
Dopo il successo di Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli, Premio Ubu 2025 per il Miglior testo non originale, Licia Lanera torna a Bologna con la sua compagnia per presentare il nuovo spettacolo corale James, in scena al Teatro Arena del Sole il 17 e 18 aprile. Lanera, anche interprete, mette in mostra la vita di quattro attrici di generazioni diverse e un attore nel loro tentativo disperato di raggiungere l’immortalità attraverso l’unica cosa che sanno fare: il teatro.
Venerdì 17 aprile, dopo la replica dello spettacolo, in occasione dei vent’anni della compagnia si terrà un incontro con Licia Lanera, l’attore Danilo Giuva, la direttrice artistica di ERT Elena Di Gioia, il docente e critico teatrale Lorenzo Donati e il giornalista e conduttore di Radio3 Graziano Graziani.
«È una storia di scarpe strette e di uomini che scappano», come la definisce la regista: sul palcoscenico ci sono quattro attrici di venti, quaranta, sessanta e ottanta anni, un attore divorato e un “Dio del teatro”, con al seguito due spiriti guida. I personaggi si confrontano sulla paura, sull’arte, sull’amore, sulla maternità, sull’eredità, sui geni, restituendo un ragionamento sul teatro che dà tutto, ma chiede in cambio una cosa: la vita. Lo spettacolo parte dalle riflessioni del regista polacco Tadeusz Kantor per arrivare alle banali chiacchiere sulla micragnosa quotidianità.
Vestiti di nero, gli attori sono in prova per un nuovo spettacolo, “una commedia che parla di immortalità”: si arrovellano continuamente sulle stesse tematiche, entrando in un loop tra scene che confondono teatro e vita reale e dialoghi che si focalizzano sull’essenza di essere teatranti. In questa loro confusione tra teatro e vita personale, sono continuamente seguiti, guidati e richiamati all’ordine dal Dio del Teatro, vestito al contrario di bianco, e da due figuranti/animali, una capra e un bue, figure che ricordano la tragedia greca e i rituali che ne nascono: un po’ come spiriti guida, un po’ come pet domestici, commentano le misere interazioni.
Lo spettacolo nasce da una riflessione della regista Licia Lanera durante la lunga stasi forzata dovuta alla pandemia del 2020, che ha messo le attrici, gli attori, registe e registi nella scomoda posizione di chiedersi: «chi sono io senza il teatro? Che cosa ho fatto fino a ora? A che punto è il processo di costruzione della mia immortalità? Come si diventa immortali? Cos’è il palcoscenico, se non un luogo in cui “si gioca a far sul serio” per raggiungere la verità?».
Il titolo deriva dal nome di un bambino ugandese che la regista ha adottato a distanza attraverso Save the Children durante il periodo della pandemia. «Il mondo del teatro – scrive Licia Lanera – è diventato per due anni il mondo dei casalinghi. Per me fu un periodo atroce, in cui mi sono fermata a guardare la mia vita senza il teatro. E non ci ho trovato nulla. Alle soglie dei 40, senza un figlio, una famiglia, un hobby, un qualunque obiettivo fuori dalla mia compagnia, mi sono sentita un fallimento di essere umano. Ho iniziato a guardare con durezza alla mia vita degli ultimi venti anni, mi sono vista sfilare davanti tutte le occasioni mancate, tutti i fallimenti. E mi sono interrogata sul concetto di eredità, di immortalità. Chi prenderà i miei libri e le mie fossette che mi vengono quando rido? Un domani, io che non ho figli, non ho nipoti, non ho fratelli e sorelle, chi manterrà in vita il ricordo di me? Sarò abbastanza brava a teatro da farmi ricordare?».