
Il teatro non è soltanto un luogo in cui si entra per assistere a uno spettacolo. È un luogo dal quale, qualche volta, si esce diversi. Con un sorriso inatteso, una domanda in più, un pensiero che continua a farsi strada anche quando le luci si sono spente. E magari con il desiderio di tornare, di sedersi ancora una volta in platea e lasciarsi sorprendere.
È proprio da questo desiderio che riparte il Teatro Di Cagno di Bari, pronto a inaugurare una stagione che promette di mescolare intelligenza e leggerezza, grandi autori e nuove scritture, divertimento e riflessione. A tenere le fila di questo viaggio è ancora una volta Gianni Ciardo, che per il terzo anno consecutivo firma la direzione artistica, portando avanti un’idea di teatro tanto semplice quanto ambiziosa: riconsegnarlo alla città, farne un’abitudine piacevole, un appuntamento al quale non rinunciare.
Non più spettacoli destinati a consumarsi nel breve spazio di una o due repliche, ma produzioni capaci di abitare il palcoscenico per settimane, dando al pubblico il tempo di scoprirle, sceglierle, raccontarle. Perché il teatro, prima ancora di essere un evento, può tornare a essere una consuetudine. E il fine settimana, tra il sabato e la domenica, può diventare l’occasione per ritrovarsi davanti a una storia.
Una piccola rivoluzione delle abitudini, dunque, che comincia da un incontro decisamente fuori dal comune. Quello con Dante Alighieri.
Dante scende dal piedistallo. E, con Gianni Ciardo, scopre anche il piacere di sorridere
Chissà che cosa direbbe Dante se potesse ritrovarsi oggi in un teatro, a Bari, chiamato a confrontarsi con l’ironia di Gianni Ciardo. Forse si stupirebbe, forse si divertirebbe. Di certo avrebbe ancora molto da raccontare.
Sarà lui, il poeta che più di ogni altro ha attraversato i secoli senza smettere di interrogare l’uomo, ad aprire il 16 ottobre la stagione 2026/2027 del Teatro Di Cagno con “Dante – Participio presente del passato”, scritto e interpretato dallo stesso Ciardo e proposto per la prima volta sul palcoscenico barese nelle serate del 16, 17, 18, 23, 24 e 25 ottobre.
Ma attenzione: chi si aspetta una lezione di letteratura, un omaggio accademico o una solenne rilettura della Divina Commedia rischia di essere piacevolmente smentito.
Perché il Dante di Ciardo non resta immobile tra le pagine dei libri, né si lascia imprigionare nella venerazione dei secoli. È un Dante che torna a respirare, a interrogare il presente, a misurarsi con le nostre debolezze e con le nostre contraddizioni. Un Dante che può persino far ridere, senza per questo perdere un grammo della propria grandezza.
«Io provo a pensarlo come un “Verbo” che dopo 700 anni mi parla ancora, mi emoziona, e, dunque, è un participio presente… del passato che oggi provo a leggere e capire secondo la mia versione. Quindi… Signore e Signori questa è la Comedia (sì, con una “m”) secondo… me! Anzi… Mhé!».
Eccolo, allora, lo spirito dello spettacolo: un’ora dal ritmo della stand-up comedy, durante la quale Ciardo si diverte a incontrare il Sommo Poeta, a dialogare idealmente con lui, a guardare il suo universo attraverso una lente personalissima, capace di accostare il rispetto alla dissacrazione affettuosa, la profondità al paradosso, la poesia alla battuta.
È il gusto tutto ciardiano di prendere sul serio le cose importanti senza necessariamente assumere un’espressione seria. Di cercare, anche nei grandi monumenti della cultura, quell’umanità che li rende vicini a noi.
Perché Dante non è soltanto il poeta dei gironi infernali, delle pene eterne e delle sublimi visioni del Paradiso. È anche un uomo che ha conosciuto l’amore, la rabbia, la delusione, l’esilio, le passioni e le fragilità. Un uomo del suo tempo che, miracolosamente, continua a parlare al nostro.
E allora perché non immaginarlo capace di sorridere? Perché non concedere anche alla Commedia il diritto di divertirci, oltre che di commuoverci e farci pensare?
In fondo, forse, il segreto dei classici è proprio questo: non invecchiano perché ogni epoca trova un modo nuovo di riconoscersi nelle loro parole.
Un biglietto per il futuro: ai giovani il teatro costa 10 euro
Se Dante è il primo protagonista della stagione, i giovani ne sono tra i destinatari privilegiati.
La direzione del Di Cagno ha infatti scelto di accompagnare il nuovo cartellone con una proposta che vuole essere soprattutto un invito: per gli under 25, il biglietto costerà soltanto 10 euro. L’ingresso intero è fissato a 18 euro, mentre gli over 65 potranno usufruire della tariffa ridotta di 15 euro.
Non è soltanto una politica dei prezzi. È una precisa idea di futuro.
Perché non basta augurarsi che le nuove generazioni scoprano la bellezza del teatro: occorre creare le condizioni perché possano farlo. Avvicinarle a un linguaggio che, contrariamente a qualche luogo comune, non appartiene affatto al passato. Anzi, proprio nell’epoca degli schermi, delle immagini veloci e delle emozioni consumate in pochi secondi, il teatro conserva qualcosa di irripetibile: la presenza viva di qualcuno che racconta e di qualcun altro che ascolta.
E, per un giovane spettatore, può bastare una sola serata per scoprire una passione destinata a durare.
Dal 31 ottobre, il sorriso si fa più pungente con “Le Croci”
Dopo il viaggio tra i versi e le suggestioni dantesche, il sipario si aprirà su un universo completamente diverso, ma altrettanto capace di parlare dell’uomo e delle sue infinite contraddizioni.
Dal 31 ottobre al 13 dicembre arriverà “L’alba del terzo millennio – Le Croci”, testo di Pietro De Silva, con la regia di Gianni Ciardo, che sarà in scena accanto a Franco Ferrante.
È uno dei titoli più rappresentativi del repertorio di Ciardo, una prova teatrale impegnativa, anche sul piano fisico, nella quale la forza della scrittura incontra l’energia degli interpreti.
Qui l’ironia cambia pelle. Diventa più tagliente, si insinua nelle pieghe dell’esistenza quotidiana, mette a nudo i paradossi di un’umanità che attraversa il proprio tempo tra inquietudini, aspirazioni e contraddizioni.
Si ride, certo. Ma è una risata che talvolta sorprende, perché arriva proprio mentre ci accorgiamo che ciò che accade sulla scena ci riguarda molto più di quanto vorremmo ammettere.
È la capacità del teatro di trasformare un gesto, una parola, una situazione apparentemente assurda in uno specchio nel quale riconoscersi.
Con questo secondo appuntamento, il Di Cagno conferma anche la volontà di non chiudersi in un’unica formula. Dalla letteratura alla drammaturgia contemporanea, dalla comicità alla riflessione più amara, il palcoscenico cambia linguaggio, ma conserva il desiderio di comunicare.
E sotto l’albero di Natale? Un mistero da scoprire in platea
Quando le giornate si faranno più brevi e Bari entrerà nell’atmosfera delle festività, il Teatro Di Cagno avrà ancora una carta da giocare. Ma, almeno per il momento, preferisce tenerla nascosta.
È infatti in preparazione un nuovo spettacolo inedito, destinato a debuttare nel periodo natalizio. Sul titolo e sui protagonisti, però, nessuna indiscrezione: tutto resta ancora avvolto nel mistero.
Una scelta che alimenta la curiosità e aggiunge alla stagione un pizzico di attesa.
Del resto, non tutto deve essere svelato subito. Ci sono storie che cominciano molto prima di essere raccontate, proprio nel momento in cui qualcuno inizia a chiedersi che cosa accadrà quando il sipario si aprirà.
E forse anche questo è un modo per tenere vivo il rapporto con il pubblico: lasciare che l’immaginazione faccia la sua parte.
Gianni Ciardo: «Il teatro deve essere un piacere per tutti»
Dietro la varietà degli spettacoli, le repliche distribuite su più settimane e l’attenzione alle nuove generazioni, c’è un filo conduttore che il direttore artistico non ha difficoltà a indicare: il bisogno di un teatro che sappia farsi capire, senza rinunciare a far pensare.
«Non volevamo semplicemente costruire un cartellone – spiega Gianni Ciardo – Vogliamo che il Di Cagno torni ad essere un luogo della città. Un posto dove si viene per sorridere, ma non solo, per pensare, per emozionarsi, per incontrare un grande autore, per scoprire uno spettacolo nuovo, ma soprattutto per comprendere. Credo in un teatro comprensibile. Solo così ha senso farlo, perché il teatro deve essere un piacere per tutti».
Ed è forse proprio in questa parola, comprendere, che si nasconde il senso più autentico dell’intero progetto.
Comprendere ciò che accade sulla scena, ma anche qualcosa di noi stessi. Lasciarsi attraversare da un’emozione senza sentirsi esclusi da un linguaggio complicato. Scoprire che la cultura non ha bisogno di erigere distanze per dimostrare il proprio valore e che la profondità può convivere felicemente con la leggerezza.
Il Teatro Di Cagno riparte da qui: dall’idea che uno spettacolo debba prima di tutto incontrare chi ha davanti.
Sarà Dante, con la complicità imprevedibile di Gianni Ciardo, a dare il via a questa nuova avventura. Poi arriveranno le inquietudini dell’uomo contemporaneo, le sorprese del Natale e altre occasioni per ritrovarsi.
Perché, alla fine, la sfida più bella non è soltanto riempire una platea per una sera. È fare in modo che quella platea continui ad avere voglia di accendersi, di emozionarsi, di ridere insieme.
E che il teatro, una volta tanto, non sia semplicemente un posto in cui siamo stati, ma un posto in cui desideriamo tornare.
TEATRO DI CAGNO – BARI
Informazioni e biglietteria
“Dante – Participio presente del passato”
In scena: 16, 17, 18, 23, 24 e 25 ottobre 2026
Orari
- Venerdì e sabato: ore 21.00
- Domenica: ore 19.30
Biglietti
- Intero: € 18,00
- Over 65: € 15,00
- Under 25: € 10,00
Biglietti disponibili anche sul circuito Vivaticket.
Orari della biglietteria
- Lunedì: 16.00–19.00
- Martedì: chiuso
- Mercoledì: 16.00–19.00
- Giovedì: 16.00–19.00
- Venerdì: 16.00–19.00
- Sabato: 18.30–21.00
- Domenica: 17.00–19.00
Informazioni e prenotazioni WhatsApp: 392 4656168
Daniele Milillo