I gradi di separazione tra la vita vera e l'”Illusione” di una vita idealizzata nel nuovo film di Francesca Archibugi

Una storia senza tempo quella che ha portato sugli schermi la regista Francesca Archibugi con la sua ultima opera “Illusione”, scritta assieme a due penne di tutto rispetto come Laura Paolucci e Francesco Piccolo, presentata in Grand Public alla Festa del Cinema di Roma.

Tutto nasce da fatti di cronaca nella periferia di Perugia, dove una ragazzina di 15 anni, bellissima ed eterea con abiti firmati, lividi ed escoriazioni da farla sembrare, in un primo momento, addirittura morta, viene trovata in un fosso: il suo nome è Rosa Lazar (Angelina Andrei), è moldava, e il suo caso intriga particolarmente il Pubblico Ministero Cristina Camponeschi (la bravissima Jasmine Trinca) e lo psicologo infantile Stefano Mangiaboschi (il profondo Michele Riondino).

Da qui parte un delirante viaggio verso la ricerca e la storia di questa ragazzina che attraversa confini internazionali, passando per traffici illeciti, prostituzione minorile e drammi familiari; Cristina e Stefano ne saranno coinvolti emotivamente, facendo sgretolare certezze e alimentando dubbi.

La bellezza della ragazzina, la sua a tratti “innaturale” gioia di vivere come la sua ingenuità spiccata, faranno da “conduttori” di tutta la trama perché il cuore della vicenda risiede proprio in questo: la speranza di raggiungere il suo obiettivo ovvero quello di diventare una modella famosa, ricca per poter aiutare sua madre e vivere una vita dignitosa. Ma la speranza in realtà è semplice illusione: una panacea moderna ovvero la ricerca del successo, dell’accettazione che diventa utile per evidenziare una sorta di alterazione della realtà. Per questo la quindicenne lascia Bucarest al seguito di un losco cugino, sognando le passerelle blasonate di tutto il mondo, e ritrovandosi, invece, nell’orrore dello sfruttamento che non riesce a comprendere del tutto.

Il difficile accesso alla sfera psichiatrica della ragazzina vedrà protagonisti la rigida procuratrice e lo psicologo, tornato a Perugia dopo diversi anni, che instaurerà una relazione molto profonda e pericolosa con la giovane ragazza, desiderosa di affetto e di attenzione, in una sorta di schema alla Lolita. Ma ecco che poi arriva la tensione erotica anche tra la procuratrice e lo psicologo, generando, cosi, altro elemento di confusione ed illusione.

Illusione è anche il titolo del libro scritto dallo psicologo che, con la risoluzione del caso e la ripresa fisica e psicologica della ragazza, non più innamorata di lui, si rende conto di essere stato anche lui “vittima” di illusione, come tutti i personaggi all’interno del loro contesto.

Il film dell’Archibugi ha parecchie frecce al suo arco, soprattutto quando indossa le vesti di un legal thriller, facendosi anche dramma coniugale, con uno sguardo a La Sconosciuta di Giuseppe Tornatore e un altro al Millenium – Uomini che odiano le donne di David Fincher.

Samantha Pinto

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