Io e Vasco. Riflessioni a margine del “Vasco Live 2026” allo Stadio San Nicola di Bari

Per raccontare il concerto tenuto da Vasco Rossi nelle scorse ore a Bari, potrei cominciare dal palco, immenso, scintillante, fantasmagorico; una macchina scenica capace di trasformare uno stadio in un teatro a cielo aperto. Luci, video, effetti speciali, fuochi d’artificio.

Potrei cominciare da una band straordinaria che accompagna Vasco con una potenza e una precisione quasi chirurgica.

oppure potrei raccontare della sua fanbase, probabilmente la più grande e trasversale della musica italiana; padri e figli, nonni e nipoti, ragazzi che lo hanno appena scoperto e uomini e donne che lo seguono da una vita. Migliaia di persone diverse che, per una sera, diventano una voce sola.

Potrei raccontare di un cantante che per anni è stato stigmatizzato, perseguitato dalla stampa perbenista, che ha stravolto il modo di proporre e produrre musica, ma anche di coinvolgere i fans, che ha incarnato l’anticonformismo e l’antiamericanismo, ma sarebbe la cronaca di un concerto e di una storia che tutti conoscono, che i suoi tanti fans conoscono molto bene.

Voglio raccontare, invece, di me, di quando Vasco è entrato nella mia vita più di quarant’anni fa grazie a mio fratello che non si perdeva un Album, non si perdeva un concerto. Ogni nuovo LP era accompagnato da un piccolo rito. Arrivava a casa, il vinile finiva sul piatto del Pioneer e il volume saliva inevitabilmente oltre il consentito. Da qualche stanza della casa si sentiva la voce di mio padre. Brontolava.
Non gli piacevano tutte “quelle Bollicine” non capiva quella “Vita spericolata”. Vasco, per lui, era “Bosco Rosso”. Lo chiamava così, con quell’ironia affettuosa di chi non comprende fino in fondo il mondo dei figli.

Eppure, c’è una cosa che ho capito solo molti anni dopo. Nonostante tutto mio padre non ha mai impedito a mio fratello di partire per vedere un concerto di Vasco, mio padre era rock e non lo sapeva, perché mio fratello aveva sedici anni quando caricava uno zaino sulle spalle con una tenda e andava a vedere Vasco, quando ai concerti c’erano solo poche centinaia di persone e i cellulari erano oggetti da film di fantascienza . Si partiva e basta. E chi restava a casa come me, aspettava e attendeva il resoconto di un’avventura che durava alcuni giorni.

E allora ho capito perché ogni concerto di Vasco mi emoziona così tanto. Non è soltanto la musica. Le sue canzoni sono la mia madeleine. Basta un accordo e tornano odori, voci, stanze, persone. Rivedo mio fratello con un disco nuovo sotto il braccio. Rivedo il Pioneer. Risento la puntina che si posa sul vinile. Risento mio padre che borbotta e insieme a loro, ritorna una parte di me.

Ma le canzoni di Vasco, non hanno solo accompagnato una generazione, l’hanno raccontata.
Eravamo “Albachiara”, con la leggerezza di chi pensa che il futuro sia infinito. Abbiamo inseguito una “Vita spericolata” convinti che il mondo ci aspettasse. Poi abbiamo scoperto che “Siamo solo noi” fragili, ostinati, straordinariamente normali. Abbiamo capito che gli “Angeli” non sempre arrivano quando li invochi e che, almeno una volta nella vita, siamo stati tutti “Sally” feriti eppure capaci di rialzarci. Abbiamo perso amori, abbiamo salutato padri con una “Canzone” e dopo tanto dolore abbiamo dovuto dirci che siamo ostinatamente “ancora qua”. Abbiamo tutti avuto un “Alfredo” a cui dare la colpa per i nostri fallimenti e una “Toffee” che ci ha lasciato un sorriso e una nostalgia.

Le canzoni di Vasco non ci hanno insegnato come vivere. Ci hanno fatto compagnia mentre vivevamo.
Per questo, quando ottantamila persone cantano insieme, non stanno semplicemente accompagnando un artista. Ognuno sta ritrovando una parte della propria storia. Per qualche ora, migliaia di biografie diverse diventano una sola.
Noi, gente straordinariamente normale, abbiamo avuto il nostro cantore.
E forse il segreto di Vasco è proprio questo: aver scritto canzoni che, a forza di attraversare le nostre vite, hanno smesso di essere soltanto sue.

Vicky Berardinetti
Foto di Vicky Berardinetti

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