
Per la Rassegna di “Francavilla è Jazz”, giunta alla sua tredicesima edizione, la seconda serata è stata affidata ad un quartetto stellare, capitanato dall’organista Hammond Pat Bianchi, una delle eccellenze per questo strumento “un po’ particolare”, che spesso viene confuso con una semplice tastiera elettrica, ma non è così. Con lui, sul palco altri tre musicisti di tutto rispetto, e con provenienze disparate: alla tromba e flicorno il francese Stephane Belmondo, al sax tenore l’ungherese Tony Lakatos e alla batteria l’austriaco Bernd Reither. Quattro provenienze diverse per creare un sound molto originale e coinvolgente. E come ribadito nell’introduzione alla serata da parte di Maria Angelotti e del Direttore Artistico Alfredo Iaia, questa edizione è tutta dedicata al centenario della nascita di sue grandi artisti che ne hanno fatto la storia: Miles Davis e John Coltrane. E per ribadirlo, sullo sfondo del palco, oltre all’ormai noto logo del Francavilla è Jazz, un secondo logo con “Kind of Blues”, titolo dell’album più apprezzato nella storia del jazz, inciso nel 1959 da Miles Davis, ma che vede anche la presenza di John Coltrane.
Quando si parla di Organo Hammond l’attenzione vola immediatamente a Jimmy Smith, colui che è stato di sicuro il maggior esponente del jazz per questo strumento, in attività dagli anni 50 fino agli inizi degli anni 2000. Di musicisti che si sono rifatti a lui ne abbiamo avuti tanti, ad iniziare da quello che è stato considerato il suo figlioccio, Joey DeFrancesco, scomparso qualche anno fa, ma ne possiamo citare tanti, come Jack McDuff (quest’anno anche per lui ricorre il centenario della nascita) , John Medeski, Lonnie Smith, Steve Winwood, Brian Auger, Cory Henry (recentemente apparso dalle nostre parti per Bari in Jazz).

Nato nel 1975 a Rochester (nello stato di New York, sul lago Ontario), Pat Bianchi è uno dei migliori interpreti a livello internazionale dell’organo Hammond. Ha iniziato sin da bambino lo studio dello strumento e dopo essersi diplomato al Berklee College of Music, Bianchi si è trasferito a Denver, in Colorado, dove ha ulteriormente affinato le sue capacità musicali. Dal 2008 risiede stabilmente a New York. Nel suo curriculum vanta già due nomination ai Grammy e la vittoria del “Downbeat 2016 rising star poll”. Erede dei grandi maestri del suo strumento, a partire da Jimmy Smith, Bianchi porta avanti con la sua spiccata versatilità la grande tradizione jazz, ma con influenze di soul, funk e R&B la sua padronanza, armonica e ritmica, e la sua capacità di muoversi nei diversi linguaggi che gravitano attorno al jazz, ne fanno di lui un musicista senza pari. Di certo uno dei più autorevoli suonatori di organo Hammond B-3 oggi in circolazione. Dimostra una profonda conoscenza della storia dell’organo jazz, traendo al contempo ispirazione da una vasta gamma di altre influenze musicali.

Ad oggi, Bianchi ha all’attivo una decina di Album come leader, lunghe tournée negli Stati Uniti e nel resto del mondo e partecipazioni a numerosi festival jazz. Oltre ad essere leader di una band, Bianchi ha partecipato come ospite a oltre 30 registrazioni. L’organista pluripremiato ha inoltre militato a lungo nelle band di artisti jazz di grande fama, tra cui Pat Martino, Lou Donaldson, Ralph Peterson Jr. e Chuck Loeb. Grazie alle sue collaborazioni con artisti del calibro di Red Holloway, George Coleman, Mark Whitfield, Roy Ayers, Terell Stafford, Dakota Staton, Javon Jackson, Tim Warfield e Alvin Queen, solo per citarne alcuni, Bianchi continua ad essere molto richiesto. Pur mantenendo un’intensa attività concertistica, insegna anche organo jazz al Berklee College of Music.

Stéphane Belmondo, classe 1967, è uno dei più apprezzati trombettisti francesi della sua generazione. Ha vinto numerosi premi prestigiosi,. Può vantare collaborazioni con leggende internazionali come Chet Baker, Yusef Lateef, Dee Dee Bridgewater, Michel Legrand e Milton Nascimento Niels-Henning Ørsted Pedersen . Spesso lavora insieme al fratello sassofonista Lionel Belmondo, con cui ha fondato quintetti e pubblicato acclamati album tributo (tra cui omaggi a Stevie Wonder e al jazz hard bop).

Ha vinto il premio per il miglior album francese (L’Album français de l’année) nel 2003, 2004 e 2005 e il premio per il miglior artista (L’Artiste ou la Formation instrumentale française de l’année) nel 2003 e 2004. Suo padre, Yvan, sassofonista professionista, è riuscito a trasmettere l’amore per la musica ai suoi figli. Iniziò con la batteria e le percussioni a 6 anni, la fisarmonica a 8, per passare alla tromba a 10 anni.Ha studiato fisarmonica e cornetta al Conservatorio di Musica di Aix-en-Provence, prima di essere ammesso alla classe di tromba del Conservatorio di Marsiglia a 16 anni. Belmondo aveva 14 anni quando è salito sul palco con la sua fisarmonica, unendosi alla big band guidata dal padre e dal fratello Lionel, sassofonista . Quando lui e il fratello formarono un quintetto, Belmondo aveva 15 anni. Nel 1987, poco dopo il suo arrivo a Parigi, entrò a far parte della “Lumière Big Band” di Laurent Cugny. Dal 1987 al 1990, ha suonato con il quartetto del pianista Kirk Lightsey e con il quintetto del bassista Pierre Boussaguet, di cui facevano parte anche suo fratello e Jacky Terrasson. La collaborazione con Boussaguet ha portato alla pubblicazione di un album intitolato Jazz aux Remparts, che vedeva la partecipazione di uno degli idoli di Belmondo, il trombettista americano Tom Harrell.

Belmondo ha fatto parte della grande orchestra di Michel Legrand e partecipò al concerto del 1992 all’Olympia, dove Legrand e Stéphane Grappelli si esibirono insieme per la prima volta. Nel 1992 partecipò all’album Legrand/Grappelli con Legrand e Grappelli. Nel 1994 si trasferì a New York . Continuò a esibirsi in tournée negli Stati Uniti con Dee Dee Bridgewater, partecipando a eventi come il Newport Festival e la Carnegie Hall . Durante il suo soggiorno a New York, ha suonato con numerosi musicisti, tra cui Al Foster, Mark Turner, Lew Tabackin. Tornato a Parigi, nel 2004 registrò il suo primo album solista, Wonderland, interpretando una raccolta di canzoni di Stevie Wonder. Questo album valse a Belmondo due premi Victoires du Jazz in Francia, nel 2005.

Tony Lakatos, classe 1958,è nato in una famiglia di musicisti a Budapest, in Ungheria. Suo padre era un famoso violinista gitano, così come il fratello minore Roby. Ha iniziato a studiare il violino all’età di 6 anni. Ha cominciato a suonare il sassofono a 15 anni ed è diventato un musicista professionista dopo aver vinto un concorso jazz nazionale nel 1977. Si è diplomato al dipartimento di jazz del Conservatorio Béla Bartók di Budapest nel 1979. Poco dopo, nel 1981, si è trasferito in Germania, diventando uno dei sassofonisti più stimati in Germania e nel mondo. Si è esibito come solista di sassofono in numerose registrazioni e concerti jazz, pop e rock. Tony è presente in circa 350 registrazioni, sia come leader che come sideman.

Dal 1985 al 1996 membro della band di successo PILI-PILI (guidata da Jasper Van’t Hof). Vive in Germania dal 1981, a Francoforte sul Meno e dal 1993, e lavora come solista nella big band HR, un’orchestra trasmessa dalla stazione radiofonica. Vanta collaborazioni con JoAnne Brackeen, Al Foster, Billy Hart, Randy Brecker, Kevin Mahogany, George Mraz, the Mingus Big Band, Kirk Lightsey, Dusko Goykovich e altri. Nel 1991, a Zurigo, in Svizzera, è stato realizzato con lui un programma televisivo intitolato “Jazz in Concert”, ospitando artisti come Terri Lyne Carrington (batteria) Anthony Jackson (basso), David Whitham (tastiera) Peter O’Mara (chitarra). E’ stato il primo musicista ungherese ad apparire nella Top Ten del Gavin Report, la classifica delle radio jazz americane.

Bernd Reiter è nato il 22.6.1982 a Leoben (Austria), ha iniziato a prendere lezioni di batteria nel 1988 e dal 2001 al 2007 ha studiato alla KUG di Graz con il Prof. Manfred Josel, Christian Salfellner e Howard Curtis, conseguendo il Master. Ha partecipato a workshop con Billy Cobham, John Riley, Lewis Nash, Charli Persip, Jimmy Cobb e molti altri. Partecipa a diversi concerti di musica classica: Haydnorchester Bruck/Mur, Innerberger Brass-Ensemble e Young Musicians International Symphony Orchestra (Igor Coretti) e concerti jazz con Harold Mabern, Charles Davis, Don Menza, Kirk Lightsey, Ralph Lalama, Mundell Lowe, Cyrus Chestnut, Steve Grossman, Eric Alexander, Jim Rotondi, Grant Stewart, Joe Magnarelli, Andy McKee, Claudio Roditi, Dick Oatts, Gary Smulyan, Dusky Goykovich, John Marshall, Dmitry Baevsky, Jeb Patton, Joe Haider, Max Greger senior e junior, Martin Weiss, Renato Chicco, Tony Lakatos, Heinz von Hermann, Rob Bargad, Gabor Bolla, Olivier Hutman, Al Porcino Bigband, Jazzfactory Orchestra e molti altri. Vincitore, con la sua band, del Fellowship Award 2004 del Festival Internazionale di Jazz “generations 04” a Frauenfeld (Svizzera), in collaborazione con Roman Schwaller e Adrian Mears (Orchestra d’Arte di Vienna).

Dal curriculum dei quattro artisti, ne viene fuori un’ìidea di musicisti con grandi esperienze alle spalle, che nel concerto di Francavilla Fontana hanno saputo trasmettere al pubblico una musica, sì legata alla tradizione, ma con influenze di musica classica, soul e R&B.Tutti brani legati alla tradizione, utilizzando composizioni di Sonny Stitt (Blues walk), Dexter Gordon (Cheesecake), Freddie Hubbard (Little sunflower), John Coltrane (The night has a thousand eyes) e Kenny Barron (Vojage). Ovviamente tuti i brani sono stati rivisitati a modo loro, arricchendoli con assoli davvero speciali da parte di tutti e quattro. E per concludere la serata, hanno voluto rendere omaggio a Davis e Coltrane con il brano “So what”, tratto da Kind of blue.

Concludendo questa narrazione sull’Organo Hammond, non posso esimermi dal fare cenno a colui che, tra i nostri musicisti pugliesi (ma non solo) è un’eccellenza dello strumento. Parlo di Vito Di Modugno e voglio nominarlo perché anni addietro è stato eletto per tre anni di seguito dalla rivista americana “Downbeat” tra i migliori dieci organisti al mondo. Il 30 aprile scorso, sempre su queste pagine di Cirano Post, è stata pubblicata una mia recensione di un concerto di presentazione del suo Album “Mr. Hammond”, tenutosi al Duke Jazz Club di Bari. Faccio cenno a questo episodio perché in quella occasione, un esperto di questo strumento (Aldo Lotito) ha avuto modo di spiegare la storia ed il funzionamento dell’organo Hammond. Ne consiglio la lettura, sperando di essere riuscito a sintetizzarne il suo funzionamento.

Alcora grazie ai quattro eccellenti musicisti, all’Amministrazione Comunale e i tanti sponsor privati che ancora una volta hanno consentito l’accesso libero a tutti i concerti, al Direttore Artistico Alfredo Iaia, a Roberto Passaro, a Maria Angelotti, a Stefano Dentice e a tutta la squadra che ha lavorato per questa edizione ormai alle spalle, aspettando l’edizione numero quattordici.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro