
«Costruire ponti e non muri.» Marguerite Yourcenar
Il nostro Teatro Petruzzelli ha ospitato uno di quei rari momenti in cui le distanze sembrano annullarsi e le differenze trasformarsi in occasione di fratellanza. Con “Incontro d’Oriente”, lo spettacolo promosso dalla School of Music and Dance affiliata alla Guangzhou University nell’ambito delle celebrazioni per il quarantesimo anniversario del gemellaggio tra Bari e Guangzhou, il pubblico ha vissuto una serata di grande fascino e intensità culturale. L’evento, inserito nella rassegna EXTRA 2026 – Il teatro d’estate, ha offerto un viaggio attraverso musica, canto e danza, confermando ancora una volta il valore universale dell’arte come linguaggio capace di unire popoli e tradizioni diverse.
Ad aprire la serata è stato il saluto del Sindaco di Bari, Vito Leccese, che ha ricordato il significato storico del legame che unisce le due città dal 1986. Un rapporto costruito nel tempo attraverso scambi culturali, collaborazioni istituzionali e occasioni di crescita reciproca, che continua a rappresentare un esempio concreto di dialogo tra Oriente e Occidente.
Seduti nella splendida cornice del Petruzzelli, ci si è sentiti quasi trasportati lungo le antiche vie della Cina. Lo spettacolo ha offerto molto più di una semplice successione di esibizioni: è stato un percorso tra paesaggi, leggende, tradizioni e sensibilità artistiche che raccontano la straordinaria ricchezza culturale di un Paese dalle radici antichissime. Musica e danza hanno guidato il pubblico in questo viaggio simbolico, rivelando una Cina fatta non solo di storia e tradizione, ma anche di creatività, eleganza e continuo dialogo tra passato e presente.

«Se differisci da me, fratello mio, lungi dal danneggiarmi, mi arricchisci.» Antoine de Saint-Exupéry
Tra le esibizioni che hanno meglio espresso il filo conduttore della serata si è distinto il duetto di danza “Fusione ed Armonia“, ispirato ai principi dello Yin e Yang, simbolo dell’equilibrio tra forze opposte e complementari. I due interpreti hanno dato vita a una coreografia elegante e coinvolgente, costruita su continui intrecci, avvicinamenti e allontanamenti, quasi a rappresentare il dialogo incessante tra energia e delicatezza, movimento e quiete, forza e fragilità. La danza si sviluppava con una naturale fluidità, accompagnando lo spettatore in una riflessione sul valore dell’armonia come ricerca di un equilibrio che non elimina le differenze, ma le valorizza. Osservando i movimenti dei danzatori era impossibile non cogliere un richiamo al significato stesso della manifestazione. Così come Yin e Yang convivono in una relazione dinamica e feconda, anche Oriente e Occidente possono incontrarsi senza rinunciare alla propria identità. In questo senso, Fusione ed Armonia è apparsa come la metafora più efficace dell’intera serata: un invito alla comprensione reciproca e alla scoperta della ricchezza che nasce dall’incontro tra mondi diversi.

«Nel cuore dell’inverno ho imparato che vi era in me un’invincibile estate.» Albert Camus
Di grande impatto emotivo è stato anche “Il Pioppo“, assolo maschile di danza con coreografia e interpretazione di Wen Junhao. La performance richiamava un antico detto della tradizione cinese secondo il quale un pioppo impiega mille anni per crescere e mille anni per morire, immagine simbolica della forza, della pazienza e della capacità di attraversare il tempo. Attraverso movimenti essenziali ma intensi, Wen Junhao ha trasformato questa metafora in linguaggio corporeo. La danza alternava gesti morbidi e ondulati a improvvise accelerazioni, come se il corpo del danzatore si identificasse con l’albero stesso, saldo nelle radici eppure continuamente attraversato dal vento e dalle stagioni. In alcuni momenti sembrava di vedere i rami piegarsi senza spezzarsi; in altri emergeva la forza silenziosa di una natura capace di sopravvivere alle avversità. La sua interpretazione, caratterizzata da grande controllo tecnico e sensibilità espressiva, ha coinvolto profondamente il pubblico. Senza bisogno di parole, il danzatore è riuscito a trasmettere un messaggio universale di resilienza e continuità. Tornava alla mente una saggezza cara alla cultura orientale: non è la rigidità a rendere forte un essere vivente, ma la capacità di piegarsi al vento senza spezzarsi. In questa chiave, il pioppo di Wen Junhao diventava metafora della resilienza umana e della perseveranza che accompagna il cammino della vita.

«La musica esprime ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio.» Victor Hugo
Tra i momenti che più mi hanno emozionato si colloca senza dubbio l’esecuzione di “Primavera sulle montagne innevate“, affidata al musicista Hu Xianwen. Attraverso un magistrale assolo di guzheng, antica cetra cinese dal timbro delicato e penetrante, l’artista ha trasportato gli spettatori in un paesaggio sonoro di straordinaria suggestione. Fin dalle prime note il teatro è stato avvolto da un silenzio attento e partecipe. Le corde dello strumento sembravano evocare l’immagine di montagne ancora ricoperte di neve che lentamente si aprono ai segni della primavera, in un susseguirsi di melodie limpide, leggere e profondamente evocative. L’esibizione non è stata soltanto una dimostrazione di virtuosismo tecnico. Hu Xianwen è riuscito a comunicare emozioni autentiche, regalando al pubblico uno dei momenti più intensi dell’intera rappresentazione. Per qualche minuto il Petruzzelli è sembrato sospeso in una dimensione senza tempo, dove la musica si faceva racconto, paesaggio e meditazione.

«La musica è forse l’esempio unico di ciò che avrebbe potuto essere la comunicazione delle anime.» Marcel Proust
Al termine delle esibizioni, i lunghi e calorosi applausi della sala hanno testimoniato l’apprezzamento del pubblico per una proposta artistica raffinata e capace di suscitare emozioni sincere. In molti momenti della serata è apparso evidente come musica e danza possano superare le barriere linguistiche e geografiche, creando uno spazio comune di ascolto, comprensione e condivisione. Proprio questo è stato il valore più autentico di “Incontro d’Oriente“. Più che una semplice successione di performance, lo spettacolo si è configurato come un vero incontro tra culture, celebrando non soltanto quarant’anni di amicizia tra Bari e Guangzhou, ma anche la capacità dell’arte di costruire ponti laddove esistono distanze.

Se dal punto di vista artistico la serata ha raggiunto livelli di grande qualità, una piccola osservazione riguarda i brani cantati in lingua cinese. La loro intensità espressiva e la loro bellezza musicale erano evidenti anche per il pubblico italiano, ma l’assenza di una traduzione dei testi ha impedito agli spettatori di coglierne pienamente il significato poetico e narrativo. La proiezione dei versi tradotti, sul modello dei sopratitoli utilizzati nelle rappresentazioni operistiche, avrebbe probabilmente consentito una partecipazione ancora più profonda e consapevole. Si tratta tuttavia di un dettaglio che non ridimensiona il valore complessivo dell’iniziativa. La serata del 16 giugno ha confermato il Teatro Petruzzelli come luogo privilegiato di incontro tra popoli e tradizioni, offrendo al pubblico barese un’esperienza culturale intensa, elegante e ricca di significato.

Come scrive Claudio Magris, «l’identità non è una fortezza, ma un ponte». Per una sera il Teatro Petruzzelli è diventato proprio questo: un ponte ideale tra Bari e Guangzhou, tra Oriente e Occidente, tra tradizioni differenti unite dalla comune ricerca dell’armonia.
Maurizia Limongelli
Foto dalla pagina Facebook della Fondazione