
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa «Il sistema di distribuzione dei fondi pubblici in Puglia» redatto unitariamente da Compagnia Licia Lanera, Principio Attivo Teatro, Teatro delle Forche e TerramMare, relativo alla recente procedura triennale 2025–2027 per lo spettacolo dal vivo. Il testo ricostruisce i fatti e propone alcune criticità e richieste di riforma del sistema di sostegno regionale alla cultura; la Redazione del Cirano Post ritiene che possa essere strumento di confronto e verifica.
“Il nuovo triennio dello spettacolo dal vivo pugliese si è aperto nel peggiore dei modi. Si attendeva, infatti, con ansia, il nuovo bando pubblico per le imprese culturali e le aspettative erano elevate, nella prospettiva di una ripartenza e di una crescita dopo il difficile periodo post pandemico. Tuttavia, i fatti hanno preso una direzione ben diversa. Di seguito ricostruiamo quanto accaduto, con l’obiettivo di fornire un quadro chiaro e dettagliato.
La procedura negoziale per il sostegno delle attività in materia di Spettacolo dal vivo realizzate dai Soggetti ministeriali FNSV per il triennio 2025-2027 è stata pubblicata il 20 ottobre 2025, (ad annualità già conclusa con le attività già svolte) e richiedeva a ciascuna impresa la presentazione di un progetto artistico e cronoprogramma triennale, piano finanziario preventivo triennale e progetto triennale inviato al Ministero della Cultura nell’ambito del FNSV.
Il 31 dicembre 2025 – dunque ad annualità già conclusa – tramite PEC sono state comunicate le assegnazioni triennali dei contributi regionali al comparto culturale. In questa fase è emersa una criticità rilevante: la Regione, nell’attribuzione dei finanziamenti, avrebbe preso in considerazione solo in minima parte i progetti artistici e la storicità delle singole imprese. Il criterio principale utilizzato è stato la quota indicata nella voce “contributo regionale” del preventivo ministeriale, un dato autodeterminato circa dieci mesi prima. Tale criterio non era esplicitato nell’Avviso del 20 ottobre, quindi tale elemento ha compromesso completamente i principi di trasparenza e di pari accesso ai fondi su cui dovrebbe fondarsi la procedura negoziale.
Le conseguenze sono state significative: alcune imprese, avendo indicato nel preventivo ministeriale un contributo regionale molto superiore rispetto all’anno precedente, hanno ottenuto finanziamenti sensibilmente più elevati; altre, invece, attenutesi alla determina [Determina dell’11 dicembre 2024, in vigore durante la compilazione della domanda ministeriale, che riconosceva ai soggetti FNSV solo l’80% del contributo regionale 2024. Solo in un secondo momento, con la determina del 3 giugno, la Regione ha indicato la possibilità di
coprire fino al 100%. In quel contesto, le organizzazioni di categoria avevano invitato a chiedere una crescita equilibrata, per garantire a tutte le imprese una copertura economica adeguata] allora vigente o che, per vincoli normativi, avevano potuto inserire solo una quota parziale del contributo (come le imprese di produzione – art. 13 del d.m. 463 del 23/12/2024 – o le attività di festival – art. 16 del medesimo decreto), non hanno registrato alcuna crescita o hanno addirittura ricevuto importi inferiori, non in linea con la propria storicità. Questo elemento evidenzia inoltre una criticità più ampia: nel tentativo di allinearsi ai criteri ministeriali, la Regione sembra non averne considerato appieno le specificità. In particolare, risultano penalizzate le attività territoriali, escluse dal finanziamento ministeriale ma centrali rispetto agli obiettivi dell’Avviso Pubblico regionale.
A fronte di tali criticità, sono state avanzate richieste di chiarimento alla Dirigente dell’Ufficio Cultura, firmataria dell’avviso la dottoressa Cistulli, e all’Agis Puglia e Basilicata, organismo di rappresentanza del settore. La Dirigente dell’Ufficio Cultura ha incontrato esclusivamente le imprese non iscritte all’Agis territoriale, mentre per le altre si è interfacciata direttamente l’Agis stessa, nel corso di un incontro di partenariato culturale tenutosi il 21 marzo 2026, che non ha prodotto né chiarimenti né modifiche alle assegnazioni.
Successivamente, il 19 febbraio, è stata inviata una PEC alla neo Assessora alla Cultura e alla Dirigente, con richiesta di valutare una possibile rettifica. Anche in questo caso non è seguito alcun riscontro. Il 1° marzo, allo scadere dei termini, quattro imprese hanno presentato ricorso al TAR di Lecce. A seguito della notifica, la dirigente regionale ha disposto il blocco della procedura negoziale in attesa della sentenza, fissata per il 24 marzo. Il 16 marzo, pochi giorni prima dell’udienza, una delle imprese ricorrenti, socia di Agis Puglia e Basilicata, è stata contattata dalla segreteria dell’associazione e informata della propria sospensione temporanea dall’Associazione. Contestualmente, l’Agis ha organizzato una riunione con gli altri soci (settori musica, danza e teatro), mettendo a disposizione un legale e promuovendo un atto di intervento a difesa delle imprese associate e della Regione Puglia. A quel punto, chi aveva fatto ricorso è stato indicato come responsabile di possibili ritardi, del blocco di finanziamenti bancari e del rischio di perdita dei contributi ministeriali, legato all’impossibilità di rendicontare entro il 30 aprile. Su 70 imprese associate, 66 hanno sottoscritto l’atto di intervento e 4 si sono astenute. Le imprese ricorrenti hanno ricevuto la notifica dell’atto una settimana prima dell’udienza: un documento di cinquantadue pagine a sostegno dell’operato regionale e fortemente critico nei loro confronti. Il 24 marzo il TAR di Lecce ha respinto la richiesta di revisione del bando, ha accolto le istanze dell’intervento e ha rinviato la decisione di merito a Gennaio 2027, quando si pronuncerà sull’eventuale diritto a un risarcimento per le quattro imprese che hanno presentato il ricorso. In queste ore le imprese stanno valutando se rischiare di soccombere nell’attesa dell’udienza o fare ricorso al Consiglio di Stato.
E’ chiaro che questa è una faccenda che riguarda tutti, dai nostri colleghi alla comunità. Perché i soldi della cultura sono soldi della comunità e vanno dati con coscienza, perché se chiude un teatro di un piccolo paese per la superficialità e la mala gestione della politica, è la comunità che paga. Se si fa il massacro dei più deboli in nome del diritto alla forza, abbiamo fallito prima come artisti poi come esseri umani. Questa vicenda ha creato una frattura molto forte ed inevitabile nel settore, compromettendo inoltre profondamente la fiducia negli organismi di rappresentanza che dovrebbero tutelare tutte le imprese allo stesso modo, e non solo di una parte, perché un luogo che tutela la maggioranza, ma lascia indietro i più fragili, non è un luogo sicuro per nessuno.
La Regione Puglia ha, solo in questi ultimi giorni attivato il disciplinare e la piattaforma per la rendicontazione del 2025. Quello che resta, al di là di tutto, è una doppia amarezza: da una parte l’assenza della politica, anche considerando che l’attuale amministrazione ha ereditato una situazione complessa; dall’altra la consapevolezza di appartenere a un settore che fatica a restare unito proprio quando sarebbe più necessario.
Ora, alla luce di una sentenza che di fatto non smentisce quanto descritto fino a qui, ci rivolgiamo, attraverso questo comunicato, alla nuova formazione subentrata al governo della Regione Puglia: il presidente Antonio Decaro e l’assessora alla cultura Silvia Miglietta. Più di ogni altra cosa c’è da riformare un sistema che manca di visione, di una legge regionale, di puntualità nell’erogazione dei fondi per non innescare un effetto massacrante emotivamente ed economicamente di lavoro a debito dove i più fragili più facilmente restano strozzati e dove vige la legge del più forte.
Noi crediamo che il perno attorno a cui ruota l’unica svolta possibile di un comparto ormai in continuo affanno tanto da scatenare una guerra intestina tra poveri, sia una redistribuzione oculata e giustificata delle risorse esistenti per il numero dei beneficiari, valutando veramente storicità, quantità e qualità del lavoro svolto nel presente, lavoro sul territorio tanto per quantità e presenza nella regione quanto per capacità di portare la regione stessa sui palchi e ai tavoli culturali della nazione; e ancora offerta di lavoro con assunzioni e contratti non a giornata di soggetti della nostra regione e infine formazione professionale sul territorio.
Per concludere, la Cultura nella regione Puglia vive un momento molto basso, difficile e anche cruciale perché di passaggio, non serve essere un operatore per rendersene conto, ma a pagare concretamente lo scotto di programmazioni sotto tono, costruite senza una direzione e con uno sguardo al contemporaneo completamente assente, è il pubblico tanto dei paesi quanto delle città, senza nessuna differenza. Alla politica chiediamo di essere ascoltati ma ancora di più che parli, proponga, mantenga e realizzi, chiediamo un tavolo per poter cominciare a lavorare subito dove è più urgente, provando una volta per tutte a maneggiare la cultura con cura ed insieme con professionalità ed intelligenza come si fa con tutto ciò che è considerato una risorsa, perché la cultura è esattamente questo e lo dicono i numeri di tutte le regioni d’Italia, al netto del turismo.
Bari, 28.04.2026
Compagnia Licia Lanera
Principio Attivo Teatro
Teatro Delle Forche
TerramMare“