
Alberobello si riconferma un vibrante centro propulsore di cultura contemporanea ospitando l’edizione 2026 del Criòus, un Festival che pone al centro il linguaggio universale del fumetto e dell’illustrazione. Inaugurato il 10 aprile negli spazi di Casa Alberobello, l’evento animerà la città fino al prossimo 10 maggio, offrendo un intero mese di appuntamenti aperti al pubblico.
Il fulcro di questa complessa macchina culturale è Giuseppe Palmisano, vero e proprio motore instancabile e catalizzatore dell’intera operazione. È dalla sua visione, sostenuta dal Comune, dall’associazione Chianche di Carta e dal Presidio del Libro di Alberobello, che prende vita una sfida vinta contro lo stereotipo della città-monumento. In un’epoca dominata dalla “dittatura dell’istante” e da un turismo che spesso consuma lo spazio attraverso l’obiettivo di uno smartphone, il festival si configura come un coraggioso invito alla lettura e un ponte verso la conoscenza.

L’idea è quella di trasformare Alberobello da meta turistica di passaggio – in cui il territorio smette di essere solo un fondale scenografico – a generatore di contenuti di altissimo profilo, capace di attrarre menti curiose e talenti internazionali.
In questo contesto, il fumetto emerge come uno strumento straordinario di democrazia culturale: grazie alla sua immediatezza, esso agisce come un dispositivo di inclusione capace di avvicinare alle storie e alla riflessione critica lettori di ogni età.
Qui la Nona Arte viene celebrata come linguaggio colto e trasversale, un nuovo modo di approcciare il sapere, dimostrando che si può fare cultura altissima parlando a tutti e abbattendo le barriere che spesso tengono le persone lontane dai libri. Questa alfabetizzazione emotiva e intellettuale permette di riscoprire la forza della narrazione per immagini, capace di interrogare il presente attraverso una sintesi che la letteratura tradizionale a volte fatica a raggiungere. Unendo generazioni diverse sotto lo stesso segno grafico, il Criòus dimostra che una “nuvola di testo” può veicolare concetti complessi senza mai banalizzarli, nobilitando un linguaggio che sa essere, allo stesso tempo, popolare e profondamente letterario.

Il successo di questa operazione culturale risiede in una curatela d’eccezione. Il percorso espositivo di altissimo profilo è una narrazione corale nata dal lavoro congiunto di Filomena Pucci e Alessio Fortunato. Le loro professionalità operano in perfetta simbiosi: la sensibilità narrativa di Pucci tesse la trama concettuale dell’evento, mentre la competenza tecnica di Fortunato porta con sé l’esperienza di chi vive il fumetto quotidianamente ai massimi livelli. In questo equilibrio, ogni scelta curatoriale acquista una doppia valenza, trasformando la visita in un’esperienza formativa autorevole e profondamente immersiva.
Al centro di questo universo si staglia la figura di Michael Rocchetti (anima del progetto Maicol & Mirco) a cui la mostra è dedicata. Il suo stile rappresenta un caso unico e dirompente nel panorama contemporaneo: la sua intuizione risiede nella forza di un tratto democratico, pulito e universale che, per sua estrema chiarezza, accoglie e attira lo sguardo di chiunque, abbattendo ogni difesa culturale.

Visivamente, il suo segno evoca la memoria storica della “linea” di Cavandoli, ma il paragone serve solo a sottolinearne la radicale differenza filosofica. Se nel celebre personaggio di Carosello, il segno era un flusso in divenire, un movimento perpetuo e giocoso, in Rocchetti il tratto si cristallizza in istanti fermi e assoluti. È una poetica della sottrazione in cui il segno, apparentemente minimale, funge da palcoscenico per sentenze fulminee e riflessioni taglienti che colpiscono con la precisione di una scarica elettrica. In questi fotogrammi immobili, la parola non accompagna il disegno: lo trafigge. Non c’è bisogno di animazione perché la tensione intellettuale è già al suo apice, saturata da un vuoto che si fa sostanza. Il silenzio del foglio diventa così la cassa di risonanza per un grido grafico invisibile. Una sintesi brutale dove il vuoto attorno alle figure amplifica la potenza del messaggio, scuotendo le coscienze e dimostrando come un solo istante di immobilità possa generare un’eco assordante, capace di arrivare dritta all’animo di chi guarda.
Cecilia Ranieri
Foto di Nico Palmisano e Cecilia Ranieri