
Ci sono posti che conosci da quando sei nata, alla cui vista e ascolto ti abitui. Poi, a quarantatré anni, ti svelano un significato nascosto, e una caratteristica che è un dono per la comunità. Accade così che nella chiesa di Santa Maria del Monte Carmelo del Quartiere Libertà di Bari, chiesa che ha visto una serie di mie cerimonie famigliari, ci sia un organo. Non uno qualunque, ma un organo ritenuto uno dei più belli e dei più grandi della città di Bari, le cui canne possono essere viste in tutta la chiesa, edificata nel 1938, ma la cui console è perlopiù nascosta dalla schiena dell’altare, ascosa quindi dalla vista di una fedele distratta e dedita soprattutto a seguire l’ennesimo battesimo o comunione di famiglia, qual io sono stata. E sicuramente insieme a me, persone che frequentano la parrocchia da decenni, avranno dato per scontata quell’imponente presenza nell’edificio.
Ci è voluta la sensibilità di Padre Pablo Andrés di Santa Teresa di Gesù Bambino, giovanissimo parroco della chiesa in questione, per regalare alla cittadinanza, finalmente, qualcosa degna di essere stata pensata per un organo così.
Nasce dunque l’iniziativa di eseguire l’intero Orgelbüchlein, il Libretto per Organo, che a dispetto delle dimensioni tanto Libretto non era, visto che è stato composto da Johann Sebastian Bach. Il concerto è stato organizzato da “Orfeo Futuro”, con il titolo “Il caro Kantor”, a celebrare proprio Bach, il Kantor di Lipsia. A eseguire le corali, Carlo Maria Barile, un fuoriclasse, adatto a un pubblico perlopiù attento e preparato sul repertorio, per una piccola maratona in due serate, provante sia per l’esecuzione musicale che per il caldo tropicale che ci sta attanagliando.
La seconda serata ha visto l’esecuzione delle corali dedicate alla fine del Tempo di Passione, alla Pasqua, al Tempo di Pentecoste e al Catechismo. Un crescendo di atmosfere bellissime, sempre diverse, che culminano nelle ultime corali, che non è giusto definire le più belle, perché si commetterebbe un’ingiustizia verso le altre. Oltre all’esecuzione magistrale di Barile, avere un ascolto così esteso conferma perché tutto ciò che sappiamo sulla musica occidentale dal Settecento in poi, Bach lo ha detto, lo ha scritto e lo ha praticato. L’elettronica? Il polistrumentismo di Bach l’ha preconizzata, è solo cambiata la tecnologia. Il groove dal funky alla trap? Basta ascoltare la linea armonica di Bach, già fatto. La metal? Non serve la macchina del tempo, per capire a chi si ispira. E così i tempi del jazz, i fraseggi del pop, e un numero infinito di altre invenzioni. E non solo: Bach ha indagato l’anima di chi ha fede, almeno duecento anni prima che la psiche venisse teorizzata.
Ci sono cose che sembrano essere così solo perché sono così davanti ai nostri occhi, e invece sì, sono sempre state lì davanti, ma hanno significati, importanza, rilevanza, che soltanto la vita e l’ascolto di comunità possono svelare. Così con Bach, così con un organo che conoscevo dalla mia infanzia, e che in realtà non conoscevo abbastanza. Un mostro buono, un amico ritrovato.
Beatrice Zippo
Foto di Beatrice Zippo