
Dopo Scandisk, primo affondo nella trilogia della memoria Wordstar(s) di Vitaliano Trevisan, Jacopo Squizzato prosegue il viaggio dentro una scrittura lucida e spietata portando in scena Defrag, secondo capitolo del progetto. Lo spettacolo debutta al Teatro delle Moline dal 14 al 26 aprile, produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
Trevisan, autore appartato e necessario della letteratura italiana contemporanea, scomparso nel 2022, ha attraversato gli ultimi decenni con uno sguardo radicale, chirurgico. La sua scrittura incide, separa, mette a nudo: nel suo Nordest non ci sono miti da conservare, ma crepe da osservare, fino in fondo.
Al cuore della trilogia c’è la memoria, trattata come un archivio digitale da riordinare per sopravvivere al presente. Ma se in Scandisk il riassetto sembrava ancora possibile – tra operai che, sistemando bancali, progettano una via di fuga – in Defrag ogni tentativo di ricomposizione si infrange.
Qui la “deframmentazione” non è più un processo che restituisce ordine, ma un cortocircuito: i ricordi restano frammenti, le relazioni collisioni. «Non esiste un flusso coerente – scrive Squizzato – ma solo schegge che si urtano senza mai fondersi».
In scena, tre donne. Una madre, due figlie. Tre monologhi che si sfiorano, si inseguono, si colpiscono. Le interpretano Beatrice Schiros, Alice Torriani e Roberta Lanave, dando corpo a una partitura emotiva tesa e tagliente, dove ogni parola è un’arma.
Siamo alla fine degli anni ’90, dentro una villa elegante, quasi irreale. Lo spazio è ordinato, levigato. Ma sotto la superficie si agitano tensioni profonde: gelosia, rancore, invidia, un bisogno feroce di possesso. I legami familiari si rivelano per ciò che sono: rapporti fragili, incrinati, attraversati da logiche di controllo e di interesse.
Tra confessioni spezzate e silenzi che pesano più delle parole, prende forma un dispositivo tragicomico implacabile. Le tre donne si misurano con l’idea di una vita “giusta” – casa perfetta, successo, amore conforme – inseguendola come un obiettivo da raggiungere, da sommare, da contabilizzare. Ma quella promessa resta vuota, mai davvero desiderata, mai vissuta.
Trevisan guarda oltre la facciata e lascia esplodere ciò che la sostiene: aspettative, illusioni, fallimenti. Ne emerge una realtà che non si lascia ricomporre, ma si frantuma ulteriormente.
Defrag non cerca soluzioni, non concede tregua. È un campo di forze in cui le voci si rincorrono e si respingono, senza mai trovare un punto d’incontro. Un teatro che resta aperto, irrisolto, come una memoria che continua a riscriversi senza mai trovare ordine.
Daniele Milillo