
C’è un rumore di fondo che attraversa il nostro tempo. È un rumore alto, insistente, spesso scomposto. Ogni giorno ci raggiungono parole urlate, decisioni improvvise e miopi, gesti estremi, desideri di potere travestiti da visione, ambizioni che sembrano avere smarrito ogni misura umana. Intorno a noi si impone una richiesta continua di prestazione: essere più veloci, più efficaci, più competitivi, più vincenti. Sempre di più. Sempre oltre.
Eppure, quasi mai ci viene detto quale sia davvero la posta in gioco.
Viviamo immersi in un sistema che pretende dall’essere umano il funzionamento perfetto di una macchina. Anzi, qualcosa di più: una macchina capace di non fermarsi, non sbagliare, non cedere, non dubitare. Non c’è margine per l’errore, non c’è spazio per la fragilità, non c’è diritto all’incertezza. Tutto deve produrre, servire, rendere, generare utilità. Tutto deve tradursi in risultato. Tutto deve rientrare in una logica di guadagno, efficienza, successo.
Tutto estremo.
Tutto troppo.
Il teatro, invece, può ancora aprire un varco.
Può essere il luogo in cui si interrompe il rumore e si torna ad ascoltare. Il luogo in cui le parole non hanno bisogno di urlare per arrivare lontano. Il luogo in cui un gesto gratuito, un silenzio, una pausa, una voce appena trattenuta possono rivelare molto più di un proclama. Il teatro può essere la casa di un equilibrio ritrovato, di un’intelligenza sobria, di una complessità non semplificata, non ridotta, non addomesticata.
Può essere uno “scandalo gentile”: non lo scandalo esibito, aggressivo, consumato in superficie, a cui siamo continuamente esposti, ma uno scandalo più profondo e necessario. Quello che nasce quando qualcuno osa ancora fermarsi, pensare, sentire, interrogarsi. Quando qualcuno sceglie di non restare prigioniero degli estremi e prova a ricongiungersi con il mistero, con la magia, con quella parte dell’esperienza umana che non si lascia misurare né monetizzare.
Il Teatro Carcano riparte da qui.
Da un bisogno di ampiezza.
Da un desiderio di respiro.
Da un voto di vastità.
Un teatro che semina utopia
“Chi semina utopia raccoglie realtà”, diceva Carlo Petrini. È una frase che sembra scritta per il teatro, perché il teatro vive esattamente in questo spazio: tra ciò che ancora non esiste e ciò che, proprio perché immaginato, può cominciare ad accadere.
Fare teatro significa dare corpo alle visioni. Significa trasformare i sogni in materia viva, in presenza, in comunità. Significa costruire uno spazio in cui emozione e pensiero non si escludono, ma si cercano. Emozionarsi ragionando: forse è proprio qui che il teatro trova una delle sue funzioni più alte. Non consolare soltanto, non intrattenere soltanto, ma aiutare una comunità a guardarsi, a riconoscersi, a discutere, a cambiare.
I testi e i personaggi che abitano la scena non appartengono mai davvero al passato. Continuano a parlarci con parole precise, a illuminarci, a sorprenderci, a metterci in difficoltà. Ci aiutano a capire chi siamo, cosa ci sta accadendo adesso e, talvolta, perfino cosa ci aspetta. Sono profetici perché non si limitano al presente immediato: lo attraversano, lo interrogano, lo rendono più leggibile.
Ogni storia, in teatro, è sempre storia del tempo presente.
Una cerimonia laica
Il teatro, diceva Leo de Berardinis, toglie la vigliaccheria del vivere. Sgombra la paura del diverso e dell’ignoto. Ridefinisce lo sgomento della vita e della morte. Riunisce le persone in una grande cerimonia laica, nella quale ciascuno può portare i propri auspici, le proprie domande, i propri voti.
È questo il movimento profondo che attraversa la nuova stagione del Carcano: osservare un voto di vastità attraverso gli spettacoli prodotti e ospitati, attraverso gli incontri, le lectio, i percorsi di pensiero, le relazioni con la città. E farlo portando sempre, su tutto, un punto di vista femminile.
Perché le donne sono sempre state sovversive.
E la vastità, spesso, la incarnano.
La visione del Teatro Carcano
Quando Ingmar Bergman diceva: “L’unico talento che ho è quello di amare quel piccolo mondo racchiuso tra le spesse mura di questo edificio e soprattutto mi piacciono le persone che lavorano in questo piccolo mondo”, raccontava qualcosa che appartiene intimamente alla vita di un teatro.
Un teatro non è soltanto un edificio. Non è soltanto una sala, un palcoscenico, una platea, un calendario di spettacoli. È un piccolo mondo. Un organismo fatto di persone, competenze, cura quotidiana, visioni, manutenzione, slanci, fragilità, responsabilità. È una comunità dentro la comunità.
Sei anni fa, quando Carlo Gavaudan ha scelto di rilevare il Teatro Carcano di Milano coinvolgendo il gruppo Sosia&Pistoia, fondato insieme a Luisa Pistoia, il punto di partenza è stato proprio questo: riconoscere il valore di un luogo e delle persone che lo abitano. Intorno al teatro si è costruito un ecosistema culturale articolato: una società di management che rappresenta personalità del mondo dello spettacolo, del cinema, della cultura e dell’intrattenimento; un’agenzia letteraria presente nelle classifiche editoriali; una società di produzione audiovisiva che ha realizzato, tra gli altri progetti, il film Tre Ciotole, tratto dall’ultimo libro di Michela Murgia, e il format televisivo Vita da Artista con Jacopo Veneziani.
A questo sistema si affianca Mismaonda, diretta da Mariangela Pitturru, realtà dedicata alla produzione di eventi, progetti dal vivo e distribuzione di spettacoli. È dentro questa trama di relazioni, competenze e progettualità che il Teatro Carcano ha ridefinito negli ultimi anni la propria identità.
Il 2026 segna una tappa decisiva: il completamento del primo ciclo di riqualificazione, con il rifacimento dell’impianto termico. Un intervento strategico, che guarda alla sostenibilità ambientale e alla transizione ecologica, sostituendo la centrale a gasolio con un sistema energetico più efficiente e sostenibile per tutti gli spazi del teatro.
È l’ultimo tassello di un percorso iniziato dalla stagione 2021/2022, durante il quale sono stati realizzati numerosi interventi: il rifacimento dell’impianto idrico, la ristrutturazione dei servizi igienici di platea, galleria e camerini, il relamping completo con luci a basso consumo, il rinnovo dell’impianto audio e video.
Dietro questi risultati c’è il lavoro di una squadra cresciuta nel tempo, per numero e competenze. C’è il sostegno delle istituzioni — Ministero della Cultura, Regione Lombardia, Comune di Milano — e ci sono partner privati che hanno scelto di accompagnare il Carcano nel suo percorso di innovazione.
BPER Banca si conferma Main Partner per la quinta stagione consecutiva, rafforzando un legame che non si esaurisce nel sostegno economico, ma si fonda su una visione condivisa della cultura come strumento di inclusione, equità e partecipazione. Quest’anno, in particolare, BPER sosterrà la rassegna Follow The Monday.
Prosegue anche la collaborazione con Humanitas per lei, il centro donna dell’ospedale Humanitas San Pio X di Milano, impegnato nella promozione della salute e della prevenzione femminile in ogni fase della vita. Accanto al Carcano anche Vivaticket, Coop e, da questa stagione, Grom. Un ringraziamento speciale va inoltre a Stippelli Viaggi, intervenuta in Art Bonus dalla fine dello scorso anno, e a Luigi Stippelli, promotore della riapertura del Carcano negli anni Ottanta e recentemente autore di un libro dedicato a quell’esperienza.
Conclusa questa prima fase, il teatro guarda ora a un secondo ciclo di interventi, dedicato al rinnovamento estetico e funzionale degli spazi. L’obiettivo è continuare a valorizzare l’identità storica del Carcano e, insieme, migliorare l’esperienza di chi lo attraversa: pubblico, artisti, lavoratori, studenti, cittadini.
Per affrontare queste sfide sarà sempre più importante la collaborazione tra istituzioni pubbliche e partner privati. L’Art Bonus, in questo senso, rappresenta uno strumento prezioso: permette a cittadini e imprese di partecipare concretamente alla tutela e alla crescita del teatro.
Un presidio culturale come il Carcano non appartiene soltanto a chi lo gestisce. Appartiene alla città. Al suo immaginario, alla sua memoria, alla sua capacità di pensarsi come comunità.
Una rete viva nella città
Il Teatro Carcano sente con forza l’esigenza di consolidare la rete di collaborazione tra i teatri milanesi. Un ecosistema già attivo attraverso l’Associazione Teatri per Milano e Teatri di Lombardia, ma ancora ricco di possibilità.
Il dialogo tra le realtà teatrali è un valore fondamentale per Milano: permette di far crescere il pubblico, valorizzare gli artisti, condividere competenze, immaginare progetti comuni. A questo si aggiungono le collaborazioni con le università pubbliche e private del territorio e, più recentemente, con il vicino Policlinico per iniziative di welfare.
Il Carcano è socio AGIS, ANTAC, ASSOCONCERTI e della rete internazionale IETM, e partecipa a percorsi condivisi di formazione e qualificazione tecnica con altri importanti teatri cittadini. Perché un teatro cresce davvero quando non si pensa come isola, ma come parte di un paesaggio culturale più ampio.
In questa prospettiva si inserisce anche l’arrivo dell’Accademia Ucraina di Balletto, nata negli spazi delle Marcelline di via Quadronno e oggi alla guida della Scuola di Danza del Teatro Carcano. Una collaborazione di cui il teatro è particolarmente fiero e che quest’anno assume un valore ancora più speciale: l’Accademia celebra infatti il ventesimo anniversario della sua fondazione.
Inclusione, accessibilità, nuove generazioni
Inclusione e accessibilità non sono parole accessorie, ma scelte che attraversano la progettazione artistica, l’organizzazione del lavoro, la relazione con il pubblico.
Negli ultimi anni il Carcano ha sviluppato iniziative che hanno coinvolto categorie protette, tra cui Odissea, El Nost Milan, I Promessi Sposi, e corsi rivolti a minori stranieri non accompagnati. Questa attenzione si riflette oggi anche nelle politiche di inserimento lavorativo e nella valorizzazione delle diversità come risorsa umana e professionale.
Parallelamente, il teatro investe sulle nuove generazioni, favorendo il ricambio generazionale e la crescita delle competenze artistiche, tecniche e organizzative. Collaboratori, tecnici, artisti e giovani professionisti trovano nel Carcano opportunità concrete di formazione, responsabilizzazione e sviluppo.
La pluralità delle esperienze e delle sensibilità è considerata una risorsa fondamentale per la crescita culturale e organizzativa dell’istituzione. Non è un dettaglio che il 70% dell’organico sia composto da donne: è un segno, una direzione, una responsabilità.
Tra le novità della stagione, il foyer ospiterà uno spazio permanente di bookcrossing, realizzato grazie alle poltrone-biblioteca ideate e donate da Nobody&Co. Gli spettatori potranno prendere, leggere, restituire o scambiare libri, lasciando dediche e messaggi. Un piccolo gesto, semplice e potente, per trasformare la lettura in esperienza di comunità.
Voto di vastità
Fare “voto di vastità” è un compito impegnativo. Significa scegliere di non rimpicciolire lo sguardo. Significa resistere alla tentazione della semplificazione, della risposta immediata, dell’opinione pronta all’uso. Significa accettare che il pensiero sia complesso, che la realtà sia contraddittoria, che una comunità possa crescere solo se è disposta ad allargare il proprio orizzonte.
Il teatro unisce, tiene vicini, crea prossimità. Ma il teatro è anche uno scandaglio: scende in profondità, apre crepe, sviscera, complica, illumina. Non riduce il pensiero; lo amplia. Non cancella le contraddizioni; le mette in scena. Non chiude i confini; li attraversa.
La nuova stagione del Carcano nasce dalla reminiscenza di una citazione di Alessandro Bergonzoni, arrivata come una formula precisa, capace di nominare ciò che il teatro desidera essere: un luogo in cui artisti e pubblico, insieme, fanno voto di vastità. Guardano di fianco e oltre. Si impegnano a non restare chiusi, piccoli, addestrati alla paura.
Sarà proprio Alessandro Bergonzoni ad accogliere i primi spettatori, con un monologo che dà il titolo alla stagione e inaugura il percorso dei Follow the Monday, appuntamenti che fino a maggio porteranno sul palco del Carcano alcune tra le voci più originali del pensiero, della cultura, dell’informazione, della divulgazione e della scena contemporanea.
Jacopo Fo, Matteo Lancini, Daria Bignardi, Paolo Colombo, Serena Dandini, Diego Passoni, Tomaso Montanari, Concita De Gregorio con Erica Mou, Federico Rampini, Vittorio Lingiardi, Sigfrido Ranucci, Maria Bosco di Geopop, Jacopo Veneziani, Francesco Piccolo, Telmo Pievani, Alessandro D’Avenia, Ascanio Celestini, Gabriella Greison, Thony e l’Orchestra Multietnica di Arezzo: ciascuno porterà un modo diverso di interrogare il presente, di aprire prospettive, di dare forma alla complessità.
Subito dopo, in occasione dell’istituzione del 4 ottobre come Festa Nazionale di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, andrà in scena l’evento speciale Francesco, con Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi.
Poi sarà la volta di un vero “volo di vastità”: Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry in versione musicale, con Paolo Ruffini e Nicholas Ori, per la regia di Stefano Genovese. Uno spettacolo che torna a ricordarci una verità semplice e difficilissima: non si vede bene che con il cuore.
Da qui si apre anche il percorso di Lella Costa, che inaugura la stagione con tre monologhi. Il primo è Questioni di cuore di Natalia Aspesi, un viaggio tra le molte voci di chi per anni si è rivolto alla giornalista, sulle colonne de Il Venerdì di Repubblica, per ricevere consigli sulle proprie pene d’amore.
Segue Intelletto d’amore, attraversamento delle figure femminili della Divina Commedia: Beatrice, Francesca, Taide, Gemma Donati. Donne evocate, giudicate, amate, dimenticate o consegnate all’eternità dalla parola di Dante, e oggi riportate al centro con uno sguardo nuovo.
Infine Patria Oh Patria!, ispirato a una poesia di Patrizia Cavalli che immagina la patria “tutta intera, dai tratti femminili, dato il nome”. Accanto a Lella Costa, Cesare Chiacchiaretta al bandoneon e Giampaolo Bandini alla chitarra.
Dall’8 al 25 ottobre il foyer ospiterà inoltre la mostra Tra un manifesto e uno specchio. Artisti in camerino, a cura del fotogiornalista Giuseppe Nicoloro. Circa quaranta fotografie realizzate nei maggiori teatri milanesi racconteranno lo spazio segreto del camerino: il luogo in cui l’artista sospende la propria identità quotidiana e si prepara a diventare personaggio.
Le produzioni
La nuova stagione del Carcano prende forma anche attraverso produzioni che interrogano il presente da angolature diverse: il corpo, la giustizia, la democrazia, la giovinezza, la guerra, la voce delle donne.
A più di quindici anni di distanza, Ambra Angiolini riporta in scena La misteriosa scomparsa di W, firmandone anche la regia. Il testo di Stefano Benni diventa un viaggio tragicomico, buffo e doloroso, nei frammenti di un’identità da ricomporre. Un “soliloquio di gruppo” in cui il passato torna a farsi materia viva, e in cui tornare a essere se stessi diventa l’unico artificio possibile.
Lo spazio scenico, abitato dai conigli della Cracking Art — collettivo che rigenera la plastica trasformandola in arte — sarà illuminato da Marco Filibeck e attraversato dalle sonorità emotive e potenti di Dardust. W tornerà a essere una donna intera, solida proprio nelle sue crepe.
Con Eumenidi. Tutta, tutta del padre io sono, Serena Sinigaglia torna a Eschilo per raccontare un passaggio decisivo della civiltà: dalla giustizia arcaica delle Erinni a una giustizia affidata agli uomini, voluta da Atena, fondata sul principio maschile e sulla centralità del padre. In scena le attrici di Supplici: Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan e Debora Zuin.
Scheda Bianca nasce da un’idea di Mariangela Pitturru e porta in scena la rivoluzione pacifica immaginata da José Saramago nel Saggio sulla lucidità. In una capitale senza nome, durante le elezioni, i cittadini votano in massa scheda bianca. Le votazioni si ripetono, ma il risultato resta lo stesso: una valanga silenziosa di schede bianche.
Da questa immagine nasce una metafora bruciante delle democrazie contemporanee. Il commissario interpretato da Rocco Papaleo, con la sua rettitudine morale, la sua stanchezza e il suo ostinato esercizio di pensiero indipendente, diventa nell’adattamento di Emanuele Aldrovandi e nella regia di Serena Sinigaglia un Don Chisciotte moderno: fragile, scanzonato, necessario.
Il secondo capitolo del progetto triennale sui Promessi Sposi, C’è chi dice no: Renzo, Lucia, i giovani, porta invece al centro gli adolescenti. Dopo aver ripercorso con Lella Costa il romanzo e la vita di Manzoni, il Carcano affida la scena a un gruppo di ragazzi e ragazze che per un anno hanno lavorato con ATIR intorno a una domanda: quali sono oggi i “no” che feriscono, bloccano, escludono? E quali, invece, possono proteggere, orientare, far crescere?
Renzo e Lucia ricevono un “no” da cui nasce l’intera vicenda. Da quel rifiuto antico prende forma un’indagine sul presente dei giovani, sulle loro paure, sui loro desideri, sui limiti imposti e su quelli necessari. Accanto a loro, Riccardo Pedicone, scrittore, autore, presidente dell’associazione culturale Noce e volto social e televisivo della letteratura in Italia.
Dopo il successo della scorsa stagione, torna anche Lella Costa/Lisistrata: una commedia antica e bruciante, irresistibile e attualissima, in cui le donne scelgono l’arma più paradossale per opporsi alla guerra: lo sciopero del sesso. Con Marco Brinzi, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini, diretti da Serena Sinigaglia.
Contro la violenza sulle donne
Anche quest’anno il Carcano dedica un tempo pieno alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. E lo fa allargando il proprio raggio oltre Milano.
Capitanate da Lella Costa, che interpretò lo spettacolo in Italia e fu a Boston con Eve Ensler nel primo V-Day, tre o più attrici ridaranno voce a I monologhi della vagina. Nato dalle interviste a più di duecento donne, il testo affronta sesso, desiderio, abuso, relazione, mutilazione, piacere, violenza. La vagina diventa parola politica, corpo che parla, strumento di emancipazione, lingua libera e disinibita.
Lo spettacolo, realizzato con Fondazione AEM e Teatro della Cometa, sarà a Roma al Teatro della Cometa, al Teatro Era di Pontedera e al Teatro Duse di Bologna.
Riprenderà anche Uomini si diventa, con Alessio Boni e Omar Pedrini alla chitarra: una produzione che dà voce alle parole di uomini violenti scritte da Massimo Carlotto, Andrea Colamedici, Pino Corrias, Edoardo Erba, Maurizio De Giovanni, Marcello Fois, Daniele Mencarelli e Francesco Pacifico.
Tornerà infine Stai zitta!, tratto dal libro di Michela Murgia. Antonella Questa, Valentina Melis e Letizia Bravi, dirette da Marta Dalla Via, attraversano con intelligenza e ironia i meccanismi del linguaggio sessista: il mansplaining, l’uso del nome proprio per le donne, la riduzione a “mamma e moglie di”, gli stereotipi che sembrano innocui e invece costruiscono disuguaglianza.
Le ospitalità
La vastità della stagione attraversa anche gli spettacoli ospitati: storie dense, corali, irregolari, spesso abitate da figure femminili potenti. Personaggi che non si accontentano della superficie, che vivono il dubbio, che escono dalle zone di conforto, che mettono in crisi lo sguardo dello spettatore.
Mariangela D’Abbraccio sarà Martha in Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, con Fabrizio Croci, Marta Jacquier e Alberto Carbone, per la regia di Marco Tullio Giordana. Un classico feroce sulla crisi della coppia, sul potere, sulle ambizioni fallite, ambientato in una società universitaria segnata da carrierismo e dipendenze psicologiche.
Iaia Forte sarà Norma ne Il viale del tramonto, con Massimo Verdastro, in un progetto di Muta Imago. Il mito cinematografico diventa un gioco di specchi tra finzione e realtà, teatro e biografia, persona e personaggio.
Lunetta Savino interpreterà Anna Fierling in Madre Courage e i suoi figli di Brecht, nella regia di Leo Muscato. Una donna che non viene semplicemente travolta dalla guerra, ma che nella guerra trova il proprio modo di sopravvivere. Una figura amorale, feroce, vitale, dentro uno spettacolo suonato e cantato dal vivo.
Anna Bonaiuto sarà Nora in Too Late, riscrittura di Casa di bambola firmata da Jon Fosse. Dopo la fuga verso la libertà, Nora torna sui frammenti della propria storia e prova a interrogare il senso di una scelta forse non giusta, ma inevitabile.
Pamela Villoresi darà corpo a una moderna Elettra, ambientata da Giancarlo Nicoletti nella Roma occupata del 1944. Un thriller familiare in cui mito tragico e Novecento italiano si illuminano a vicenda.
Due spettacoli indagheranno poi il potere dei media. Network – Quinto Potere di Lee Hall, con Elisabetta Pozzi, Graziano Piazza e un grande cast diretto da Daniele Salvo, racconterà la televisione come macchina capace di trasformare ogni crisi in spettacolo. Stato contro Nolan, con la regia di Alessandro Gassmann e Daniele Russo protagonista, porterà invece in scena un processo alle parole, alla manipolazione dell’informazione, alla costruzione della paura e delle fake news.
Con Otello, riscritto da Dacia Maraini, Giorgio Pasotti — in scena con Giacomo Giorgio — attraverserà il dramma della gelosia come parabola di possesso, violenza e stupidità tragica.
Dalla tragedia alla commedia
La stagione si apre anche alla leggerezza intelligente della commedia, quella che diverte senza rinunciare alla profondità.
Le false confidenze di Marivaux, con Elena Sofia Ricci e Arturo Cirillo, è un raffinato congegno sentimentale sul tema dell’innamoramento. Un gioco ambiguo tra falso e vero, manipolazione e desiderio, in cui il cuore comincia a parlare prima ancora che i personaggi se ne accorgano.
Rumori fuori scena, capolavoro comico per eccellenza, porterà sul palco il teatro che guarda se stesso, con le sue nevrosi, i suoi incidenti, le sue meravigliose catastrofi. Massimo Chiesa affida il celebre meccanismo a The Kitchen Company, gruppo di giovani attori capaci di restituirgli energia nuova.
Con Tre variazioni della vita di Yasmina Reza, Ugo Dighero, Mariangeles Torres, Alberto Giusta e Laura Mazzi racconteranno una serata apparentemente mondana che si trasforma in campo di battaglia emotivo. La stessa situazione torna tre volte, ogni volta diversa, ogni volta più rivelatrice.
Le nostre donne di Éric Assous vedrà in scena Luca Bizzarri, Enzo Paci e Antonio Zavatteri, diretti da Alberto Giusta. Una commedia tutta al maschile, in cui le donne non compaiono fisicamente ma dominano ogni parola, ogni assenza, ogni crisi.
La Rivolta della Gioia, sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, sarà invece una ribellione in forma di spettacolo musicale. Cristian Ceresoli racconta un gruppo di dodicenni e adolescenti che, in un mondo devastato dai conflitti, prova a rispondere alla guerra con una festa capace di cambiare la storia.
Nel finale di stagione, Il ragazzo dai pantaloni rosa, produzione del Sistina, ricorderà Andrea Spezzacatena, il quindicenne vittima di bullismo e cyberbullismo che si tolse la vita. Con Samuele Carrino e Sara Ciocca, già interpreti del film, il musical porterà sul palco una storia dolorosa attraverso il linguaggio universale della musica, per rinnovare un messaggio essenziale: il rispetto dell’individualità degli altri è una forma altissima di vastità.
La danza
La danza contemporanea è uno degli orizzonti più vivi del Teatro Carcano. Dal 2024 questa vocazione si è rafforzata grazie alla collaborazione con l’Accademia Ucraina di Balletto, diretta da Caterina Calvino Prina, che ha preso sede ai piani superiori del teatro fondando la Scuola di Danza Teatro Carcano.
Da questa collaborazione nascono La Fille mal Gardée, il balletto più antico del repertorio, qui pensato come dance family show tra umorismo e virtuosismo tecnico, e una nuova creazione ispirata a Don Chisciotte, con la regia di Davide Iacobone, che esplora l’identità frantumata dell’uomo contemporaneo tra rigidità e follia creativa.
Torna anche Kataklò Athletic Dance Theatre con Seasons – Oltre le Stagioni, sotto la direzione artistica di Giulia Staccioli. Sulle note di Vivaldi reinterpretate da Max Richter, atletismo, tecnica e poesia visiva si fondono in un viaggio sui cicli della vita e sul legame tra essere umano e natura.
Le feste al Carcano
Poco prima di Natale, il Carcano ospiterà La notte del Gospel con Vincent Bohanan & The Victorious Army, direttamente da Atlanta. Vincitore degli Stellar Awards 2025 e tra le voci più influenti del gospel mondiale, Bohanan guiderà il pubblico in un’esperienza di spiritualità, energia e comunione.
Il 31 dicembre tornerà il rito del Capodanno al Carcano con Late Night Show: Chi ride a Capodanno…, di e con Gioele Dix, accompagnato alla chitarra da Savino Cesario. Monologhi storici e materiali inediti si intrecceranno in un racconto comico, feroce e intelligente delle manie del nostro tempo. A seguire, brindisi e dj set.
Al Carcano in Pè
La stagione inaugura anche Al Carcano in Pè, rassegna dedicata alla stand-up e alla comicità dal vivo, ispirata a una citazione di Jannacci cara al teatro.
Un cartellone trasversale porterà sul palco Daniele Tinti e Stefano Rapone, protagonisti di una comicità surreale, asciutta, capace di esplodere all’improvviso; Francesca Reggiani e Chiara Becchimanzi, due generazioni e due modi diversi di attraversare la comicità femminile; Paola Minaccioni e Annagaia Marchioro, artiste poliedriche e amatissime; Francesco Fanucchi, dallo stile caustico e dissacrante; Tiziano La Bella, con il suo dark humor senza censure.
Chiuderà la rassegna Il Terzo Segreto di Satira, collettivo che dal 2011 attraversa satira sociale e politica muovendosi tra web, cinema e palcoscenico.
Piccoli sguardi
Per l’undicesimo anno consecutivo torna al Carcano Fantateatro, compagnia bolognese ormai legata alla storia recente del teatro, con gli appuntamenti per famiglie de I Fantaweekend.
Tra autunno e primavera, i classici dell’infanzia diventeranno spettacoli colorati, vivaci, pieni di ritmo e immaginazione. Un invito rivolto ai più piccoli, ma anche agli adulti che li accompagnano, per scoprire il teatro come luogo di meraviglia condivisa.
Si partirà con Pinocchio, nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi, per poi proseguire con Gli elfi di Babbo Natale, Il Carnevale degli animali, Robin Hood, La Regina Carciofona e Il Gatto con gli stivali. Media partner della rassegna sarà la rivista Giovani Genitori.
Le scuole al Carcano
Da decenni il Teatro Carcano dedica una programmazione specifica alle scuole di ogni ordine e grado. Anche nella stagione 2026-2027, Carcano Scuole conferma questa attenzione con circa venti appuntamenti da ottobre a maggio.
Il cartellone comprenderà adattamenti dei grandi classici per l’infanzia, capolavori della letteratura prodotti da Fantateatro e repliche in matinée di spettacoli inseriti nella programmazione generale.
Particolare attenzione sarà riservata alle figure femminili, alle ricorrenze civili come la Giornata della Memoria, ai temi dei diritti, dell’equità tra uomini e donne, della legalità e della memoria delle vittime di mafia.
Il programma completo sarà pubblicato prossimamente sul sito del Teatro Carcano nella sezione dedicata alle scuole. Docenti e studenti potranno inoltre usufruire di agevolazioni anche per gli spettacoli serali e per le repliche aperte a tutto il pubblico.
Teatro Carcano
Corso di Porta Romana, 63 – Milano
MM3 Crocetta | MM4 Sforza Policlinico
info@teatrocarcano.com
www.teatrocarcano.com
Daniele Milillo