
Sotto la direzione artistica del Maestro Rocco Debernardis e con il patrocinio del Comune di Altamura, il progetto “Altamura in scena 2026” , per un programma di 15 eventi dal 18 luglio al 20 settembre, porta in piazza i tamburi di Tony Esposito e accende l’estate altamurana. Icona della world music napoletana, Esposito, con i suoi 74 anni, arriva con l’energia di un ragazzo e la prima cosa che fa è far battere le mani.

Napoletano doc, percussionista che ha girato il mondo, sperimentatore. Ha suonato per e con Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, Eugenio Bennato, Lucio Battisti e Alan Sorrenti, e non solo. Ha portato Kalimba de Luna in ogni continente e ha fatto ballare il mondo con il suono di Napoli. Sul palco stasera omaggia Pino con Napule è, ‘O scarrafone, Annare’, solo per citarne alcune, e nel backstage racconta Napoli a modo suo: “E’una spugna, assorbe tutto ma restituisce tutto”. Il ritmo che non vorrebbe mai perdere è proprio quello. Quello caotico, vivo, che parte dalle mani prima ancora che dalle parole, quelle delle urla, delle vecchie, delle chiese, delle strade.
Parla di Kalimba de Luna, di quei 40 anni che sembrano ieri. Se la dovesse rifare oggi avvalendosi della nuova tecnologia la farebbe “più tribale, più cruda, più africana”. Perchè il suono cambia ma il corpo resta lo stesso. Quando si siede davanti ad un tamburo, dice, avviene una fusione e “Il suono ti fa sentire più giovane”. Ha portato i tamburi napoletani nel mondo e il mondo glieli ha restituiti.

Una piazza piena, le luci che dipingevano i muri e un ritmo che è cresciuto a ondate, fino a farci vibrare tutti.
Tony Esposito ha aperto e chiuso il suo concerto con Kalimba de Luna, ma in mezzo ci ha portato in un viaggio: percussioni che sembravano parlare, melodie che ti entravano dentro, colori che trasformavano la scena in “un momento magico”. Con Sinuè, As tu as, Papa Chico, Tammuriata, Pagaja porta sul palco la sua musica ispirata a sonorità provenienti da molti paesi del mondo, mescolate con ritmi tribali e melodie tipiche della musica partenopea. Il concerto è iniziato così, con la musica che unisce. I colpi forti delle percussioni ti danno subito una grande spinta e voglia di muoverti; i suoni vivaci e festosi fanno sorridere e portano buon umore immediato; ogni brano sembra una danza all’aperto e a me viene proprio voglia di ballare. I suoni che vengono da terre lontane fanno volare la mente in posti nuovi e selvaggi; i ritmi della terra e della luna richiamano un legame profondo con il mondo naturale e primordiale; la mente si libera dai pensieri pesanti e si affida al flusso del suono. I suoni magici degli strumenti inventati da lui, come il tamborder, creano un’atmosfera antica e magica.

Sul palco, con lui, il quartetto Unisono Band: Lino Pariota, voce e tastiera, Filippo Desalvo al basso, Saverio Petruzzellis alla batteria, Ivan Margari alla chitarra, il tutto condito dalla stupenda voce di Debora Iannotta: artisti straordinari che hanno saputo comunicare energia e competenza soprattutto nei momenti di improvvisazione che fanno di un artista “un vero artista”
Finisce il concerto e la piazza è ancora in piedi. Tony saluta, ringrazia e sorride. Ad Altamura non ha portato solo musica. Ha portato il suo mondo: Napoli, i tamburi, Pino e il ritmo che unisce tutti.
Flora Guastamacchia
Foto di Flora Guastamacchia