
Finalista al Premio Riccione e al Premio Scenario 2015, dopo numerose traduzioni e messe in scena internazionali — tra cui il debutto al Park Theatre di Londra nel 2023 — Scusate se non siamo morti in mare torna in scena con un nuovo riallestimento firmato dallo stesso autore Emanuele Aldrovandi. Con una scrittura tagliente, poetica e paradossale a metà tra tragedia e commedia, Aldrovandi affronta un tema di forte attualità attraverso una prospettiva rovesciata e distopica. In un futuro non troppo lontano, segnato da crisi economiche e ambientali, l’Europa è diventata un continente di emigranti. Gli ex cittadini europei sono costretti a partire clandestinamente verso paesi più ricchi, in un ribaltamento radicale delle rotte migratorie contemporanee.
Sulla banchina di un porto, tre persone salgono di nascosto su un container dopo aver stretto un accordo con un marinaio/trafficante. Ognuno con una destinazione diversa, condividono un viaggio che si muove tra speranza, incertezza e inganno, in uno scenario in cui le certezze geopolitiche e identitarie vengono completamente ribaltate.
NOTE DI REGIA
Mettere in scena un proprio testo a distanza di dieci anni significa, in un certo senso, lavorare sull’opera di un altro autore: qualcuno che ti somiglia, ma che appartiene già a un’altra distanza temporale.
Il desiderio di tornare su questo testo nasce anche dalla saturazione di immagini e narrazioni che, negli ultimi anni, hanno raccontato il tema dell’immigrazione e delle tragedie nel Mediterraneo, spesso all’interno di una cornice che vede l’Occidente schiacciato nella dicotomia tra “creatori di confini” e “soccorritori”.
Scusate se non siamo morti in mare nasce invece da un presupposto diverso: non cerca un’aderenza diretta al reale, non lavora sulla cronaca né sull’immediata attualità emotiva. Sposta il discorso altrove, verso una dimensione surreale e archetipica, dove il tema migratorio diventa occasione per interrogare il rapporto tra tempo, identità e immagine di sé.
Per questo, la messa in scena insiste su un progressivo allontanamento dal realismo: la scenografia rotante rende visibile lo scorrere del tempo, mentre la struttura per “inquadrature” cinematografiche oblique costruisce uno spazio instabile, in cui lo spettatore è continuamente disallineato, non solo sul piano visivo ma anche rispetto al proprio giudizio etico e sociale.
La sfida è quella di tenere insieme una recitazione realistica e un impianto scenico fortemente simbolico e deformante, in un equilibrio che attraversa il lavoro più recente dell’autore e che, in questo caso, assume anche una dimensione meta-storica.
Emanuele Aldrovandi
15 maggio post show
AL CUORE
Dialoghi lampo a cura di Martina Parenti e Ivonne Capece. Un talk post-spettacolo che unisce approfondimento e convivialità.
Tra cronaca e distopia: ribaltare lo sguardo
Quando la scena ribalta lo sguardo, la finzione si incrina e cambia tutto: su quel barcone, stavolta, ci siamo noi. Un talk con Emanuele Aldrovandi e con la rete di Mediterranea Saving Humans sul rapporto tra teatro e presente, su come la scena possa spostare il punto di vista fino a renderlo instabile, mettendo lo spettatore in una posizione volutamente scomoda. Non per raccontare la cronaca, ma per disinnescare automatismi e scardinare la consueta dicotomia che vede l’Occidente insieme creatore di confini e soccorritore. Il teatro allora non si limita a commentare il presente: lo deforma quanto basta per renderlo di nuovo percepibile.
Ospiti
Emanuele Aldrovandi – regista e drammaturgo
Ivonne Capece – direttrice artistica Teatro Fontana
Sarà inoltre presente un’attivista di Mediterranea Saving Humans
Coordina Martina Parenti.