Parole e musica che scandagliano gli angoli più reconditi dell’anima all’incessante ricerca di un pensiero, di un ricordo, di un’emozione: Gianrico Carofiglio e Danilo Rea inaugurano magistralmente ‘I Giovedì della Camerata Musicale Barese’ con le loro “Perfezioni Provvisorie”

Il bello del jazz è nell’imperfezione. Imperfezione nel senso etimologico del termine. […] Perfetto viene dal latino ‘perficere’, cioè compiere. Imperfetto, in senso etimologico, è ciò che non è compiuto. L’incompiutezza distingue il jazz da ogni altro genere musicale. Nella musica classica, per esempio, lo spartito contiene tutte le note da suonare. L’interprete lo legge e suona le note scritte, nessuna di meno ma anche nessuna di più. L’interpretazione sta tutta nei modi, diversissimi fra loro, di suonare esattamente le note del compositore. Nel jazz lo spartito è solo il punto di partenza. […] Si parte dallo standard, cioè dalle note scritte sullo spartito, per andare alla ricerca di altre cose. Altre cose che non sai, prima di iniziare. L’esecutore è anche il compositore del pezzo che sta eseguendo.”
Ci sono occasioni in cui occorre parlare e non bisogna dare nulla per scontato. Poi ci sono occasioni in cui, invece, devi rimanere in silenzio perché nell’aria c’è qualcosa d’impalpabile e prezioso, e le tue parole potrebbero disperderlo in un istante. Sono due concetti semplici. La parte difficile è decidere quando applicare una regola e quando l’altra.”
(Gianrico Carofiglio)

Esiste un luogo ‘altro’, invisibile agli occhi eppure reale e tangibile, lontanissimo eppure immediatamente raggiungibile, che non a tutti è dato di conoscere ma che appare perfettamente comprensibile a chi riesce ad aprirsi alle parole ed alla musica, dominatrici incontrastate di questo universo, in modo che esse fluiscano dai padiglioni auricolari sin nel profondo dell’animo. È il mondo abitato da Danilo Rea e Gianrico Carofiglio, appositamente creato per dare vita al loro magnifico progetto “Le Perfezioni Provvisorie”, spettacolo oltremodo prezioso, primo pezzo pregiato della neonata programmazione 2026 dei Giovedì della Camerata Musicale Barese, che ha trovato nuovamente casa nella accogliente cornice del Cortile dell’Ateneo dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, un fantastico viaggio, nato da una illuminata idea della magnifica padrona di casa Gianna Fratta, alla ricerca della letteratura nella melodia – e viceversa –, che si rincorrono iniziandoci ai loro segreti, servendosi della nostra stessa vita, questa parvenza di esistenza che ci appartiene, la sola umana commedia che ci è dato di raccontare, con i due protagonisti che si muovono, per una forse irripetibile – ma speriamo fortemente che così non sia – serata, come fossero novelli Virgilio, pronti a prenderci per mano ed a condurci verso una salvifica comprensione della nostra stessa natura, delle nostre stesse umani (im)perfette pulsioni.

Le parole che Carofiglio utilizza, traendole da quattro sue opere letterarie, sono lame taglienti, moti mai assecondanti, esercizi di stile e di elevato pensiero, che, scavando nell’animo, catturano ed immediatamente attanagliano l’ascoltatore, impossibilitato ad esserne esclusivamente distratto uditore.

La musica di Rea, che – ça va sans dire – non è mai stata e non sarà mai unicamente splendida cornice, è all’apice del suo splendore, con il pianoforte che diventa uno strumento, un mezzo, un “pre-testo”, un prologo, un’introduzione, una sollecitazione, una antenna che manda e riceve segnali dallo scrittore, decodificando ed amplificando ognuno di essi così da trasmetterli al pubblico in un turbinio di passioni difficilmente descrivibili sulla fredda carta.

Le note di Danilo, oltre a concedersi dei frammenti in piena solitudine, accompagnano, inseguono, placcano, rialzano, talvolta finanche conducono le parole – che, in fondo, sono musica anch’esse – di Gianrico nel loro peregrinare; le une e le altre, in questa loro avvincente quanto stupefacente commistione, si ergono a fari che illuminano ed indicano a tutti noi, irrimediabilmente troppo allontanatici dalla riva e persi nel frenetico ritmo di vita che ci siamo imposti, la via del ritorno ad un battito del cuore più regolare, ad una vita ‘altra’ che tutti sappiamo di meritare ma cui non sappiamo più aspirare, all’impagabile scandagliare gli angoli più reconditi della nostra anima alla continua ed incessante ricerca di un pensiero, di un ricordo, di un’emozione.

Pasquale Attolico
Foto di Gaetano de Gennaro
in esclusiva per Cirano Post

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