
Quando si partecipa come spettatore a un concerto, a un evento artistico o più in generale a una rappresentazione, ciascuno di noi si approccia nell’animo in maniera diversa e molto personale.
Non so, pertanto, cosa ogni partecipante presente al concerto possa aver pensato quando uscendo di casa, si accingeva a raggiungere il meraviglioso Sagrato della Basilica Cattedrale di Monopoli.
Ciascuno sarà arrivato con aspettative diverse, chi per curiosità, chi per passione, chi forse solo per accompagnare qualcuno. Ma tutti, senza eccezioni, saranno rientrati con una sensazione comune, magari non identica ma certamente affine: quella di aver vissuto un momento autentico, sospeso nel tempo e nello spazio, capace di lasciare un segno indelebile nell’anima.
Perché quando l’arte si esprime attraverso le corde del talento, della passione, della determinazione, in una sinergia simultanea ma anche asincrona di lavoro, genio e sacrificio, e quando tutto questo ha come culla un luogo carico di storia e di bellezza, accade qualcosa difficile da descrivere con precisione: si crea una connessione silenziosa tra chi suona, chi ascolta e quanto li circonda.
Il tocco finale che ha esaltato questo già suggestivo quadro, nel battesimo della 22esima edizione di Ritratti Festival’ 2026, inserita nella rassegna Notti sul sagrato, è stata la scelta di tenere il concerto di avvio in uno spazio temporale rappresentativo molto forte, che ha coinciso con la celebrazione del solstizio d’estate e della Giornata Internazionale della Musica, due eventi carichi di simbolismo che hanno impreziosito di valore e di romantica aspettativa la manifestazione attesa.
E di certo le aspettative su questo evento non sono state affatto disattese.
“Play Love – Tutto l’amore che si può suonare” un titolo che è tutto un programma e che racchiude lo spirito con cui questa manifestazione è stata ideata: amore, gioco, musica.
Parole il cui valore intrinseco riporta al sacrificio, alla determinazione, alla caparbietà, alla preparazione di tutti i soggetti che sono stati coinvolti nel progetto della serata: i musicisti dell’Orchestra del Conservatorio “Nino Rota”, la direzione artistica, gli organizzatori, gli addetti ai lavori, le autorità locali e tutta la moltitudine di persone che ha collaborato a rendere la serata un evento quasi magico.
Fra queste figure una doverosa menzione speciale la dedico alla Maestra Antonia Valente, visionaria ideatrice dell’evento “Ritratti”, che guidata dalla sua dolce determinazione ed animata da una nobile profondità d’intenti ha impresso a questa rassegna un’impronta profondamente personale, rivelando al contempo la misura della sua sensibilità artistica.
La pienezza della sua arte rende superflua ogni presentazione del Maestro Benedetto Lupo, la cui grandezza durante tutta l’ esecuzione si è rivelata nell’umiltà di un tocco pianistico di rara intensità, capace di racchiudere profondità ed eloquenza espressiva e di ipnotizzare ogni ascoltatore presente: a guidare ed armonizzare tanta opulenza di talenti il giovane Direttore Giuseppe Mengoli, si è confermato presenza significativa e di crescente spessore nel panorama musicale contemporaneo.
Il Concerto per pianoforte e orchestra K 488 di Mozart ha caratterizzato l’inizio di questa speciale serata con la sua brillantezza e vivacità strumentale, alternando tratti intimamente poetici distribuiti con preziosa fusione fra solista e orchestra. La lunga ed elaborata esecuzione orchestrale ha manifestato la propria abilità nell’esecuzione attenta del gioco dei due temi del primo movimento e sul loro successivo sviluppo.
Durante l’esibizione, la presenza discreta e di carattere del maestro Lupo si è legata con profonda intesa al lavoro del maestro Mengoli, la cui gestualità sapiente era veicolo di un avvolgente magnetismo.
Il maestro Lupo si è congedato dal pubblico in fervente entusiasmo, omaggiando la sua ex allieva Antonia Valente con uno dei più appassionati e struggenti preludi di Brahms: ancora adesso mi piace pensare che il calore e l’intensità del momento siano stati attrattivi anche per quella rondine che volteggiava curiosa nello spazio del Sagrato.

Il Maestro ha lasciato la scena e, con lui, il pianoforte si è ritratto, cedendo il passo all’esecuzione della Sinfonia n. 2 op. 36 di Beethoven: l’organico dell’orchestra fino ad allora composto di archi, flauti, clarinetti, fagotti e corni si è altresì impreziosito con l’ ingresso di trombe e timpani e ha preso avvio dal timbro incisivo dell’oboe.
L’impulso ritmico del brano, alternato a movimenti pervasi di energia e brio hanno rievocato chiare ed aperte visioni, ma dense di contrasti drammatici tipici delle composizioni più mature di Beethoven.
Il concerto si è concluso fra gli incessanti applausi del pubblico, il quale ha sancito inequivocabilmente il pieno successo di questa prima serata, tributando così un doveroso premio morale alla dedizione e all’impegno di tutti coloro che l’hanno resa possibile.
E se questo è soltanto l’inizio, allora l’estate monopolitana, nel segno della Rassegna “Ritratti”, si preannuncia come un racconto ancora da svelare, ricco di promesse, di attese e di momenti destinati a restare impressi nella memoria, così come le note sospese nell’aria di quella che, senza dubbio, è stata la sera più breve ma più intensa dell’anno.
Graziana Cinquepalmi
Foto di Graziana Cinquepalmi