
Martedì 21 aprile, alle 9.30, al Teatro Curci di Barletta andrà in scena la pièce teatrale «Giuseppe De Nittis. Conversazione con il Minotauro», tratta dal testo omonimo di Giuseppe Lagrasta (Ed. LuoghInteriori, pp. 42, euro 11) e realizzata e prodotta dalla compagnia Il Carro dei Comici. La regia è di Francesco Tammacco, che è anche interprete insieme a Rosa Tarantino, con Veronica Sforza (danza) e il digital artist Michele Albanese. In collaborazione con il Comune di Barletta, Puglia Culture e Società Dante Alighieri.
La rappresentazione, dedicata agli istituti scolastici superiori di Barletta, è incentrata sulla figura di Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 – Saint-Germain-en-Laye, 1884), tra i protagonisti più significativi della pittura europea dell’Ottocento. Dopo gli esordi in Italia, si affermò a Parigi entrando in contatto con l’ambiente impressionista e partecipando anche alla prima mostra del gruppo nel 1874. Pittore della modernità, interprete raffinato della vita urbana, dei boulevard parigini, delle vedute londinesi e delle atmosfere luminose del Sud, De Nittis seppe coniugare sensibilità italiana e apertura internazionale, conquistando un’ampia popolarità in Francia e in Inghilterra. La sua ricerca sulla luce, sul movimento e sulla dimensione emotiva del paesaggio resta uno degli aspetti più originali della sua opera.
La pièce teatrale, ispirata dal volume di Lagrasta, si inserisce in questa traiettoria, approfondendo la dimensione interiore e simbolica dell’artista. Nel testo, attraverso un dialogo immaginario tra De Nittis e la moglie Léontine Lucile Gruvelle, l’autore esplora il rapporto tra arte, memoria e identità, introducendo la figura del Minotauro come metafora del conflitto interiore e della sfida esistenziale. La luce e i colori diventano così “alfabeto” e linguaggio dell’anima, strumenti di conoscenza e di ricerca.«Mi sono chiesto – spiega il regista Francesco Tammacco – come portare in scena uno spettacolo che parla del tormento di un artista come Giuseppe De Nittis, figura tra le più vive della nostra Puglia. Il Minotauro rappresenta anche presenze profonde, come quella dei genitori, che segnano interiormente l’artista». Una dimensione che nello spettacolo prende forma attraverso una pluralità di linguaggi. «La portiamo in scena attraverso la danza, con le movenze corporee di Veronica Sforza, e attraverso una contaminazione visiva pensata per coinvolgere i giovani: i disegni e le elaborazioni digitali di Michele Albanese dialogano con il pubblico, mentre la parola teatrale, affidata a me e a Rosa Tarantino, restituisce la profondità della scrittura poetica di Lagrasta».