
Per il Bari Piano Festival 2026, con la Direzione Artistica di Emanuele Arciuli, i concerti al tramonto sul mare sono diventati ormai una tradizione acquisita. Il 24 agosto è stato il turno del pianista brasiliano Amaro Freitas. E ad introdurre la serata, Alceste Ayroldi ed Ugo Sbisà, due voci autorevoli del giornalismo musicale barese. Non è la prima volta che Amaro Freitas si esibisce in Puglia, viste le sue partecipazioni nel 2019 e 2024 per il Festival Metropolitano di “Bari in Jazz”.
Una serata evento esclusiva, con le note del pianista e compositore brasiliano che ha conquistato l’attenzione internazionale con il suo talento eccezionale nel mondo del jazz contemporaneo.
La sua musica è una fusione affascinante di tradizione e innovazione, dove il ritmo travolgente del suo pianismo si intreccia con elementi della musica brasiliana e del continente africano. Amaro Freitas è veramente un talento straordinario nel panorama contemporaneo del jazz. Con album come “Sankofa” e il recente “Y’Y”, Freitas continua a sorprendere e ispirare, offrendo un’esperienza musicale coinvolgente. La sua sensibilità artistica e la sua consapevolezza ambientale si uniscono in un messaggio potente sulla connessione tra l’uomo e la natura, evidenziando l’importanza di preservare le nostre risorse naturali per le generazioni future. Con la sua musica, Amaro Freitas non solo celebra le sue radici culturali e musicali, ma invita anche gli ascoltatori a riflettere sul loro rapporto con l’ambiente circostante e l’impatto delle loro azioni sul pianeta. In un’epoca in cui la consapevolezza ambientale è più importante che mai, le parole e la musica di Freitas risuonano con una rilevanza e un’urgenza straordinarie.

Sin dall’epoca coloniale in Brasile sono arrivati i portoghesi, ma anche gli olandesi, e c’erano le tradizioni degli indios e, nell’ambito di quella che è stata la diaspora africana, il Brasile è stata sicuramente la nazione nella quale è confluito in assoluto il numero più alto di schiavi africani, in larga parte yoruba (dalla Nigeria), che hanno portato la cultura delle percussioni e del ritmo. Pensate che incrocio è stata l’America Latina quando nel ‘600 il barocco europeo si incontrava con i ritmi africani e nascevano partiture che oggi sono delle vere e proprie miniere di storia per i musicologi e non solo.
Nato alla periferia di Recife nel 1991, Amaro Freitas ha imparato la musica nella chiesa evangelica che frequentava da adolescente, sotto la guida del padre. Ha iniziato i suoi studi di musica classica dopo aver vinto una borsa di studio al Conservatorio di Musica di Pernambuco. Fin dall’inizio della sua carriera, Amaro si è esibito con il bassista Jean Elton e il batterista Hugo Medeiros, che formano con lui l’Amaro Freitas Trio.

Il suo modo di suonare incorpora suoni e riferimenti a varie manifestazioni della cultura popolare brasiliana nel linguaggio del jazz, così come elementi ritmici della musica africana. Nel 2016 Amaro Freitas ha pubblicato il suo album d’esordio, “Sangue Negro”, dove mescola il jazz con un tocco percussivo di pianoforte e influenze dai ritmi nord-orientali.
Nel 2021, Amaro ha pubblicato l’album “Sankofa”, dove celebra le sue radici africane e promuove la combinazione del jazz con ritmi brasiliani e africani. Il concetto di Sankofa (sanko = tornare; fa = cercare, portare) trae origine da un proverbio tradizionale noto tra i popoli dell’Africa occidentale, in Ghana, Togo e Costa d’Avorio, e rappresenta un simbolo della resistenza afro, portata dagli schiavi nelle Americhe.
Il 2024 segna l’uscita del quarto album di Amaro. Intitolato “Y’Y”. Nella lingua originale (sateré-mawé) si pronuncia con un suono gutturale. In portoghese potrebbe essere pronunciato ié ié. Questo ultimo disco è la continuazione ideale del precedente album, Sankofa, ma rivolge lo sguardo all’Amazzonia, alle foreste e ai popoli che abitano questa regione del Brasile, impegnata a resistere alla distruzione da parte dell’uomo. Nella sua regione d’origine, il Pernambuco, ci sono una serie di ritmiche differenti, come il maracatu, frevo, bajon, caboclinho, ciranda, e con queste influenze, ha pensato di utilizzare il pianoforte come uno strumento a percussione.

Tutto questo interesse nasce da una sua esibizione a Manaus, in Amazzonia, per l’Amazonas Green Jazz Festival 2023, venendo così a contatto diretto con le popolazioni indigene. Per l’Amazzonia, Manaus rappresenta un punto di scambio importante con un enorme porto fluviale sul Rio delle Amazzoni, via di comunicazione verso l’oceano Atlantico. E’ l’acqua l’elemento dominante di quel territorio, anche se ci troviamo al centro della Foresta Amazzonica. E’ il punto di confluenza di altri fiumi quali il Negro e il Solimòes, che pur correndo nello stesso letto, sembra non mescolarsi mai. Nel disco, come durante il concerto, sono stati utilizzati piccoli oggetti di legno che con il loro suono hanno incantato tutti i presenti, trasportandoli magicamente al centro della foresta. Il richiamo di uccelli selvatici, il tintinnio di semi essiccati, hanno ricreato un’atmosfera magica. Un bel lavoro è stato fatto anche sulle corde del pianoforte usando delle mollette per i panni (rigorosamente in legno) e nastro adesivo per renderle stabili sulle corde per ottenere suoni nuovi. Questa tecnica, nota come “pianoforte preparato”, parte da molto lontano, nel primo dopoguerra, e vede in John Cage l’esponente più di spicco, che volutamente va a modificare il suono dello strumento.
Si è creato così un sound del tutto particolare dove non manca la tradizione, ma è presente contemporaneamente il ritmo dei suoni africani, le atmosfere brasiliane, i colori e i misteri che avvolgono la foresta. In particolare, il suo stile percussivo sulla tastiera è amplificato da una velocità fuori dal comune della mano destra.

Oltre ad essere un disco dedicato a questo ambiente particolarmente straordinario ed importante non solo per i brasiliani ma per l’intero pianeta (è il suo polmone verde, e come tale va tutelato), il disco “Y’Y” è dedicato anche a Nanà Vasconcellos, altro grande percussionista della regione amazzonica, a cui è dedicato il brano “Viva Nanà”. Vasconcellos, nato nella stessa città di Amaro freitas e scomparso 10 anni fa, è stato nominato dalla rivista americana DownBeat per otto anni di seguito come miglior percussionista al mondo e vincitore di nove Grammy Award. Un orgoglio per la regione del Pernambuco.
Durante la sua esibizione, non è mancato un omaggio alla tradizione con l’esecuzione di “’Round About Midnignt” di Thelonius Monk, eseguito in modo non tanto convenzionale, lasciando molto spazio all’improvvisazione, seguito da un brano portato al successo da Michael Jackson, “Human Nature”. E questo per far capire al pubblico presente (che Freitas, per tutto il concerto, si è ostinato a chiamarlo “Family”) di quanto sia trasversale sia la sua formazione. Verso la fine del concerto, il brano “Gloriosa” è stato dedicato alla sua cara mamma. In questo brano il pubblico presente è stato invitato a cantare sulle sue note, in ricordo di questa madre affettuosa che aveva l’abitudine, quando il nostro Amaro Freitas era bambino, a farlo addormentare la sera e svegliarlo al mattino, con il suo canto.

Durante il concerto non ha perso occasione di scherzare con il pubblico (la sua “Family”), esprimendo soddisfazione per la situazione in cui si stava esibendo, vicino al mare, paragonando la spiaggia di “pane e pomodoro” al suo Brasile, e soddisfazione massima anche per il pianoforte a sua disposizione (gli ha chiesto di sposarlo, ma gli ha risposto che doveva chiederlo prima a sua moglie). Anche sul cibo pugliese non ha lesinato elogi, ma secondo lui è solo secondo rispetto a quello brasiliano.
Una esibizione davvero particolare, come tutte le scelte della Direzione Artistica, affidata ad Emanuele Arciuli. Occasioni del genere non possono passare sotto silenzio.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro