
Il 25 maggio scorso, anche Sonny Rollins ci ha lasciato alla veneranda età di 95 anni. La leggendaria foto di Art Kane, (pseudonimo di Arthur Kanofsky, 1925 – 1995) , scattata ad Harlem nel 1958, e che spesso è stata utilizzata per rappresentare i più straordinari interpreti della musica jazz del tempo, con la scomparsa del sassofonista Rollins resta un ricordo del passato.
Sonny Rollins rappresentava l’ultimo “combattente” ancora in vita. La foto, nota col titolo di ”A great day in Harlem” o più semplicemente Harlem 1958, apparsa sulla rivista Esquire, e unanimemente considerata la più importante foto di jazz di tutti i tempi. Realizzata partendo da un’idea del futuro regista Robert Benton, allora editor della rivista, per accompagnare un articolo sulla golden age del jazz, l’immagine riunisce 57 grandi jazzisti, convocati per l’occasione da Kane, allora giovane giornalista freelance e art director di Esquire, in una mattina d’estate del 1958: il luogo prescelto fu il quartiere newyorchese di Harlem, e in particolare la 126a strada, tra la Fifth Avenue e la Madison Avenue: l’eccezionalità dell’immagine consiste nell’aver riunito, tutti insieme, un così elevato numero di musicisti di grande caratura, esponenti di tutte le generazioni jazzistiche; da Count Basie a Charles Mingus, da Coleman Hawkins a Thelonious Monk. Sulle circostanze in cui nacque questa foto è stato realizzato nel 1994 un documentario, A great day in Harlem, firmato da Jean Bach, che ottenne la nomination nel 1995 per l’Oscar al miglior documentario.

Sonny Rollins, classe 1930, è stato un sassofonista e compositore statunitense di musica jazz, considerato uno dei più importanti capiscuola dello stile hard bop. Utilizzando un commento di Miles Davis, “…Sonny era una leggenda, quasi un Dio per i musicisti più giovani. Molti pensavano che suonasse al livello di Bird. Quello che posso dire io è che ci andava molto vicino. Era un musicista aggressivo e innovativo con sempre nuove idee. Mi piaceva tantissimo come strumentista ed era anche un grande compositore. Ma penso che più tardi Coltrane lo abbia influenzato e gli abbia fatto cambiare stile. Se avesse continuato quello che stava facendo quando lo conobbi, forse sarebbe oggi un musicista anche più grande di quello che è, ed è un grande musicista”.

Ogni altra parola oggi sarebbe fuori luogo. Da tempo si era ritirato dalle scene, ma sono in molti (io tra loro) ad aver avuto il piacere di poterlo ascoltare dal vivo. Era malandato, si muoveva a fatica, ma quando suonava era un altro. Di sicuro è stato punto di riferimento di tanti sassofonisti moderni. Il suo nome è rimasto associato al suo capolavoro discografico, “Saxophone colossus”. Un appellativo che gli è rimasto attaccato fino alla fine.

Ma a me, con la sua morte, viene in mente un filmato della CNN, girato in occasione dell’attentato del’11 settembre 2001 alle torri gemelle, quando in quel caos infernale, mentre la polizia cerca di sgombrare le zone adiacenti, si vede un vecchio abbracciato al suo sassofono, che cerca di spiegare al giornalista: “dove vado io, viene anche lui”. Grazie, Mr. Sonny Rollins, per le emozioni che ci hai regalato e continuerai a darci riascoltando le tue composizioni. La tua musica resta immortale.
Gaetano de Gennaro