Si rinnova a Bari l’appuntamento con il Premio Nino Rota, il genio che scelse Torre a Mare come casa dell’anima

Ci sono luoghi davanti ai quali passiamo decine di volte senza sapere davvero che cosa custodiscano.

Via Leopardi, a Torre a Mare, è una strada come tante: case, silenzio, luce, il mare poco distante. Eppure, al civico 40, per anni ha abitato uno degli uomini che più di altri ha saputo dare un suono al Novecento.

Quel nome è Nino Rota.

Per molti basta ascoltare poche note per riconoscerlo. Sono quelle de Il Padrino, della malinconia sospesa dei film di Federico Fellini, delle atmosfere solenni de Il Gattopardo, della delicatezza di Romeo e Giulietta. Musiche che non si limitano ad accompagnare le immagini, ma sembrano custodirne l’anima.

E pensare che una parte della vita di quell’uomo, celebrato nei teatri, nei cinema e nei più importanti ambienti musicali internazionali, si è svolta proprio qui, a Torre a Mare, tra il profumo del mare, le scogliere, il porticciolo e la semplicità di un borgo di pescatori.

Nino Rota nasce a Milano il 3 dicembre 1911 in una famiglia nella quale la musica è una presenza quotidiana. Sua madre, Ernesta Rinaldi, è pianista; il nonno materno, Giovanni Rinaldi, è anch’egli musicista. Nino cresce dunque circondato da suoni, spartiti e pianoforti, ma ciò che sorprende fin da subito è la precocità del suo talento.

La madre comprende presto di trovarsi davanti a qualcosa di eccezionale e decide di dedicarsi completamente alla formazione del figlio. Rota è ancora un bambino quando comincia a comporre. A dodici anni è già autore e direttore d’orchestra.

Non è soltanto precoce. È instancabile.

Nel 1930 consegue il diploma in composizione all’Accademia di Santa Cecilia. Prosegue poi gli studi negli Stati Uniti e, accanto alla musica, coltiva anche gli studi umanistici, fino a laurearsi in Lettere.

La sua strada sembra destinata a portarlo verso i grandi centri della cultura musicale internazionale.

E invece, a un certo punto, quella strada lo conduce verso Sud.

Arriva in Puglia grazie all’insegnamento, dopo aver ottenuto la cattedra di Teoria e Solfeggio al Liceo Musicale di Taranto. È l’inizio di un incontro destinato a trasformarsi in qualcosa di molto più profondo.

La Puglia non sarà per Nino Rota una semplice tappa professionale.

Diventerà casa.

Il clima, il mare, la luce, il carattere della gente sembrano conquistarlo immediatamente. In quella terra Rota trova qualcosa che evidentemente gli mancava altrove: una serenità semplice, fatta di paesaggi, di incontri, di abitudini quotidiane.

Nel 1939 ottiene il trasferimento al Liceo Musicale di Bari e da quel momento il suo legame con il territorio diventa sempre più intenso.

Avrebbe potuto andare via molte volte. Le occasioni non mancavano. La sua fama cresceva, così come le possibilità di lavorare in istituzioni musicali prestigiose.

Eppure Rota rimane.

Rimane perché Bari e la Puglia non erano soltanto il luogo del suo lavoro. Erano diventate parte della sua vita.

È in quegli anni che sceglie Torre a Mare come rifugio e dimora. La casa di via Leopardi diventa il luogo nel quale ritornare dopo i viaggi, gli incontri, le registrazioni, le prove, le collaborazioni con i grandi protagonisti del cinema.

È suggestivo immaginarlo lì.

Un compositore conosciuto in tutto il mondo che cammina tra le strade di un piccolo borgo. Un uomo abituato agli studi cinematografici e alle sale da concerto che osserva il mare, incontra i pescatori, ascolta le voci della gente.

Forse anche da questa semplicità nasceva una parte della sua musica.

Nel frattempo, la carriera di Nino Rota assume dimensioni straordinarie.

Compone per il teatro e per le sale da concerto, ma è il cinema a trasformare il suo nome in un riferimento internazionale. Registi italiani e stranieri comprendono immediatamente la forza delle sue musiche: Rota possiede una capacità rara, quella di raccontare attraverso le note ciò che le immagini da sole non riescono a dire.

È capace di essere ironico e malinconico, solenne e leggero, popolare e raffinatissimo.

Il sodalizio più celebre è quello con Federico Fellini.

Tra i due nasce una collaborazione destinata a diventare una delle più importanti della storia del cinema italiano. Le musiche di Rota finiscono per fondersi con il mondo felliniano al punto che ancora oggi è quasi impossibile separare alcune immagini di Fellini dalle melodie che le accompagnano.

La dolce vita, Amarcord e molti altri film del regista portano la firma musicale di Nino Rota.

Ma Fellini è soltanto una parte della storia.

Rota lavora con Luchino Visconti per Il Gattopardo, con Mario Monicelli per La grande guerra, con Franco Zeffirelli per Romeo e Giulietta e con Francis Ford Coppola per i primi due capitoli de Il Padrino.

Con Il Padrino – Parte II arriva, nel 1975, anche l’Oscar per la migliore colonna sonora.

È la consacrazione internazionale di un artista che, in realtà, apparteneva già da tempo alla storia della musica e del cinema.

Ma dietro il compositore celebrato in tutto il mondo continuava a esserci l’uomo legato alle sue abitudini, all’insegnamento, a Bari e a Torre a Mare.

Chi lo conosceva ricordava anche la sua sorprendente capacità di improvvisare. La musica sembrava sgorgargli con naturalezza, quasi fosse una lingua che non aveva bisogno di preparazione. Bastava un’immagine, una sensazione, un’atmosfera perché qualcosa prendesse forma.

La carriera lo portava continuamente lontano dalla Puglia. Gli impegni diventavano sempre più numerosi e per un periodo Rota pensò persino di lasciare l’insegnamento al Conservatorio.

Non lo fece.

Il legame con Bari era ormai troppo profondo.

Nel 1976 la città volle ricambiare quell’affetto conferendogli la cittadinanza onoraria.

Ma se Bari rappresentava la città della formazione, dell’insegnamento e della vita musicale, Torre a Mare era forse qualcosa di ancora più intimo.

Era il luogo della quiete.

Rota lo raccontò in un piccolo tributo musicale nel quale il borgo appare quasi come un rifugio dal rumore del mondo:

«O passeggero che vai cercando pace lungi dal fremito della città, ferma il tuo passo nel paesello ameno, che il mare accoglie nel suo azzurro seno. Là per i clivi ferve primavera e tutto in brio è il bosco e la riviera. O Torre a Mare, oasi di felicità, tu sei il ristoro d’ogni cuore afflitto. Chi aspetta il bello dopo la bufera venga a goder la tua serenità. Son poche case e pochi marinai, son cuori semplici, anime gentili. Ma il mare e il piano dan beni infiniti e specialmente i pesci più squisiti. Poi v’è un tesor che ogni altro sopravanza: son pochi amici che si vogliono bene. Con essi sfumano tutte le pene, vola in un lampo tutta l’eternità. O Torre a Mare, oasi di felicità, per ogni dove c’è fragor di guerra; ma niuna forza, finché mondo è mondo, potrà turbare la tua serenità».

Sono parole semplici, ma dicono moltissimo.

Torre a Mare, per Nino Rota, non era un luogo da cartolina. Era un rifugio dell’anima.

Era il posto nel quale ritrovare gli amici, il silenzio, le piccole cose. Il luogo in cui, dopo aver attraversato il mondo, tornare a sentirsi semplicemente a casa.

Quella stessa semplicità caratterizzava anche il suo modo di essere. Nonostante il successo e la fama internazionale, Rota mantenne sempre un tratto discreto, quasi schivo, lontano dalla teatralità che spesso accompagna le grandi celebrità.

Per ventisette anni, dal 1950 al 1977, guidò il Conservatorio di Musica di Bari, contribuendo profondamente alla crescita della vita musicale cittadina e facendosi promotore anche della nascita dell’Orchestra Sinfonica di Bari.

Nel frattempo continuava a comporre.

Musica per il cinema, per il teatro, per il concerto.

Musica destinata a sopravvivere al tempo.

Nino Rota morì improvvisamente a Roma il 10 aprile 1979, all’età di sessantasette anni.

Se ne andava uno dei più grandi compositori italiani del Novecento, ma rimaneva un patrimonio musicale immenso.

Rimanevano Fellini, Visconti, Zeffirelli, Coppola.

Rimanevano quelle melodie capaci, ancora oggi, di far riconoscere un film dopo appena poche note.

E rimaneva anche Torre a Mare.

Forse è proprio questo l’aspetto più affascinante della sua storia.

Un uomo che aveva conosciuto il successo internazionale, che lavorava con i più importanti registi del suo tempo, che vedeva il proprio nome scorrere sui titoli dei film destinati a entrare nella storia, aveva scelto come luogo del cuore un piccolo borgo affacciato sull’Adriatico.

Tra quelle strade aveva trovato qualcosa che nessun premio avrebbe potuto sostituire.

La serenità.

Gli amici.

Il mare.

La possibilità di tornare.

Per questo la casa di via Leopardi non è soltanto una casa.

Quel civico 40 racconta un pezzo della storia culturale di Bari e della Puglia.

E forse, la prossima volta che passeremo davanti a quella porta, rallenteremo per un istante.

Perché in quella casa ha vissuto un uomo che ha trasformato emozioni, immagini e ricordi in musica.

Un uomo che ha fatto ascoltare al mondo le proprie melodie, ma che continuava a cercare, tra gli scogli e il porticciolo di Torre a Mare, il suono più semplice e prezioso di tutti:

quello di sentirsi a casa.

* * *

Gli organizzatori dell’VIII edizione del “Premio Rota”, con grande rammarico, comunicano che, a causa dell’improvvisa impossibilità del maestro Paolo Buonvino a partecipare alla cerimonia di premiazione, prevista con una performance live sabato 29 al Chiostro di Santa Chiara a Bari, sono stati costretti a rinviare l’evento che sarà recuperato venerdì 6 novembre al Teatro Forma di Bari. Confermato il resto del programma, con le premiazioni di Rodrigo D’Erasmo e Massimo Pupillo e la straordinaria partecipazione dell’attore e regista Marco D’Amore.

Il “Premio Rota” promuove approcci innovativi alle colonne sonore italiane, valorizzando giovani compositori e musiche di diversi generi che, oltre ad accompagnare film e serie, si affermano come opere autonome e originali. Nel corso degli anni, il Premio ha affiancato ai riconoscimenti per maestri affermati, come PiersantiDonaggio, SimonettiTeardoBraga e Pivio & De Scalzi, una costante ricerca di nuovi linguaggi nella musica per immagini. Per questa edizione sono stati selezionati tre compositori dalla forte identità artistica: Paolo Buonvino (evento rinvito a venerdì 6 novembre al Teatro Forma), Rodrigo D’Erasmo (Afterhours)e Massimo Pupillo (Zu).

Si tratta di musicisti della scena indipendente e artisti con una solida esperienza live, capaci di portare nella musica per immagini uno stile personale e riconoscibile. Il format prevede due serate dedicate alla musica per immagini e un’appendice il 4 settembre, in memoria del chitarrista barese Claudio Colaianni, dedicata ai giovani gruppi, con un contest per band emergenti e la partecipazione di una storica formazione cittadina. L’edizione 2026, inoltre, si arricchisce della presenza dell’attore e regista Marco D’Amore, noto per il ruolo di Ciro Di Marzio nel film “Gomorra” di Matteo Garrone e nella serie “Gomorra – La serie”. D’Amore sarà presente nella seconda serata, domenica 30, accanto al premiato Rodrigo D’Erasmo, autore della colonna sonora del suo film “Caracas”. Insieme saranno protagonisti della suite dedicata alla pellicola, durante la quale D’Amore reciterà alcuni passaggi significativi del film.

Archiviata la serata di sabato 29, in programma al Chiostro di Santa Chiara a Bari, con la premiazione di Massimo Pupillo e la sua sonorizzazione dal vivo di “Una locanda di Tokyo”, di Yasujirō Ozu (1935), la seconda serata, domenica 30 alle 20.30, prevede la premiazione di Rodrigo D’Erasmo, cui seguirà il concerto “Caracas Suite”, tratto dal film “Caracas”, che vedrà, oltre alla collaborazione del contrabbassista Pierpaolo Martino, la partecipazione straordinaria del regista e attore del film, Marco D’Amore. A seguire, D’Erasmo e Martino sonorizzeranno dal vivo “The Velvet UnderWarhol Experience”, gli “Screen Tests” di Andy Warhol. Infine, gli Orlok, alias Giampaolo Felici e Francesco Paradisi, sonorizzeranno dal vivo “Eraserhead” (“La mente che cancella”) di David Lynch.

Le serate, tutte a ingresso libero, saranno presentate dal giornalista e scrittore Enzo Gentile, che è stato anche protagonista, con Pivio Pischiutta (musicista e compositore) e Gianluigi Trevisi (coordinatore del “Premio Rota”), dell’anteprima del “Premio Rota”, venerdì 28, alla Libreria Prinz Zaum, con la presentazione del suo libro “Ludovico Einaudi – La musica, le origini, l’enigma” (Cluster A, Collana Prisma), il primo volume interamente dedicato alla vita e alla carriera del compositore e pianista torinese, pubblicato nel 2025 in coincidenza simbolica con il suo 70° compleanno.

A sovrintendere al Premio sarà Pivio Pischiutta, presidente dell’ACMF – Associazione Compositori Musica per Film. La regia delle serate è affidata a Pit Campanella. Sempre nel richiamo alla poliedricità di Rota, il finale sarà con il “Memorial Colaianni”, che si terrà a Bari-Torre a Mare venerdì 4 settembre, nell’anfiteatro “Parco di Tutti”. Una selezione di rock band curata dal chitarrista Nino Colaianni, un circuito di giovani musicisti e appassionati, troppo spesso ignorati dalle manifestazioni musicali di questo territorio.

Il programma di domenica 30 agosto al Chiostro S. Chiara (ex Convento di San Francesco della Scarpa)

-h.20.30 Premiazione Rodrigo D’Erasmo

-h.21.00 “Caracas Suite” concerto Rodrigo D’Erasmo (ft. Pierpaolo Martino) special guest l’attore e regista Marco D’Amore.

-h.21.30 Rodrigo D’Erasmo e Pierpaolo Martino sonorizzano dal vivo

“The Velvet UnderWarhol Experience”, gli “Screen Tests” di Andy Warhol

h. 22.30 Orlok (Giampaolo Felici e Francesco Paradisi) sonorizzano dal vivo “Eraserhead” (La mente che cancella) di David Lynch

Il programma di venerdì 4 settembre al Parco di Tutti-Torre a Mare

h.20 -24 Memorial Colaianni

ORGANIZZAZIONE: Aherostrato

Daniele Milillo

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