
Il Bari batte il Cosenza e guarda tutti dall’alto, almeno in attesa delle partite delle rivali. Dopo il successo contro il Sorrento arriva un altro 1-0, un’altra serata trascorsa a difendere un vantaggio esiguo e un’altra domanda alla quale la classifica, da sola, non può rispondere: quanto a lungo si può restare primi producendo così poco gioco?
La vittoria è meritata. Il Cosenza è apparso una squadra in evidente difficoltà e, per fortuna del Bari, stavolta l’avversaria non si è travestita da Real Madrid, come sembra accadere fin troppo spesso quando sul calendario compare il nome dei biancorossi. Ha provato a spingere nell’ultimo quarto d’ora, ma ha costruito soprattutto situazioni che la difesa ha intercettato o Cerofolini ha risolto senza affanni. Il portiere, ieri, non ha avuto bisogno dell’aureola taumaturgica che in altre occasioni gli era stata quasi indispensabile. Due interventi ordinari, nessun miracolo richiesto.
Questo, però, non rende convincente il finale del Bari. Dopo il gol, per una decina di minuti, la squadra aveva gestito bene il pallone; poi ha progressivamente ceduto campo e iniziativa. Il Cosenza non aveva la qualità per approfittarne fino in fondo, ma resta la sensazione scomoda che, se la gara fosse durata altri dieci minuti, quell’atteggiamento rinunciatario avrebbe potuto costare caro. Il fischio arrivato al 49° ha chiuso la partita prima che la sofferenza diventasse qualcosa di peggio.
Rastelli sta lavorando con ciò che ha, e ciò che ha oggi è molto meno della rosa immaginata a inizio stagione. Sette titolari fuori non sono un dettaglio da relegare in fondo al commento. Eppure il Bari vince, non subisce gol e tiene la vetta: sarebbe ingeneroso non riconoscere il valore di questo risultato. La difesa è il reparto che offre le garanzie migliori anche senza Celli, Burgio e Mantovani. Anzolin, arrivato da pochi giorni, ha dato una risposta positiva. Rastelli sta facendo di necessità virtù, benché continui a pesare una questione sulla quale servirà riflettere: tanti problemi fisici, soprattutto muscolari, così presto nella stagione meritano un esame serio della preparazione e della gestione dei carichi.
Il centrocampo vive soprattutto dell’energia di Darboe. In una squadra privata di tanti uomini, è lui a dare origine a quelle due o tre azioni capaci di rompere la monotonia della manovra. Maggiore compie invece un lavoro meno visibile: raccorda i reparti, occupa gli spazi e poi arriva dove il pallone può decidere una partita. Contro il Cosenza lo ha fatto ancora, segnando sul cross di Tribuzzi. Mendicino svolge il suo compito con ordine, senza particolari errori né lampi; da regista, però, non offre la qualità necessaria per dare ritmo e direzione al gioco del Bari.
Anche sulle fasce si avverte il peso delle scelte imposte dalle assenze. Tribuzzi viene spesso sacrificato nel ripiegamento a sinistra per aiutare una difesa con gli uomini contati. Si vede poco in avanti; nell’unica progressione davvero incisiva, però, ha messo sulla testa di Maggiore il pallone della vittoria. Della Morte alterna prestazioni discrete ad altre confuse: ieri ha avuto iniziativa, ma non sempre lucidità nell’ultima giocata.
Davanti il problema è ancora più evidente. Senza Gomez manca un centravanti di ruolo capace di dare profondità e di trasformare un vantaggio minimo nel gol che chiude la partita. Butic è importante per i movimenti e può segnare, ma non è un attaccante di sfondamento. Bianchi non è un centravanti: la sua occasione respinta dal portiere ha ricordato quanto sarebbe servito il 2-0 per evitare l’ennesimo finale con il fiato sospeso.
Il Bari, oggi, ottiene il massimo con il minimo indispensabile. È un merito, soprattutto nelle condizioni in cui si trova. Ma vincere un campionato richiede anche la capacità di imporre il proprio gioco, alzare la pericolosità e non prestare sistematicamente il fianco agli avversari dopo essere passati in vantaggio. La solidità può portare molto lontano; trasformare ogni finale in una resistenza, alla lunga, significa affidarsi anche ai limiti di chi si ha di fronte. C’è, tuttavia, una ragione concreta per guardare avanti con fiducia: se questo Bari riesce a battere Sorrento e Cosenza mentre rincorre la propria forma e conta gli assenti, il ritorno degli infortunati potrebbe restituirgli soluzioni, qualità e coraggio. Per ora è primo senza giocare bene. Domani, con tutti a disposizione, si capirà se ai risultati saprà finalmente aggiungere il gioco necessario per restarci.
Massimo Longo
Foto di @SSC Bari