Suoni di frontiera per tempi inquieti: a Bari torna ‘ObS’ 2026

In un tempo inquieto, attraversato da guerre, crisi e da una crescente incertezza sul destino dei finanziamenti regionali allo spettacolo dal vivo, la XXVII edizione di Experimenta sceglie di esserci con ancora maggiore forza. E lo fa attraverso ObS, il suo nucleo più visionario e radicale, che anche quest’anno si conferma luogo di ascolto, resistenza e scoperta. Non una semplice rassegna, ma una geografia sonora che interroga il presente.

A introdurne lo spirito, quasi come un manifesto, è il titolo di un intenso testo della studiosa pugliese Claudia Surico, Il sentimento della fine e la fine del sentire: come l’uomo contemporaneo anestetizza la catastrofe. Un’apertura che è già dichiarazione poetica e politica: perché questa edizione sembra muoversi proprio sul crinale tra ferita e speranza, memoria e visione.

Non sorprende allora che il cartellone accolga artisti capaci di trasformare il suono in testimonianza. Sabato 2 maggio, allo Spazio Murat, l’inaugurazione è affidata a Saba Alizadeh, straordinario compositore di Teheran e maestro del kamancheh, antico violino persiano che nelle sue mani si fa materia viva, attraversata da elettronica, ambient e tensioni contemporanee. Il suo The Temple of Hope è molto più di un concerto: è una meditazione sonora sul dolore e sulla possibilità di resistergli.

Nella stessa serata, una presenza rarissima per i palinsesti italiani: il duo taiwanese Scattered Purgatory, tra i nomi più affascinanti della nuova scena asiatica. Il loro universo sonoro — fatto di droni, kraut, ritualità taoista, psichedelia cosmica e paesaggi meditativi — non si ascolta soltanto: si attraversa. È musica che evoca stati di trance, territori interiori, visioni.

Venerdì 8 maggio ObS si sposta, come da tradizione, nel rifugio poetico del Centro culturale Resilienza di Bitonto, luogo divenuto negli anni un avamposto di libertà culturale. Ad aprire, una delle sorprese più incandescenti emerse dal sottobosco creativo italiano: Long Stay Ultra Girls con Due streghe e la loro rana che fanno musica, titolo che già contiene il manifesto di una poetica sghemba, ironica e visionaria. Tra frigoriferi che spiano, porte che piangono e conversazioni surreali, la band inventa un altrove sonoro che scardina i codici del cantautorato e si muove con audacia tra performance, nonsense e avanguardia pop.

A seguire, una vera leggenda cult: The Cannanes. Quarant’anni di storia, un’aura mitologica nell’indie internazionale, l’amore dichiarato di Kurt Cobain e una traiettoria artistica irripetibile fanno di questo live un piccolo evento. Teneri, stravaganti, imprevedibili: una band che appartiene alla categoria rara di chi non invecchia, ma si trasfigura.

Il cuore pulsante del festival arriva il 15 e 16 maggio allo Spazio Murat con un dittico di rara intensità. Venerdì 15 protagonista è Michael A. Muller, tra le figure più autorevoli della nuova neoclassica americana. Fondatore dei Balmorhea, compositore per il cinema, autore pubblicato da Deutsche Grammophon, Muller porta una musica che sembra scolpire il silenzio: pianoforte liminale, partiture contemplative, geometrie emotive che dilatano il tempo e trasformano l’ascolto in esperienza quasi spirituale.

Il giorno dopo, un’altra immersione profonda con Penelope Trappes, artista di culto capace di muoversi tra dark folk, musica sacra e sperimentazione vocale. Il suo A Requiem è un viaggio nel confine sottile tra presenza e assenza, un rito sonoro che sfiora il sacro. Un live che promette di sospendere il tempo.

A chiudere la due giorni, il progetto ZÖJ della straordinaria Gelareh Pour con Brian O’Dwyer: un intreccio di radici persiane, trance, improvvisazione e visioni oniriche, dove la voce di Gelareh — celebrata da Nick Cave come “un genio squisitamente puro” — diventa richiamo, lamento, incanto.

Domenica 17 maggio si torna a Bitonto per una serata che guarda alle scritture più intime. Giorgio Cuscito presenterà in anteprima L’amore da vicino, primo lavoro in italiano che segna una nuova tappa del suo percorso. Poi il ritorno, attesissimo, di Andrea Chimenti, figura cardine della canzone d’autore più inquieta e visionaria. Con Del mio cuore in fondo celebra quarant’anni di musica rileggendo il proprio repertorio in una forma nuova, emozionante, piena di ombre e luce. Un concerto che ha il sapore di un viaggio e di una confessione.

Il finale, il 22 maggio all’Officina degli Esordi, ha il respiro delle grandi chiusure. Tornano i Violent Scenes, tra le realtà pugliesi più internazionali, per presentare il nuovo EP Angels Are Mathematical, attesissimo ritorno a Bari dopo una lunga assenza.

E poi i magnifici Beautify Junkyards, tra i progetti più originali emersi in Europa negli ultimi anni. Il loro suono è una materia viva dove natura e post-produzione, folk visionario, jazz, tropicalismo e kraut-rock si fondono in una trama ipnotica e cinematica. Una musica che sembra respirare. Un universo sonoro che ha conquistato la scena internazionale, fino alla collaborazione con Paul Weller.

ObS 2026 si presenta così come un festival necessario: non solo una sequenza di concerti, ma un racconto del presente attraverso artisti che abitano il margine, l’invenzione, il rischio. Musiche che arrivano da Teheran, Taipei, Austin, Sydney, Londra, Lisbona e si incontrano a Bari per dare forma a un’esperienza rara: quella in cui l’ascolto diventa atto poetico, politico, perfino salvifico.

Daniele Milillo

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