
Se una stagione teatrale deve chiudersi, che lo faccia così. “Close to You – Milici & Neja in concerto” ha concluso la sedicesima edizione di Componimenti 2026 al Cineteatro Mangiatordi di Altamura, e l’ha fatto alzando l’asticella su cosa significa portare la musica dal vivo sul palco.
Sul palco l’armonicista palermitano Giuseppe Milici e la voce internazionale di Neja. La formula è quella rodata dal 2013: prendere il repertorio pop e passarlo al setaccio del jazz, senza snaturarlo ma rendendolo più poroso, più aperto all’improvvisazione. Funziona perché nessuno dei due tradisce la propria identità.

I momenti migliori sono quelli in cui la tensione si abbassa e i brani respirano di nuova vita. The Game, simbolo degli anni ’90, perde l’incedere dance e si apre su un tempo medio-swing: l’armonica prende il ruolo del synth, Neja canta con un tono più trattenuto e malinconico, e il pezzo acquista un sapore notturno che non ti aspetti.
Anche Restless viene rallentata, spogliata dell’energia originale per diventare più intima. Silenzi e contrappunti tra piano e armonica ne esaltano la tensione emotiva, trasformandola quasi in una confessione sussurrata dal palco.

Non mancano gli standard rivisitati con eleganza. Raindrops Keep Falling On My Head di Burt Bacharach diventa un leggero shuffle caldo e avvolgente, mentre The Look Of Love si trasforma in un lento sensuale: qui l’armonica sostituisce l’orchestrazione originale e Neja punta sul controllo vocale, evitando l’eccesso melodrammatico.
C’è un momento, durante un concerto, in cui capisci che non stai solo ascoltando musica. Stai sentendo qualcosa che ti attraversa e questo arriva con Close to You, che dà il titolo al progetto. Un arrangiamento essenziale, con basso e piano in walking lento, dove l’armonica e la voce si cercano e si rispondono in un dialogo sospeso che chiude il cerchio tra pop e jazz con naturalezza. Da spettatore, ti ritrovi a chiudere gli occhi per non perdere una sfumatura, a seguire ogni vibrazione come se fosse diretta a te.
Ma è il finale a ribaltare tutto.

La seconda parte del concerto guarda al rerpertorio recentedi Milici. Spazio a I Will Survive, cantata direttamente da Neja con una grinta rinnovata, e a Gonna Fly Now, dal film Rocky: qui il pubblico riconosce subito la melodia e l’energia sale, con un arrangiamento che alterna momenti solistici e ritornelli corali.
Quando parte Anima di Pino Daniele, l’ingresso del maestro Saverio Petruzzellis alle percussioni cambia l’aria della sala. Non è un accompagnamento, è una dichiarazione. Petruzzellis non segna il tempo: lo scolpisce, lo spinge, lo trattiene. La sua dinamica è teatrale, quasi fisica, e trascina la chitarra del maestro Filippo De Salvo e il piano del maestro Paolo Luiso in una tensione crescente. In quel momento il concerto smette di essere “ben fatto” e diventa memorabile. Non è solo tecnica: è racconto, è cuore che batte sul palco. Ogni colpo, ogni silenziato, ogni accelerazione ti prende allo stomaco. In sala si sente il respiro trattenuto del pubblico. Io, da spettatore, ho avuto i brividi. Perché in quel momento la musica non era sul palco: era tra noi, nella pelle, negli occhi di chi ascoltava.
L’applauso scoppia prima della chiusura, non per cortesia, ma per scarica emotiva.

Un concerto che parte bene, cresce, e chiude con un colpo al cuore. Uscendo dal Mangiatordi, la sensazione è una sola: quella di essere stato vicino. Vicino alla musica, vicino agli artisti, vicino a un’emozione che resta anche dopo l’ultimo applauso.
Il merito va anche alla direzione artistica del maestro Rocco De Bernardis, che con Componimenti 2026 ha tenuto ferma una linea chiara: portare ad Altamura musica suonata, pensata, rischiosa. Chiudere con Close to You significa chiudere con un invito. La musica dal vivo, se è così vicina, non si dimentica. Close to You non è solo il titolo. È quello che hai sentito davvero.
Flora Guastamacchia
Foto di Flora Guastamacchia