quello imprevedibile delle vicende umane. A interpretarli saranno i danzatori del Budapest Dance Theatre.

E se la danza è capace di raccontare il tempo e la vita, non può che incontrare anche il sentimento che più di ogni altro ha ispirato artisti, musicisti e poeti.

Venerdì 23 ottobre, alle 21, al Teatro Radar di Monopoli, debutterà «Dell’Amore…», nuova produzione di Epos Teatro e Compagnia AltraDanza, realizzata nell’ambito della collaborazione con il Traetta Opera Festival.

Un titolo che sembra volutamente interrompersi, quasi a suggerire l’impossibilità di racchiudere l’amore in una definizione, in una sola parola, in un unico racconto.

A cercarne le molteplici risonanze saranno le coreografie di Domenico Iannone, la regia e la voce recitante di Maurizio Pellegrini, insieme alle musiche di Antonio Vivaldi, Tommaso Traetta e Fryderyk Chopin.

La parola incontra il movimento, la musica suggerisce atmosfere e stati d’animo, i corpi danno forma a ciò che spesso sfugge al linguaggio. Tre dimensioni artistiche chiamate a dialogare attorno a un tema inesauribile, lasciando che siano le rispettive sensibilità espressive a costruire il racconto.

In scena Modesto Cioce, Karol Caiati, Elena Signorile, Rebecca Iannone e Silvia Di Pierro.

Sarà invece un viaggio nella dimensione più intima e immaginifica dell’esistenza quello proposto sabato 24 ottobre, alle 21, ancora al Teatro Radar, con «The Butterfly’s Trip (Emozioni a lume di candela)», produzione dell’Associazione Koreoproject.

La luce tremolante delle candele, le vibrazioni di un pianoforte, un corpo che sembra inseguire immagini invisibili: pochi elementi per dare vita a uno spettacolo che invita ad abbandonare il frastuono della quotidianità e a ritrovare il piacere dell’ascolto e della contemplazione.

A intrecciare i fili di questo racconto saranno Sara Bizzoca, autrice delle coreografie e interprete, Francesco Giancaspro al pianoforte e Mariangela Di Capua, alla drammaturgia e alla voce.

Tre quadri scandiscono un itinerario che dalle suggestioni del mondo naturale approda ai territori del sogno, per concludersi con una celebrazione della forza evocativa dell’arte.

In «Natura in movimento», sulle musiche di Ryuichi Sakamoto e Ludovico Einaudi, arricchite dall’improvvisazione pianistica, la danza si lascia attraversare dagli elementi primordiali. Il corpo evoca il vento, l’acqua, la terra, il lento germogliare della vita, come se potesse ritrovare nel movimento quella familiarità con la natura che l’esistenza moderna tende spesso a smarrire.

Poi, quasi impercettibilmente, la scena si apre alla dimensione onirica. «Nella dimensione onirica», sulle note di Claude Debussy ed Erik Satie, conduce in uno spazio dove i contorni della realtà sfumano e i gesti sembrano nascere dalla materia impalpabile dei sogni. Tutto diventa più lieve, indefinito, misterioso.

Infine, «La magia dell’arte» affida alle composizioni di Ennio Morricone, Luis Bacalov e Yann Tiersen il compito di evocare ricordi, immagini e sensazioni. La musica riaccende emozioni sopite, la danza le rende visibili, la parola le accompagna in un gioco di corrispondenze che restituisce al pubblico il piacere di riconoscersi in ciò che ascolta e osserva.

A chiudere questa settimana ricca di suggestioni sarà domenica 25 ottobre, alle 21, al Teatro Kismet di Bari, la prima nazionale di «Due di Duo», progetto multidisciplinare del Collettivo Artismo, prodotto dall’Associazione Culturale AltraDanza.

Dopo aver attraversato universi musicali, paesaggi interiori e riflessioni sul tempo, il viaggio di «Esplorare» torna idealmente a casa, alle proprie radici, ai suoni e alle parole di una terra che custodisce una fortissima identità culturale.

Ma è un ritorno che non conosce nostalgia o immobilità. Al contrario, «Due di Duo» parte dalla tradizione per rimetterla in movimento, contaminarla, trasformarla, dimostrando come l’appartenenza possa diventare una straordinaria risorsa creativa.

Le coreografie di Alessia Abiuso e Brunella Valdesi, la musica della Donbruno Band, con Domingo Bombini e Niccolò Mastrolonardo, e la partecipazione dell’attore Davide Ceddia danno vita a un intreccio scenico nel quale danza, teatro e ricerca sonora convivono senza gerarchie.

Il dialetto pugliese si confronta con ritmi irregolari, strumenti acustici, suggestioni elettroniche e campionamenti di oggetti quotidiani. Le parole si liberano dal loro significato immediato per diventare ritmo, timbro, materia musicale; i corpi raccolgono questa energia e la trasformano in gesti, contrasti, relazioni.

È un gioco continuo tra antico e contemporaneo, tra familiarità e sorpresa, nel quale l’identità culturale non appare come qualcosa da proteggere dietro confini invalicabili, ma come una realtà capace di rinnovarsi attraverso l’incontro.

Perché avere radici non significa necessariamente restare fermi: può voler dire, al contrario, trovare proprio nella memoria la forza e il coraggio di esplorare nuove direzioni.

Ed è forse questa l’immagine che meglio racchiude il senso della rassegna: una danza che non smette di interrogare il presente, che si nutre del passato senza restarne prigioniera, che cerca continuamente nuovi modi di comunicare e di emozionare.

Sei serate, sei differenti visioni del movimento, un unico invito a lasciarsi sorprendere da un linguaggio artistico che continua a reinventarsi, capace di parlare tanto alla sensibilità quanto all’immaginazione.

«Esplorare 2026», la cui programmazione proseguirà fino al 14 novembre tra Bari, Monopoli, Conversano e Molfetta, è realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Puglia, in collaborazione con Comune di Bari, Teatri di Bari, Puglia Culture, Casa delle Arti, Epos Teatro e Traetta Opera Festival.

Gli spettacoli sono a pagamento, con biglietti disponibili sul circuito Vivaticket e, nelle serate delle rappresentazioni, ai botteghini dei teatri.

Informazioni: 349 557 6204 – www.altradanza.com.

Daniele Milillo

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