Sogno di una notte di mezza estate: Giuseppe Bassi All Stars with Till Brönner realizzano per la Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari una visione fatta di immagini, racconti e suoni che abitano indelebilmente la memoria

Il concerto di Giuseppe Bassi All Stars with Till Brönner, andato in scena al Teatro Petruzzelli di Bari nell’ambito della rassegna Extra 2026, continua ad abitare la mia memoria come un sogno. Non lo reputo solo come un semplice ricordo musicale, ma come una visione fatta di immagini, racconti e suoni che ancora oggi riaffiorano con la stessa nitidezza con cui si ricordano i sogni più belli.

Nel ricordo, tutto inizia con un suono solitario.

Il palco è immerso nel buio e un flauto dalle sonorità orientali rompe il silenzio, con dolcezza e determinazione. È l’inizio di “Adesso” (炊芽) di Sumire Kuribayashi, introdotto dalla sensibilità di Sarah Akiyoshi, una artista capace di trasformare il flauto in una voce antica e insieme sorprendentemente contemporanea, e che nel corso della serata ha saputo talentuosamente affermarsi con grande personalità.

Poi, come figure che si distinguono fra la nebbia leggera, entrano in scena i protagonisti della serata: Till Brönner alla tromba, Javier Girotto al sax soprano e alla quena, Daniel Karlsson al pianoforte, Giuseppe Bassi al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. Musicisti provenienti da esperienze e geografie diverse che, sotto la guida di Bassi, trovano immediatamente una lingua comune.

Sullo schermo scorrono immagini d’acqua, accompagnate da una voce narrante. Le onde, la risacca, il respiro del mare, sembrano prendere forma attraverso la musica. Non c’è distinzione tra il suono e l’immagine: l’uno diventa il prolungamento dell’altra.

Il sogno si fa delicato e luminoso. Sullo schermo compare un pennello che dipinge lentamente montagne e paesaggi naturali. Il pianoforte accompagna ogni gesto con estrema dolcezza. Le note sembrano stendere colore sulla tela digitale, mentre la musica assume una dimensione contemplativa e rasserenante. È il momento in cui lo spettatore scopre la vera natura dello spettacolo: non soltanto concerto jazz, ma esperienza multisensoriale, nella quale immagini e suoni si inseguono e si completano.

La scelta di Luigi Fuiano di affidare a Giuseppe Bassi il compito di riunire un ensemble di musicisti capace di dialogare con il linguaggio visivo, si rivela vincente. Ogni brano apre una finestra su un mondo diverso, e ogni autore porta sul palco una parte della propria storia.

Con “Dark Wave”, Giuseppe Bassi conduce il pubblico in territori più inquieti e profondi. Il contrabbasso diventa il motore narrativo attorno al quale si sviluppano improvvisazioni di grande intensità.

Ma è durante uno dei passaggi più drammatici della serata che il sogno assume i contorni della memoria collettiva.

Le note evocano il devastante tsunami del 2011 e la tragedia nucleare che ha segnato il Giappone. L’esecuzione musicale assume il compito di rielaborare emotivamente il dolore, in un commosso tentativo di dare voce a ciò che le parole non riescono a raccontare.

In “November Train”, uno dei momenti più cinematografici e significativi dell’intero spettacolo, musica e immagini sono dedicate al treno che conduce alla centrale atomica di Fukushima, luogo divenuto simbolo della fragilità umana di fronte alla forza della natura e alle conseguenze della tecnologia. Sullo schermo scorrono scene di binari, stazioni e viaggiatori; il loro lento movimento sembra evocare non soltanto uno spostamento fisico, ma anche un viaggio nella memoria. La musica accompagna queste visioni con una sensibilità quasi narrativa, trasformando ogni immagine in una riflessione sul tempo, sull’attesa e sulla capacità dell’uomo di ricominciare dopo la tragedia.

Altrettanto suggestiva appare la sequenza associata a “Best Café Near Your Home”, dove scene di vita quotidiana si intrecciano a immagini di uomini intenti a domare cavalli lasciati in libertà. Il parallelismo è evidente: quei cavalli rappresentano una libertà che l’uomo tenta continuamente di controllare e che talvolta la storia, come nel caso del disastro nucleare, finisce per violare. L’improvvisazione collettiva dei musicisti rende questa metafora ancora più potente.

Tra i momenti più affascinanti emerge anche “Broken Pen” di Daniel Karlsson, una composizione raffinata, quasi impressionista, che lascia spazio a sfumature armoniche, essenziali ed eleganti e a un dialogo continuo tra pianoforte e tromba, ma anche la particolare interpretazione di “La Chanson d’Hélène”, malinconico brano composto dal musicista francese Philippe Sarde nel 1970 per la colonna sonora del film francese “L’amante”.

Lorenzo Tucci, con “Tutto”, dimostra la sua capacità di costruire energia senza mai sopraffare gli altri musicisti. La sua batteria sostiene, accompagna e rilancia costantemente il discorso musicale.

Con “Sueño”, Javier Girotto continua a condurre il pubblico su una dimensione profondamente evocativa. La quena e il sax soprano disegnano paesaggi lontani e onirici, mentre le immagini mostrano una spiaggia osservata da una telecamera che compie una lenta rotazione attorno al proprio asse. Gli avventori appaiono vestiti come dopo una giornata di lavoro, immersi in una normalità apparentemente banale ma estremamente appagante e che, grazie alla musica, assume una sorprendente poesia. Poco alla volta l’inquadratura si allarga e comprende il paesaggio circostante. Le note raccontano un crepuscolo sereno, familiare, quasi una pacificazione tra uomo e natura.

Infine, arriva “The Loneliness of Godzilla”, l’ultimo brano firmato da Giuseppe Bassi. È un finale intenso e commovente, nel quale convivono malinconia e speranza. Il contrabbasso guida il racconto con sensibilità e profondità umana, mentre la tromba di Brönner e il flauto intrecciano linee melodiche di rara bellezza.

Una menzione speciale va tributata a Till Brönner, autentico valore aggiunto all’interno di un gruppo di straordinario livello artistico. Con la sua classe inconfondibile, il suono raffinato della sua tromba e una sensibilità interpretativa di rara eleganza, l’artista tedesco, durante ogni brano, ha saputo regalare al pubblico, momenti di intensa emozione. La sua partecipazione ha confermato il prestigio internazionale di un musicista capace di coniugare virtuosismo, profondità espressiva e straordinaria capacità comunicativa. Come ama ricordare lo stesso Brönner, la musica è una “lingua universale di pace”, una visione personale che ha trovato piena espressione nella finalità del concerto stesso.

Ancora oggi, ciò che della serata più si fa più spazio nel mio cuore, è l’umanità degli artisti e di tutti coloro i quali hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto. La presenza in sala della proprietaria dello storico albergo Futabaya Ryokan, Tomoko Kobayashi, simbolo di resilienza e rinascita nella regione di Fukushima e di Kazuto Sugeta, fotografo e videomaker giapponese, ha conferito a questa narrazione una profondità ancora maggiore.

Entrambi rappresentanti della comunità di Odaka, hanno portato al Petruzzelli una testimonianza diretta di quella realtà che tanto ha segnato il percorso umano e artistico di Giuseppe Bassi.

In particolare, Kazuto Sugeta è l’autore delle fotografie, dei video e dei montaggi che accompagnano il concerto: le immagini non sono stati semplici elementi scenografici, ma frammenti di vita raccolti attraverso uno sguardo partecipe e coinvolto. Nate da un’autentica amicizia tra l’artista giapponese e il musicista pugliese, esse hanno tradotto il dolore, la memoria e la rinascita in un racconto di straordinaria intensità visiva.

Commovente è stata, inoltre, la volontà dei musicisti provenienti da ogni parte del mondo di volersi esprimere in italiano per spiegare la genesi delle proprie composizioni e condividere con il pubblico il proprio mondo interiore: il risultato è stato un teatro completamente immerso nelle note e nei contenuti, partecipe non solo dell’ascolto ma anche della comprensione profonda delle opere eseguite.

Ripensandoci oggi, credo che la serata vissuta al Petruzzelli abbia rappresentato non solo la fruizione di un concerto eccelso ma soprattutto l’esperienza irripetibile di un viaggio tra memoria, condivisione, natura, dolore e rinascita. Un sogno guidato dal grande cuore di Giuseppe Bassi, dalla personalità travolgente degli All Stars e dalla capacità della musica di trasformare ogni storia in un’esperienza universale.

Come accade nei sogni più belli, ancora oggi resta una sensazione difficile da spiegare: quella di aver vissuto qualcosa che, per una sera, ha reso il mondo un posto migliore, grazie a una irripetibile armonia di talenti e all’amore che ognuno ha saputo elevare dentro di sé.

Graziana Cinquepalmi
Foto di Graziana Cinquepalmi

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