Il Mediterraneo come crocevia di miti: Stravinskij e Casella inaugurano il LII Festival della Valle d’Itria

Martina Franca si conferma ancora una volta l’epicentro della riscoperta musicale europea con l’inaugurazione della 52ª edizione del Festival della Valle d’Itria. Sotto la guida della compositrice Silvia Colasanti, il festival quest’anno esplora il tema del “Mediterraneo, culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie”.

Ad aprire le celebrazioni il 14 luglio 2026, nella cornice storica di Palazzo Ducale, è una nuova produzione che accosta due capolavori del Novecento: Pulcinella di Igor Stravinskij e La favola di Orfeo di Alfredo Casella, eseguiti in continuità senza intervallo. Questo dittico rappresenta un viaggio alle radici della cultura occidentale, filtrato attraverso la sensibilità moderna di due giganti del secolo scorso che hanno saputo reinterpretare l’antico con sguardi divergenti ma complementari.

Composto nel 1920 su commissione di Sergej Diaghilev per i Balletti russi, Pulcinella segna una delle pietre miliari del neoclassicismo. Stravinskij attinse a materiali settecenteschi attribuiti a Giovanni Battista Pergolesi — sebbene ricerche successive abbiano dimostrato che solo nove dei diciotto pezzi originali siano autenticamente pergolesiani — per creare una saldatura inedita tra avanguardia e tradizione.

Come osservato dal musicologo Sergio Sablich, ciò che conta in quest’opera non è il restauro del passato, ma il “gesto” della riappropriazione musicale: il materiale barocco viene smontato e ricomposto attraverso lenti deformanti, armonie dissonanti e ritmi spezzati, evocando la stessa scomposizione prospettica dei quadri di Picasso, che peraltro firmò scene e costumi della prima parigina. Alfredo Casella descrisse questo Pulcinella come «duro e sghignazzante», un personaggio che in questa versione novecentesca imbraccia il banjo invece del mandolino tradizionale.

In netto contrasto con l’approccio ironico e quasi caricaturale di Stravinskij, La favola di Orfeo di Alfredo Casella, presentata per la prima volta a Venezia nel 1932, cerca una continuità ideale con le origini del teatro musicale italiano. Basata sulla Fabula di Orfeo di Angelo Poliziano e su libretto di Corrado Pavolini, l’opera da camera è un lavoro di che riflette un recupero più storico e identitario della tradizione classica. Casella delinea il mito del cantore tracio che scende nell’Ade per Euridice con una trasparenza strumentale e polifonica che si inserisce nel solco della grande tradizione occidentale. Storicamente, l’opera di Casella ha vissuto una ricezione complessa; sebbene vilipeso in Germania durante la Repubblica di Weimar per il suo sostegno alla musica contemporanea, Casella vide una riabilitazione parziale alla fine degli anni ’30, nonostante la sua musica rimanesse intrinsecamente provocatoria. Il suo Orfeo si inserisce in quel clima culturale che vedeva nel mito un pilastro della mitopoiesi dell’epoca, seppur trasformato dalla sensibilità del Novecento.

La messa in scena del dittico è affidata alla regista e coreografa anglo-tedesca Jean Renshaw, che ha concepito i due lavori come universi emotivi opposti. Per Renshaw, Pulcinella è luminoso e giocoso, pervaso da una joie de vivre che viene bruscamente interrotta nel suo culmine, come le luci di una festa che si riaccendono all’improvviso. Al contrario, La favola di Orfeo appare cupa e fredda, ambientata in contesto nudo che ecidenzia la fragilità dell’esistenza.

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Petruzzelli di Bari debutta in Italia Nicolò Umberto Foron. Il giovane direttore italo-tedesco, classe 1998 e già assistente di Sir Antonio Pappano e della London Symphony Orchestra, sottolinea la dialettica tra i due autori: Stravinskij osserva il Settecento come un oggetto di astrazione e reinvenzione, mentre Casella lo vive come una linea genealogica ininterrotta. Molto efficace la direzione soprattutto della partitura di Casella.

Le voci principali della produzione in entrambe le opere vedono impegnati il mezzosoprano Chiara Mogini, il tenore Matteo Falcier (nel ruolo di Orfeo) e il basso Roberto Lorenzi (nel ruolo di Plutone). A completare il cast ci sono i giovani talenti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca che si sono esibiti nell’opera di Casella: Cecilia Taliani Grasso (Euridice), Willingerd Giménez (Aristeo) e Flavia Fioretti (Una baccante), unitamente al coro femminile del Teatro Petruzzelli diretto da Marco Medved. La danza è invece affidata alla compagnia Eko Dance Project. Nei costumi firmati da Sophia Debus dialoga il bianco e nero.

Le repliche sono previste per il 26, 29 luglio e il 1° agosto.

Maria Agostinacchio
Foto di Cinzia Coppolecchia

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