Angela Stramaglia incanta il Njlaya Club di Bari con “Vanoni – Emozioni senza fine”, un viaggio nell’universo della grande interprete tra jazz, bossa nova e canzone d’autore

«Domani è un altro giorno, si vedrà». Basterebbe forse soltanto questo verso, sospeso tra malinconia e speranza, per spiegare il senso profondo dell’universo musicale di Ornella Vanoni. Un repertorio che attraversa decenni, mode e linguaggi senza mai perdere autenticità, fatto di amori tormentati, desideri trattenuti, ironia, fragilità e improvvise accensioni di libertà. Ed era tutt’altro che semplice restituirne la complessità in un concerto-tributo. Eppure, domenica sera al Njlaya Club di Bari, il progetto «Vanoni – Emozioni senza fine» è riuscito nell’impresa con eleganza, intelligenza musicale e una partecipazione emotiva rara.

Organizzato a bordo piscina davanti al sold out di 120 spettatori, il concerto ideato e interpretato da Angela Stramaglia si è trasformato in un vero racconto teatrale e musicale sulla figura di Ornella Vanoni: non soltanto cantante, ma interprete capace di reinventare la canzone italiana, contaminandola con jazz, bossa nova, chanson e canzone d’autore. Una personalità artistica libera e sofisticata, che la serata ha saputo evocare senza mai cadere nell’imitazione.

La qualità più evidente dello spettacolo è stata proprio questa: Angela Stramaglia non ha “copiato” né “imitato” Vanoni, ma ne ha restituito pienamente lo spirito. E lo ha fatto affrontando un repertorio difficilissimo, pieno di sfumature interpretative, cambi di atmosfera e brani diversissimi fra loro. Da Innamorati a Milano a Una ragione di più, da L’appuntamento a La voglia, la pazzia, ogni canzone richiedeva una voce capace di muoversi tra registri emotivi differenti, mantenendo sempre controllo, intonazione ed espressività. Qualità che Stramaglia ha mostrato con continuità per tutta la serata, senza mai perdere intensità narrativa.

Accanto alla cantante, un trio di musicisti di altissimo livello ha contribuito in modo decisivo alla riuscita dello spettacolo: Peppe Fortunato alle tastiere, Beppe Sequestro al basso e Michele Perruggini alla batteria. Musicisti solidissimi, capaci non solo di accompagnare con sensibilità la voce, ma anche di ritagliarsi momenti solistici di grande qualità, sempre funzionali al clima dei brani. Mai esibizionismo fine a sé stesso, ma una costruzione sonora raffinata, elegante, spesso jazzistica, perfettamente coerente con il mondo musicale evocato.

Fondamentale anche il lavoro di conduzione. Tra un brano e l’altro, Angela ha accompagnato il pubblico dentro la storia delle canzoni, raccontando episodi, incontri artistici, trasformazioni musicali e il carattere profondamente eclettico della Vanoni. Un vero storytelling musicale, mai didascalico, che ha dato ulteriore spessore all’ascolto. Interessante, in questo senso, il riferimento alle numerose cover presenti nel repertorio della cantante milanese: negli anni Sessanta e Settanta era una pratica frequentissima, ma molti autori finirono per riconoscere che la Vanoni fosse riuscita a trasformare quei brani in qualcosa di ancora più personale e definitivo rispetto agli originali.

La scaletta è stata costruita con equilibrio e sensibilità, alternando momenti intimisti e aperture più ritmiche: il medley dedicato a Gino Paoli, Musica musica, Samba della rosa, Io so che ti amerò, fino al bis finale di Un sorriso dentro al pianto. E proprio l’amore, in tutte le sue forme, è stato il vero filo rosso del concerto: amore perduto, rincorso, ricordato, consumato, ironico o disperato. «La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria»: pochi versi, forse, hanno raccontato meglio di così le contraddizioni sentimentali di intere generazioni.

Non una semplice serata revival, dunque, ma un autentico omaggio culturale a una delle figure più importanti della musica italiana. Perché Ornella Vanoni è stata il simbolo di una femminilità artistica moderna, sofisticata e libera, capace di trasformare ogni canzone in confessione, teatro e racconto. E il concerto del Njlaya Club lo ha ricordato nel modo migliore: con rispetto, passione e musica vera. I lunghi applausi finali riservati ad Angela Stramaglia e ai musicisti hanno così assunto il valore di un riconoscimento sincero per una serata capace non solo di celebrare Ornella Vanoni, ma anche di restituirne tutta la profondità emotiva e artistica.

Livio Costarella

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