‘Una Nuova Storia’, il teatro civile torna a Bari per raccontare il coraggio di chi ha sfidato le mafie

Ci sono storie che non appartengono soltanto al passato. Storie che continuano a parlare, a interrogare, a chiedere da che parte vogliamo stare. Sono storie di coraggio civile, di memoria, di ferite ancora aperte nei territori e nelle comunità segnate dalla presenza mafiosa. A queste storie è dedicata la terza edizione di «Una Nuova Storia», la rassegna di teatro civile che torna a Bari dal 2 al 28 luglio, nel cortile interno del Municipio 2, in via Luigi Pinto.

Organizzata dalla cooperativa sociale Il Nuovo Fantarca per il Centro Antonino Caponnetto del Municipio 2, la rassegna propone cinque appuntamenti teatrali a ingresso gratuito, costruiti attorno a vicende reali, figure esemplari e testimonianze capaci di trasformare la memoria in coscienza collettiva. Non semplici spettacoli, ma occasioni di incontro, ascolto e riflessione su temi che attraversano profondamente il nostro presente: l’onestà, il rispetto delle regole, il senso di appartenenza alla comunità, la responsabilità condivisa, la resistenza nonviolenta alle logiche mafiose e criminali.

Prima dell’avvio della rassegna, venerdì 25 giugno alle 11, il Centro Caponnetto inaugurerà la sua nuova sede in corso Benedetto Croce 96, a Bari, al secondo piano della sede del Municipio 2: un nuovo spazio pensato per rafforzare il ruolo del Centro come presidio culturale, educativo e civile aperto alla città.

La terza edizione di «Una Nuova Storia» è stata presentata questa mattina nella Sala Giunta di Palazzo di Città. Alla conferenza stampa sono intervenuti Rosa Ferro, direttrice artistica della rassegna e coordinatrice del Nuovo Fantarca, Alessandra Lopez, presidente del Municipio 2 di Bari, Michelangelo Cavone, assessore alla Giustizia e al Benessere Sociale del Comune di Bari, e Nicola Grasso, assessore alla Legalità, alla Trasparenza e all’Antimafia Sociale del Comune di Bari.

«Per noi questa rassegna, insieme a tutte le attività del Centro, diventato ormai un punto di riferimento del Municipio – ha dichiarato la presidente Alessandra Lopez -, è davvero fondamentale. L’antimafia sociale va praticata ogni giorno, nei nostri luoghi e attraverso i nostri progetti, soprattutto guardando ai più giovani. Ci auguriamo che siano proprio i ragazzi e le ragazze i principali fruitori di questa iniziativa, perché attraverso il teatro vogliamo offrire loro strumenti per esercitare lo spirito critico e comprendere, senza se e senza ma, da che parte stare. Il Centro, così come tutto il Municipio, vuole aprirsi sempre di più alla città, nel percorso di costruzione di un vero polo multifunzionale, soprattutto sul piano socioculturale».

Sulla stessa linea l’assessore Michelangelo Cavone, che ha sottolineato il valore del Municipio 2 come spazio di sperimentazione e crescita civile. «Il Municipio 2 – ha affermato – è ormai diventato un laboratorio di innovazione sociale. Tante sono le iniziative che ne contraddistinguono l’impegno e che mirano a lanciare un segnale culturale forte. Questa rassegna è importante perché ci consente di coltivare la memoria e di promuovere esempi di coraggio civile: uomini e donne che hanno tracciato un solco nella nostra storia e che offrono ispirazione anche alle amministrazioni pubbliche sul modo di interpretare la propria missione. Da questi esempi dobbiamo avere la capacità di ripartire, perché l’antimafia sociale spetta a ciascuno di noi: nei comportamenti quotidiani, nel rispetto delle regole, nella cura degli ultimi e nella presa in carico di situazioni difficili che vanno affrontate e, quando necessario, denunciate».

Per l’assessore Nicola Grasso, il contrasto alle mafie non può esaurirsi nella sola repressione, ma deve passare da un lavoro culturale profondo e costante. «Come amministrazione comunale – ha spiegato -, anche attraverso l’istituzione di un assessorato all’antimafia sociale, siamo impegnati da subito in modo corale su questo tema. Negli ultimi giorni, insieme all’assessore Cavone, abbiamo denunciato la distruzione a San Pio di un alloggio popolare precedentemente sgomberato. Non si può, però, agire soltanto sul piano della repressione: dobbiamo muoverci in modo deciso e sinergico sul piano sociale e culturale, affinché i comportamenti mafiosi non diventino attrattivi, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Anche attraverso rassegne come questa dobbiamo far comprendere quali siano i percorsi virtuosi e gli esempi da seguire, mettendo in guardia i nostri giovani dalle facili sirene dell’agio e del lusso che la mafia insinua tra loro».

«Una Nuova Storia» nasce proprio da questa esigenza: trasformare il teatro in uno spazio pubblico di consapevolezza, dove la memoria non resta ferma alla commemorazione ma diventa domanda viva, esercizio critico, responsabilità. La rassegna si sviluppa come uno storytelling civile in cinque tappe, dedicate a uomini e donne che hanno scelto di opporsi alle mafie, alle ingiustizie sociali, alla rassegnazione e al silenzio. Persone comuni, spesso rese straordinarie dalla coerenza delle proprie scelte, capaci di pagare un prezzo altissimo pur di non arretrare davanti all’illegalità.

Ma la rassegna invita anche a guardare più da vicino i territori. Le mafie non sono entità astratte, lontane, invisibili. Nascono nei luoghi, si radicano nelle fragilità, crescono nei vuoti lasciati dall’indifferenza, dalla povertà, dalla corruzione, dalla paura. Producono effetti profondi sulle comunità: violenza, ricatto, silenzio, disuguaglianze, perdita di fiducia. Raccontarle attraverso il teatro significa allora restituire voce alle vittime, ma anche chiamare in causa chi resta, chi ascolta, chi può ancora scegliere.

Ogni spettacolo sarà preceduto dagli incontri “Fuori Cornice”, momenti di approfondimento e confronto pensati per accompagnare il pubblico dentro i temi della rassegna. A dialogare con cittadini, spettatori e comunità saranno studiosi, attivisti e testimoni impegnati nei percorsi di educazione alla legalità, alla giustizia sociale e alla nonviolenza: il criminologo ed esperto di sociologia del crimine e della devianza Domenico Mortellaro; don Angelo Cassano, referente regionale di Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie; e Gabriella Falcicchio, docente del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia e Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari e attivista del Movimento Nonviolento. I loro interventi offriranno strumenti preziosi per leggere le trasformazioni del territorio e comprendere le dinamiche sociali che alimentano la criminalità organizzata.

Il sipario si aprirà giovedì 2 luglio. Alle 20.30 il primo incontro “Fuori Cornice” sarà affidato a Domenico Mortellaro; alle 21 andrà in scena «Sono Franco. Storia di Franco Marcone, un uomo normale», scritto, diretto e interpretato da Franco Ferrante. Lo spettacolo riporta alla memoria la vicenda di Franco Marcone, dirigente dell’Ufficio del Registro di Foggia, assassinato nel 1995 per il suo coraggio e la sua integrità morale. Una storia di ordinaria rettitudine diventata, tragicamente, straordinaria: quella di un uomo che scelse di non piegarsi all’illegalità, ai compromessi, alle pressioni, pagando con la vita la fedeltà ai propri principi.

Mercoledì 8 luglio, alle 20.30, il talk “Fuori Cornice” vedrà il confronto tra Domenico Mortellaro e don Angelo Cassano. Alle 21 sarà la volta di «Non è stata la mano di Dio», interpretato da Corrado La Grasta e prodotto dal Teatro del Cipis. Al centro dello spettacolo c’è la figura di don Peppe Diana, sacerdote simbolo della lotta alla camorra, assassinato nel 1994 per aver denunciato apertamente il sistema criminale che soffocava la sua terra. La sua storia torna in scena come testimonianza del potere della parola: parola che denuncia, che resiste, che rompe il silenzio, che diventa atto di fede e responsabilità civile.

Martedì 14 luglio, alle 20.30, un nuovo incontro “Fuori Cornice” con Domenico Mortellaro introdurrà lo spettacolo delle 21, «Sangue Nostro», di e con Fabrizio Coniglio e Alessia Giuliani, produzione Tangram Teatro. La pièce racconta l’incontro, avvenuto trent’anni dopo, tra il magistrato Carlo Palermo e Margherita Asta, entrambi segnati dalla strage mafiosa di Pizzolungo del 1985. In quell’attentato il giudice si salvò, mentre persero la vita la madre e i fratellini di Margherita. Sul palco prende forma un dialogo doloroso e necessario: da un lato il peso del sopravvissuto, dall’altro la forza di una donna che ha trasformato la perdita in impegno, il dolore in testimonianza, la memoria in azione civile.

Giovedì 23 luglio la rassegna aprirà una finestra sul tema della nonviolenza. Alle 20.30 Gabriella Falcicchio introdurrà il talk «La rivoluzione aperta di Danilo Dolci»; alle 21 Giuseppe Semeraro, per Principio Attivo Teatro, porterà in scena «Digiunando davanti al mare». Lo spettacolo ripercorre la figura di Danilo Dolci, il “Gandhi italiano”, che nella Sicilia degli anni Cinquanta combatté mafia e miseria scegliendo le armi della parola, della comunità, della disobbedienza civile e dello sciopero della fame. Una narrazione che intreccia poesia, memoria e impegno sociale, trasformando la fame in simbolo di dignità, riscatto e desiderio collettivo di cambiamento.

La rassegna si chiuderà martedì 28 luglio. Alle 20.30 l’ultimo incontro “Fuori Cornice” sarà condotto da Domenico Mortellaro; alle 21 andrà in scena «Un altro giorno ancora. Sui passi di Renata Fonte», scritto, diretto e interpretato da Angela De Gaetano per Factory Compagnia Transadriatica. Lo spettacolo restituisce al pubblico la figura di Renata Fonte, amministratrice salentina uccisa nel 1984 per il suo impegno nella difesa del territorio e della legalità. La sua vicenda supera la dimensione biografica e diventa simbolo contemporaneo di etica pubblica, responsabilità civile e cura del bene comune.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione scrivendo a centrocaponnetto@libero.it oppure contattando i numeri 338.774.62.18 e 393.831.62.15. Informazioni su centrocaponnettobari.it.

Il Centro di documentazione per la legalità e la nonviolenza “Antonino Caponnetto” nasce nell’aprile del 2009 da un’idea dell’ex III Circoscrizione Picone – Poggiofranco di Bari, oggi Municipio 2 Picone – Poggiofranco – Carrassi – San Pasquale – Mungivacca, con il sostegno dell’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari. Gestito dalla cooperativa sociale Il Nuovo Fantarca, il Centro nasce dal bisogno di custodire e condividere la memoria attraverso un archivio aperto alla cittadinanza, capace di raccogliere libri, audiovisivi, studi ed esperienze. Accanto a questa funzione documentale, promuove percorsi culturali di educazione alla legalità, alla giustizia, alla responsabilità e alla nonviolenza, attraverso laboratori, seminari, workshop di formazione, spettacoli, pubblicazioni e incontri pubblici.

Perché la memoria, da sola, non basta. Deve farsi parola, presenza, scelta. Deve diventare una storia nuova.

Daniele Milillo

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