
Parafrasando i loro nomi, e ricordando uno sport invernale che ha sempre affascinato giovani e meno giovani, la rassegna “Jazz in…Canto” di Corato, con la preziosa Direzione Artistica di Pierluigi Balducci, ha ospitato un duo inusuale, con il nostro Roberto Ottaviano al sax soprano e contralto e il chitarrista inglese Rob Luft.

Di Roberto Ottaviano abbiamo raccontato tante volte le sue straordinarie capacità artistiche, che vanno ben oltre il generale apprezzamento di tutti gli appassionati. Insegnante al conservatorio Nicolò Piccinni di Bari (il primo ad insegnare jazz); per ben due volte eletto miglior musicista dell’anno (2022 e 2024) dal referendum della rivista Musica Jazz; Direttore Artistico di prestigiose rassegne (Bari in Jazz, Nel Gioco del Jazz, Tremiti Music Festival), fino a qualche mese fa presidente della Federazione Nazionale Il Jazz Italiano, sempre pronto a mettersi in gioco, sia con musicisti affermati, sia a sostenere i più giovani musicisti, spesso suoi allievi. Attorno a lui girano mille progetti, sempre diversi, sempre entusiasmanti. E proprio grazie a questa sua curiosità di sperimentare strade sempre nuove, nasce la collaborazione con Rob Luft.

Rob Luft è un chitarrista jazz londinese di 32 anni, pluripremiato, la cui virtuosità è stata paragonata a quella di leggende della chitarra come John McLaughlin, Al Di Meola e Paco De Lucia. Nel 2016 ha ricevuto il Kenny Wheeler Prize dalla Royal Academy of Music e si è classificato secondo al Montreux Jazz Guitar Competition del Montreux Jazz Festival. Il suo album di debutto, “Riser”, è stato pubblicato da Edition Records nel 2017, riscuotendo un ampio successo di critica e pubblico nel panorama jazz europeo.
Successivamente, sulla scia del successo del suo primo album, Rob ha ricevuto numerose nomination a premi: Miglior Artista Emergente ai Jazz FM Awards del 2018, Strumentista dell’Anno ai Parliamentary Jazz Awards del 2020 e Strumentista dell’Anno ai Jazz FM Awards del 2019. Nel maggio 2019, Rob è stato selezionato come artista jazz della nuova generazione della BBC. Il suo attesissimo secondo album, “Life is the Dancer”, è stato pubblicato nell’aprile 2020 da Edition Records, riscuotendo un grande successo di critica.

Nonostante i lockdown globali intermittenti del 2020, Rob ha fatto il suo debutto con la leggendaria etichetta jazz tedesca ECM Records con l’album “Lost Ships”, una collaborazione con la cantante albanese naturalizzata svizzera Elina Duni, che ha ottenuto una nomination nella categoria “Album Internazionale dell’Anno” al German Jazz Prize del 2021.
Tra i momenti salienti della carriera concertistica di Rob si annoverano le esibizioni con artisti del calibro di Django Bates, The Cinematic Orchestra, Arve Henriksen e Manu Katché. Rob è membro stabile di numerosi gruppi jazz moderni di alto livello nel panorama britannico, come il John Surman Quartet, i Four Corners di Byron Wallen e l’Iain Ballamy Quintet.

In Italia è da evidenziare la collaborazione con il gruppo “ZiroBop” di Enzo Zirilli, incidendo con loro due Album. Ed è proprio grazie a questa collaborazione che avviene l’incontro con Roberto Ottaviano. Subito dopo il lockdown (settembe 2020), quando Ottaviano era Direttore Artistico della rassegna organizzata dall’Associazione “Nel Gioco del Jazz”, invita la coppia (anche nella vita) di Elina Duni e Rob Luft ad Alberobello. Da allora ad oggi, Luft ne ha fatta di strada. Una raffinatezza senza pari ed una ricerca del “suono impossibile”, con una pedaliera smisurata che ha usato in continuazione per tutta la durata del concerto, e con una tecnica del tutto personale per accarezzare e pizzicare le corde della chitarra. Rob è un musicista completo, curioso e telepatico. E per il nostro Ottaviano è stato un po’ un invito a nozze. Il concerto di Corato non è una prima assoluta: in questi ultimi anni, più volte è capitato di vederli suonare insieme.

Il concerto è stato tutto dedicato ai cento anni dalla nascita di John Coltrane. Contrariamente al solito, all’inizio del concerto Ottaviano ha spiegato al numeroso pubblico questa scelta di dedicare la serata a Coltrane, dopo di chè ha parlato solo la musica. Coltrane nasceva il 17 settembre 1926. E’ stato un personaggio folgorante, apparso come una meteora. Scoparso prematuramente a 41 anni. La sua musica ha dettato i tempi di tutta la musica afroamericana moderna., sublimato da una fede universale, espressa in modo dirompente dal 64 in poi con “A love supreme”, con l’idea che il cosmo ci contiene tutti. A questo splendido capolavoro seguiranno “Stellar Regions” e “Interstellar Space” (1967). A San Francisco è anche presente una chiesa intitolata a St. John Coltrane African Orthodox Church.
Tutti i brani eseguiti sono composizioni di Coltrane, con arrangiamenti davvero particolari e freschi di Roberto Ottaviano. Brani noti o meno noti, su cui entrambi i musicisti hanno dato prova di saper improvvisare e creare atmosfere magiche, come ben si addice alla “spiritualità” di Coltrane.

Il concerto è stato aperto con il brano “Alabama”, composto nel 1963 e presente nel suo album “Live at Birdland“ del 1963. Il brano venne scritto in risposta a una strage avvenuta il 15 settembre ’63 durante un attentato razzista ad opera del Ku Klux Klan all’interno di una chiesa battista nella cittadina di Birmingham, in Alabama, nel quale rimasero uccise quattro bambine. A seguire, “Transition”, title track dell’omonimo album registrato nel 1965, ma pubblicato postumo dopo la morte del sassofonista nel 1970. “Big Nick” invece fa parte dell’album “Impression”, del 1963.
Il brano “Lonnie’s lament” è presente nel quindicesimo Album “Crescent”, pubblicato dalla Impulse Records nel 1964 con il quartetto storico ( McCoy Tyner, Jimmy Garrison ed Elvin Jones).
“Naima” è una delle composizioni coltraniane più celebri, e dedicato alla sua prima moglie, Juanita Naima Grubbs, con la quale l’artista fu sposato dal 1955 al 1963. La prima registrazione del brano ebbe luogo il 26 marzo 1959. La versione definitiva poi pubblicata nell’album Giant Steps, venne però incisa successivamente il 2 dicembre 1959 con Wynton Kelly, Paul Chambers e Jimmy Cobb.

Non potevano mancare, in scaletta, brani dell’album capolavoro di Coltrane, A love supreme, come “Resolution” e “Pursuance”. “Welcome” invece è un brano presente nel penultimo Album “Kulu sé mama” del 1967. Due bis, con “Central Park west” del 1964, presente nell’album “Coltrane’s sound” ed infine “India”, tratto da un altro grande capolavoro “Impression”.
Una esibizione che ha entusiasmato ed emozionato il pubblico presente per la sua raffinatezza, la ricerca di sonorità impossibili, quasi una “sfida” tra i due musicisti. E tenendo conto che sono quasi coetaneo di Ottaviano, e Luft è coetaneo di mio figlio, posso affermare che le cose realizzate insieme, padri/figli, sono sempre le più belle, per uno e per l’altro. Ci auguriamo di poterli riascoltare insieme quanto prima, magari in trio con Elina Duni.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro