
E’ stato scelto il palco del Minareto della Selva di Fasano, in occasione del Festival Metropolitano Bari in Jazz, per la prima assoluta di una nuova collaborazione: Universal Crimson è un organismo sonoro vivo dove la straordinaria forza evocativa della voce e violino di Luisiana Lorusso, le architetture alchemistiche del pianoforte e delle tessiture elettroniche di Kekko Fornarelli e i sassofoni, i clarinetti, gli strumenti ancestrali e l’elettronica di Enzo Favata si fondono in un unico respiro creativo. Jazz, musica contemporanea, tradizione mediterranea ed elettronica convergono in una cosmologia sonora che attraversa memoria e futuro, spiritualità e ricerca, improvvisazione e materia. Universal Crimson non è semplicemente un concerto, ma un rito contemporaneo, un viaggio multisensoriale in cui tre personalità artistiche danno vita a un’unica trama narrativa, intensa, visionaria e senza confini.

Tre artisti con peculiarità diverse ma che ciascuno, nel proprio ambito, sono di difficile inquadramento, fuori dagli schemi. Fornarelli già in passato si è esibito per bari in jazz presentando progetti personali. Questa occasione vuole mettere insieme le esperienze personali di tutti e tre i musicisti che si sono spesso incontrati, in tutte le parti del mondo, ma senza mai realizzare nulla insieme. La particolare personalità della voce e del violino di Luisiana crea un collante che rende questa esperienza davvero unica.

Stiamo parlando di tre musicisti moto apprezzati, tutti e tre davvero particolari. Kekko Fornarelli, barese, classe 1978, è un pianista e compositore italiano di musica crossover jazz e colonne sonore. Conosciuto per il suo stile unico, che fonde il jazz con influenze provenienti da diversi generi musicali, come l’elettronica, il pop e la world music, Kekko Fornarelli ha costruito una carriera internazionale grazie alla sua capacità di mescolare la tradizione jazzistica europea con elementi contemporanei, creando un suono moderno e accessibile a un vasto pubblico. La sua carriera da solista è segnata da diversi progetti discografici, tra cui i più rappresentativi sono “Room of Mirrors” (2011), “Outrush” (2014), “Abaton” (2018), “Anthropocene” (2021) e “Naked” (2023). Molto apprezzato a livello internazionale, nel corso della sua carriera, ha suonato in numerosi festival jazz internazionali e club prestigiosi, esibendosi in più di 60 paesi e confermandosi tra i jazzisti italiani con il maggior numero di concerti svolti all’estero.

Enzo Favata è nato ad Alghero nel 1956. Sassofonista, compositore, live electronics performer, autore di colonne sonore per il cinema, teatro, radio-tv, ricercatore e didatta nel campo del Soundscapes (Architettura dei suoni negli spazi aperti), attualmente è uno dei musicisti italiani più attivi e conosciuti nel panorama musicale italiano ed internazionale, un artista poliedrico e autentico al quale piace esplorare a 360 gradi l’universo sonoro. Il suo originale percorso di ricerca lo porta a misurarsi con linguaggi musicali diversi, a coniugare arcaico e moderno e culture musicali tra loro lontane. Ha introdotto fin dagli inizi della sua carriera i suoni dei campionamenti e i live electronics, il paesaggio sonoro e gli strumenti tradizionali a fiato della Sardegna che usa insieme ai vari strumenti acustici tradizionali. Nato musicalmente come jazzista classico, nel corso degli anni ha meticciato il jazz con elementi etnici di varie parti del mondo. La sua attività di musicista inizia nel 1983: dopo essersi formato nell’ambito del jazz tradizionale, abbandona il mainstream per dedicarsi allo studio della musica popolare della Sardegna di cui ora è un profondo conoscitore. Su questi modelli, unitamente ad altre influenze, come quella latinoamericana, sviluppa un linguaggio ed uno stile compositivo del tutto originali.
Nella sua carriera ha tenuto oltre 2000 concerti suonando in tutto il mondo con suoi progetti in festival e contesti di particolare prestigio, protagonista sul palco e in studio di registrazione con Dino Saluzzi, Miroslav Vitous, Dave Liebman, Lester Bowie, Trilok Gurtu, Enrico Rava, Daniele di Bonaventura, The Art Ensemble of Chicago, Jan Bang, Alfonso Santimone, Pasquale Mirra, Eivind Aarset, Flavio Boltro, Tenores di Bitti e tantissimi altri. E’ Direttore e fondatore del Festival Musica sulle Bocche, nato nel 1990, che ogni estate si svolge presso Castelsardo ed in altri 9 Comuni della Sardegna

Luisiana Lorusso è nata a Ruvo di Puglia, violinista, jazzista, cantante. Musicista talentuosa, la cui formazione è stata, prima di tutto, di violinista classica. Da una parte è stata trasportata da questo genere musicale, ma dall’altra, affascinata dai grandi del jazz come la Fitzgerald o Charlie Parker, che “erano di casa” nella sua famiglia. Da queste due passioni ne è nata una personalità del tutto particolare, alla ricerca di suoni e colori quasi impossibili, che si materializzano con le sue ricerche vocali e con le corde del suo violino.

Sono troppe le assonanze che accomunano questi tre artisti, ed il progetto presentato al minareto ne è stata la prova tangibile. Come si dice dalle nostre parti, il concerto è stato breve ma intenso. La serata, che prevedeva un doppio set (il secondo con Pierpaolo Martino, John Butcher e Steve Baresford), costringendo a contenere i tempi, Nostante sia iniziato in perfetto orario, è durato meno di un’ora per dare spazio al gruppo successivo.

Il brano di apertura è stata una composizione di Bill Frisell, “Throughout”, arrangiato da Luisiana Lorusso, seguito da una composizione di Enzo Favata dal titolo sibillino “Boh”, al quale è seguita una lunga improvvisazione. E poi, ancora un brano di Luisiana Lorusso dal titolo “Co(r)vid” e uno splendido brano finale, “Taranta”, firmato da tutti e tre i musicisti, iniziato con un sottofondo di voci sarde, per svilupparsi su un testo di una poesia in vernacolo ruvese.
Un concerto davvero particolare per una serata, strano a dirsi, davvero gelida, ma chi frequenta la Selva di Fasano, è abituato a queste cose. Ne vedremo (e sentiremo) sicuramente delle belle, con questa nuova formazione.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro