Un’esplosione di grandiosa bellezza: Gloria Cheng, live al Castello Svevo con il suo “Silver Screen, Blue Notes”, ipnotizza il pubblico del Bari Piano Festival 2026

L’Atrio del Castello Svevo di Bari si è trasformato nel palcoscenico di un cortocircuito culturale di rara bellezza quando, sotto l’egida del Bari Piano Festival 2026, magistralmente diretto, come sempre, da Emanuele Arciuli, la pianista statunitense Gloria Cheng, premio Grammy e icona indiscussa della tastiera contemporanea, ha regalato al pubblico una delle sue rarissime ed esclusive tappe europee del suo recital, intitolato Silver Screen, Blue Notes, ridefinendo i confini storici tra la rigidità della scrittura colta e l’istinto dell’improvvisazione cinematografica e jazzistica.

La struttura del concerto ha orchestrato un dialogo serrato tra due anime apparentemente distanti: la spina dorsale del jazz contemporaneo (raccolta nel progetto Root Progressions), con le complesse architetture di Anthony Davis, Linda May Han Oh, Jon Jang, James Newton e Gernot Wolfgang e il lirismo cinematografico (tratto dalla raccolta Montage: Great Film Composers and the Piano), in cui la Cheng ha smontato e ricomposto il genio di giganti del grande schermo come John Williams, Michael Giacchino e Randy Newman.

Dal punto di vista prettamente pianistico, la performance di Gloria Cheng è stata una lezione magistrale di controllo dinamico e varietà timbrica. La pianista affronta la complessità geometrica della musica contemporanea con una trasparenza polifonica impressionante: ogni singola voce mantiene una propria indipendenza drammaturgica, anche nei passaggi più densi e virtuosistici.

Nelle pagine jazzistiche colte – come quelle firmate da Anthony Davis e Linda May Han Oh – la Cheng ha sfoggiato una precisione ritmica chirurgica, dominando metri asimmetrici e incastri poliritmici, senza mai perdere in fluidità. Sorprendente l’uso del pedale per creare risonanze metalliche o micro-sfumature di colore che hanno sfruttato appieno la naturale acustica delle mura del castello. Quando l’esecuzione si è spostata sui compositori cinematografici, la Cheng ha dimostrato come certa musica possa brillare di luce propria, anche priva di immagini.

L’anima emotiva del concerto ha per così dire rapito la totalità della platea. Gloria Cheng abita il silenzio, così che le pause tra i brani, sono diventate parte integrante della narrazione.

Il contrasto tra le spigolosità intellettuali di Gernot Wolfgang e le nostalgiche e agrodolci armonie di Randy Newman ha provocato nel pubblico una sorta di piacevole vertigine emotiva. La Cheng non suscita con la sua musica il sentimentalismo spicciolo; al contrario, la sua interpretazione delle pagine cinematografiche è stata asciutta, rispettosa, e proprio per questo di immensa purezza espressiva. Il pianoforte ha letteralmente “cambiato voce”, trasformandosi da macchina percussiva e cerebrale a confessione intima e confidenziale. Il pubblico si è trovato immerso in un’atmosfera sospesa, catturato da un’intima malinconia (le blue notes del titolo) capace di dialogare perfettamente con la solennità storica del castello.

La pianista ha firmato una pagina memorabile per la rassegna barese, lasciando una platea commossa e consapevole di aver assistito a un evento di eccelsa fattura e di caratura internazionale.

Alma Tigre
Foto dalla pagina Facebook del Festival

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