
Ancora una volta la città di Mola di Bari alla ribalta con l’avvio dell’edizione 2026 dell’AGìMUS Festival, a cura dell’Associazione Giovanni Padovano Iniziative musicali, ETS, con la Direzione Artistica del Maestro Pietro Rotolo. Un cartellone estivo denso di appuntamenti da segnare in agenda, che si è aperto con l’esibizione del cantautore Raphael Gualazzi.

Nel suo saluto iniziale, Pietro Rotolo ha tenuto a sottolineare che l’Associazione Giovanni Padovano è uno dei pochi operatori qui in Puglia, che riescono ad offrire appuntamenti in tutti i periodi dell’anno, con una rassegna invernale ed un Festival estivo. E dopo aver ringraziato Il Ministero della Cultura, La Regione Puglia, Il Comune di Mola di Bari e l’Accademia delle Belle arti (oltre ai numerosi sponsor privati) che hanno sostenuto il progetto, ha voluto rimarcare la notizia, passata un po’ in sordina, della vittoria da parte del giovane violoncellista romano Ettore Pagano (23 anni) del “Queen Elisabeth Competition” di Bruxelles, uno dei più autorevoli concorsi musicali internazionali.

Raphael Gualazzi, rappresenta il profilo ideale della filosofia della programmazione di Agìmus, in quanto con grande e rara capacità riesce a fondere linguaggi musicali diversi, riuscendo ad elaborare un suo stile molto personale. Difficile definirlo un semplice “cantautore” o un “pianista”. Riesce a fondere stili musicali diversi, passando da brani scanzonati a riprosizioni di brani della tradizione del Blues, senza disdegnare la musica classica o la canzone italiana.
Nato a Urbino nel 1981) è un cantautore e pianista italiano. E’ balzato improvvisamente alla ribalta vincendo, nel 2011, la sessantunesima edizione del Festival di Sanremo nella categoria “Giovani” con il brano “Follia d’amore” e, nello stesso anno, è arrivato secondo all’ Eurovision Song Contest. con la vittoria del premio della giuria tecnica. Ha ottenuto anche la seconda posizione al Festival di Sanremo 2014 con “Liberi o no”. Ma volerlo annoverare nella lunga schiera di cantanti della “Canzone italiana” è davvero riduttivo.

Dopo aver intrapreso gli studi di pianoforte al Conservatorio Rossini di Pesaro, dove è stato avviato all’apprendimento degli autori classici, estende la sua ricerca musicale anche nel campo dei generi jazz, blues e fusion, collaborando con artisti del settore, mettendo in evidenza le sue peculiarità vocali e strumentali.
La sua musica nasce dalla fusione della tecnica ragtime dei primi anni del Novecento con la liricità del blues, del soul e del jazz nella sua forma più tradizionale. Le sonorità tipiche del pre-jazz e dello stride piano di Scott Joplin, Jelly Roll Morton, Fats Waller, Art Tatum e Mary Lou Williams.

In questi quindici anni sono tante le collaborazioni eccellenti ed i brani di successo. Ad agosto 2017 è maestro concertatore della serata finale della Notte della Taranta. Ma la sua storia non nasce all’improvviso nel 2011. Già nel 2005 aveva pubblicato il suo Album di esordio, dal titolo “Love outside the window”, dove metteva in evidenza la sua passione sfegatata per il ragtime. Dopo essere stato invitato ad esibirsi negli Stati Uniti, in Vermont e New Hampshire all’interno del progetto The History & Mystery of Jazz, che lo ha visto esibirsi al fianco di diversi musicisti americani, a settembre 2009 avviene l’incontro con Caterina Caselli, firmando un contratto discografico con la Sugar Music, che diventerà il suo trampolino di lancio.
Possiamo pertanto dire che resta un musicista davvero speciale e “trasversale”, riuscendo a catturare l’attenzione sia del pubblico più scanzonato, sia di quello più impegnato. E tutto questo lo ha dimostrato della sua esibizione di Mola di Bari. Poche parole e tanta musica. Tantissime canzoni (18), non tutte famose, non tutte tratte dal suo repertorio classico. Forse qualcuno è rimasto un po deluso per questo, ma ritengo che sia stato capace di trascinare tutti i presenti in questa sua scelta musicale.

Per ribadire la sua passione per il ragtime, il concerto si è aperto con un brano del pianista Fats Waller dal titolo “Smashing thirds”, seguito da alcuni brani tratti dal suo primo album del 2005 (“A single song”, “Crazy rag blues”, Jameson’s lament”, “Crying laughing”). Non sono mancati omaggi alla musica brasiliana (Girl from Ipanema), alla musica classica, con La Traviata di Giuseppe Verdi (Noi siamo zingarelle), o alla canzone italiana (“Vacanze romane” dei Matia Bazar, che si rifà all’omonimo film del 1953, interpretato da Gregory Peck e Audrey Hepburn).
In uno dei pochi interventi parlati, Gualazzi ha specificato che la musica è fatta di sogni, ed il suo sogno era quello di andare a New Orleans. E tratto dal suo secondo Album , Reality and Fantasy (quello di Sanremo 2011), ci ha proposto il brano intitolato proprio “New Orleans”, con i testi scritti da Oliviero Malaspina, che con lui ha collaborato per alcuni anni, dal 2007 al 2010. Malaspina, scomparso lo scorso settembre, è stato un cantautore, scrittore e poeta che tra i tanti, ha collaborato anche con Fabrizio e Cristiano De Andrè. E sempre dallo stesso album, è stato eseguito lo scanzonato “Carola”. Appartiene invece al terzo album (Happy mistake, del 2013), il brano “Un mare in luce”.

Ma ovviamente non potevano mancare alcuni classici del blues come “Please, send me someone to love” di Percy Mayfield, “Sloppy drunk blues” di Sonny Boy Williamson, o “Come rain or come shine”, un brano del 1946, scritto da Harold Arlen e Johnny Mercer, e portato al successo da tantissimi, da sarah Vaughan e Frank Sinatra, da Billie Holiday a Ray Charles.
Un finale trascinante con la canzone vincitrice del Festival di Sanremo (giovani) Follia d’amore, ed un bis sempre tratto dal suo primo album: “A french cartoon”. E con questa conclusione, davvero speciale, tutti siamo tornati a casa felici e contenti.

A questo punto ci aspettano i prossimi appuntamenti, dall’omaggio per i 100 anni di Miles Davis (con Roberto Ottaviano, Flavio Boltro e le letture di Ugo Sbisà), a Francesco Baccini, Fabularasa, Tony Hadley, Alessandro Quarta, l’Aida di Giuseppe Verdi, per terminare col botto, con Stefano Massini e Paolo Jannacci. Restate sintonizzati.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro