‘Vissi d’arte, vissi per Maria’: l’elegia dedicata alla divina Callas ha chiuso degnamente al Teatro Piccinni di Bari la grande Stagione della Camerata Musicale Barese

Gran finale di stagione ‘invernale’ presso il Teatro Piccinni di Bari, quello della Camerata Musicale Barese, con una rappresentazione in onore della mai dimenticata Maria Callas. Un saluto che ha celebrato la “divinità” di un’artista straordinaria, in una insolita quanto ambiziosa ed altresì apprezzata, costruzione scenica complessa e stratificata di teatro, musica, narrazione ed alta ingegneria del suono.

Sul lato destro del palco, la scena riporta un tavolo e una sedia che fanno da culla al bravissimo ed acutissimo Giampiero Mancini, alias Bruno, fedele maggiordomo della Divina: i suoi racconti, commossi e dettagliati, definiscono una dimensione intima e molto personale della protagonista della serata. Dalla sua drammaturgia, emerge dunque una Callas privata, sottratta all’astrazione del mito e restituita alla fragilità del vivere.

Sul lato sinistro, il palco ospita un terzetto d’eccezione, l’Ensemble Musica Civica, composto dai Maestri Dino De Palma (violino), Luciano Tarantino (violoncello) e Donato Della Vista (pianoforte), i quali, con la loro impeccabile professionalità, costruiscono un tessuto sonoro di raffinata precisione, ponendo le basi a un sospeso musicale di mistica presenza e assenza.

Al centro dello spettacolo, la voce della Divina, che riecheggia, alla fine di ogni aneddoto, integrandosi con grande pregio all’esecuzione dal vivo, e creando sentita emozione nel pubblico presente.

Se difficile è, per lo spettatore, commisurare la fatica dei musicisti, che hanno fedelmente eseguito quanto dovuto confrontandosi con la difficoltà oggettiva di non poter interagire in maniera istantanea con l’interprete, impresa altrettanto ardua è quella di valutare l’impegno dell’ingegnere del suono, che con straordinaria sensibilità e rigore tecnico ha saputo restituire nuova vita alla personalità della Callas, riportando in primo piano una voce limpida, presente e vibrante, capace di raggiungere l’ascoltatore con un’intensità autentica e coinvolgente.

Lo spettacolo, fra parole e musica, è stato pertanto una sorta di “macchina del tempo”, in quanto ha saputo riportare il pubblico agli anni vissuti dalla Callas, immergendolo nelle sue vicende personali: dal sodalizio con Pasolini (e in maniera trasversale con Ninetto Davoli) in occasione del ruolo in Medea, al suo matrimonio con Giovanni Battista Meneghini, dal lacerante rapporto con la sua mamma, alla celeberrima e “gossippata” relazione con Onassis (a tal proposito, sognante è stato il racconto del loro primo incontro parigino in cui il magnate greco, in occasione di un suo concerto, fece pervenire alla Divina nell’arco dell’intera giornata, una quantità inenarrabile di rose, così delineando sin dalle loro prime interazioni, un rapporto simbolico e già tossico fatto di seduzione e potere).

La parte teatrale e quella musicale si alternano, dunque, e si danno reciprocamente il passo, rafforzando la descrizione di quella che è stata un’artista difficilmente comparabile in termini di notorietà, fama e carisma, facendo sentire lo spettatore realmente presente all’epoca delle arie più famose ascoltate nel corso della serata.

Si levano nell’aria Non feci mai male ad anima viva (dalla Tosca), Casta Diva (dalla Norma), Un bel dì vedremo (dalla Madama Butterfly), La mamma morta (da Andrea Chénier) e l’Ave Maria (da Otello): ogni brano è contestualizzato all’interno di un racconto biografico che nel corso della rappresentazione, si rivela dialogo vivo, anche con il pubblico presente, in cui ogni nota ha dato respiro a ogni parola.

Lo spettatore, preso dal racconto e dall’esecuzione musicale, si confronta con la pena nel cuore per aver conosciuto nel corso dello spettacolo, una donna fragile ma appassionata, sensibile e talentuosa: si accinge a lasciare il teatro avvolto dalla dolce malinconia di una stagione artistica ormai compiuta, ma col desiderio di tornare nuovamente a ritrovare quella promessa di bellezza che soltanto l’arte, quando si compie, sa offrire.

Graziana Cinquepalmi
Foto dalla pagina Facebook della Camerata

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