
Il Sagrato della Basilica Pontificia Madonna del Pozzo di Capurso si accende di rosso, rosso come i capelli di Noemi, rosso come l’energia che porta sul palco. Ho assistito al concerto di Noemi e ne sono uscita con il cuore pieno. Pieno di voci, di pelle, di brividi e ho capito perché la chiamano “la voce che graffia”. Perché graffia davvero. Dentro. Appena è uscita non c’è stato bisogno di presentazioni. La sua voce cresciuta, più roca, più consapevole mette a nudo la sua ricerca: meno urlo, più sfumatura. Quella voce è arrivata dritta, senza filtri. Quella voce graffiata che ti prende allo stomaco e non ti molla, una voce esaltata da una acustica pazzesca, entrata in Italia per la prima volta in occasione del Multiculturita Festival 2026, grazie all’adozione di un rivoluzionario impianto audio professionale sviluppato in Canada.
Il concerto si apre e si chiude con Serenamente, una ballad soul del 2011. E’ una canzone di pace, di quella calma che arriva quando smetti di lottare e decidi di lasciare andare “perché ti voglio bene”. Noemi la canta ad occhi chiusi e noi giù in platea non fiatiamo. E’arrivata dritta al petto: quel bisogno di respirare dopo una tempesta. Il concerto inizia così: piano, per farti spogliare di tutto.
E dopo tre minuti ti prende a schiaffi.

Arriva La fine. E qui capisci perché si chiama “voce che graffia”. Scritta da Vasco Rossi, è pop allo stato puro. E’ rabbia, è “è finita ma io non ci sto”. Noemi cammina sul palco, chiude gli occhi e urla il ritornello.
E noi urliamo con lei. Emozione: pancia, nodi, pelle d’oca. Voleva farci sputare il dolore e ce l’ha fatta.
Poi il colpo di grazia Per tutta la vita. 2009. X Factor. Il pezzo che l’ha lanciata. Pop soul, dichiarazione d’amore senza filtri, dritta al cuore “Ti vorrei per tutta la vita, anche nei giorni che fanno male”, è la promessa di restare “anche nei giorni che fanno male”. Dal vivo è magia: si accendono centinaia di luci di cellulari. Quello che voleva trasmettere era speranza. Quello che è arrivato è stato “ti amo” sussurrato da 2000 persone.

In scaletta poi Sono solo parole, rock ed orgoglio, L’amore si odia, duetto mancato cantato a squarciagoladal pubblico, L’amore eternit, veleno e dipendenza, Macumba, sensualità e ritmo. Generi diversi ma stesso filo conduttore: la verità. Noemi non recita. Suda, ride e ti racconta l’amore in tutte le sue forme.
E poi il finale che nessuno si aspettava: Tu cosa fai questa sera?, il tormentone dell’estate 2026. Pop leggero, ballabile, ironico. E lì è cambiato tutto. Dopo averci fatto piangere ci ha fatto ballare. Mani in alto, sorrisi, liberazione. Voleva chiudere con leggerezza e ci è riuscita in pieno.
Ma il momento più bello non era in scaletta. A metà concerto Noemi scende dal palco. Davvero. Microfono in mano, in mezzo alla platea. Canta in mezzo a noi, ci guarda negli occhi, si concede ai selfie. Zero barriere. Zero diva. Solo una donna che si dà. Generosa, vera, senza barriere tra artista e pubblico.

Esco con la voce rotta, il cuore pieno e una sensazione: Noemi non canta canzoni. Racconta vite. La sua, la nostra. Non è una scaletta, è una terapia di gruppo.
Ti fa toccare il fondo con La fine, ti fa sognare con Per tutta la vita, e ti rimette in piedi con Serenamente.
E lo fa serenamente.
Flora Guastamacchia
Foto di Flora Guastamacchia
Esperienza straordinaria!