Al Duke Jazz Club di Bari, Andrea Sabatino ricrea live la magia del suo nuovo album “Fatata”

Al Duke Jazz Club di Bari è stato presentato il nuovo progetto del trombettista salentino Andrea Sabatino, dal titolo “Fatata”, pubblicato dall’etichetta Encore Music il 17 gennaio, coprodotto da Roberto Passaro (responsabile organizzativo del festival Francavilla è Jazz), Roberto Lioli e Vittorio Bartoli. Ad accompagnarlo sul palco, Claudio Filippini al pianoforte e tastiere, Dario Congedo alla batteria e Frank Marino al basso elettrico.

Tutti musicisti che hanno partecipato alla registrazione dell’Album, a parte Frank Marino che all’ultimo momento ha sostituito Antonio De Luise, impossibilitato a partecipare. Nel disco inoltre, ci sono interventi vocali di Badrya Razem (nel brano Life), del rapper salentino Davide Leucci, in arte Done, in un alternate take di Fafa, di cui ha scritto anche i testi, e del violoncellista Francesco Mariozzi nel brano “I remembre Ludwig”.

Già a settembre scorso, al Festival “Francavilla è Jazz”, era stata presentata una anteprima di questo progetto, e del quale ho avuto modo di scrivere su queste pagine. Riascoltarlo (e questa volta fare anche un confronto con il disco), mi ha fatto molto piacere. Andrea Sabatino non finisce mai di stupirti, come del resto i musicisti che lo hanno accompagnato. Dei dodici brani del disco, ben otto sono composizioni originali di Sabatino, mentre Starmaker è una composizione di Lou Marini (proprio lui, il sassofonista dei Blues Brothers) e “Life” è una composizione di Desirée Annette Weeks (meglio nota come Des’ree, che con questo brano, a fine anni ‘90, ha scalato le classifiche europee), e dulcis in fundo, il brano che dà il titolo all’intero Album, “Fatata” composto da Sabatino insieme a Claudio Filippini. Un vero gioiello.

Andrea Sabatino inizia lo studio della tromba precocissimo all’età di 5 anni seguito dal padre anch’egli musicista. Nel 1999, appena diciassettenne, conclude gli studi classici conseguendo il “Diploma in Tromba” con il massimo dei voti presso il Conservatorio Tito Schipa di Lecce. Nel 2000, con Fabrizio Bosso, intraprende gli studi jazzistici. Partecipa ai seminari estivi di “Umbria jazz 2001” dove viene premiato come “miglior talento” e dove vince la borsa di studio per la prestigiosa Berklee college of music di Boston. Successivamente frequenta Siena jazz (2002) e nel 2003 si classifica tra i finalisti del “Premio Nazionale Massimo Urbani” vincendo una borsa di studio per “NUORO JAZZ 2003”. Nel 2004 consegue il “Diploma in Musica Jazz” presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce sotto la guida del M° Luigi Bubbico. Oltre alla sua attività concertistica, insegna presso il Conservatorio di Catanzaro.

Claudio Filippini nasce a Pescara nel 1982. Si diploma giovanissimo in pianoforte presso il Conservatorio “G.B.Pergolesi” di Fermo.Da studente ha frequentato diversi seminari e corsi di perfezionamento con maestri come Kenny Barron, George Cables, Barry Harris, Harold Battiste, Jimmy Owens, Joey Calderazzo, Enrico Pieranunzi, Franco D’Andrea, Otmaro Ruiz, Stefano Bollani, Stefano Battaglia. Nel corso degli anni Claudio Filippini ha avuto modo di esibirsi in numerosi club e festival di tutto il mondo e ha avuto la possibilità di suonare insieme a  Wynton Marsalis, Dee Dee Bridgewater, Donny McCaslin, David Binney, Palle Danielsson, Tony Scott, Mike Stern, Noa, Mario Biondi, Giovanni Tommaso, Maria Pia De Vito, Fabrizio Bosso, Max Ionata, Lorenzo Tucci, Battista Lena, Francesco Bearzatti, Simona Molinari. Dal 2010 al 2014 è il pianista della band di Mario Biondi e con lui si esibisce in numerosi tour in oltre 40 paesi.

Dario Congedo, laureato sia in batteria che in percussioni classiche, insegna attualmente batteria pop-rock presso il conservatorio di musica “Tito Schipa” di Lecce. Ha studiato a New York con John Riley, Matt Wilson, Jonathan Blake, Jim Black. 
Alcune delle collaborazioni più significative in ambito Pop con Chiara Civello, Eugenio Finardi, Ron, Federico Zampaglione, Tosca, Paolo Belli, Karima, Antonella Ruggiero; in ambito jazz con Flavio Boltro, De Dee Bridgewater, Javer Girotto, Nicola Conte, Fabrizio Bosso, Gianluca Petrella, Raffaele Casarano, Kekko Fornarelli, Marco Tamburini, , Gegè Telesforo, Gaetano Partipilo , Julian Oliver Mazzariello, Luca Aquino, Marco Bardoscia, Francesco Bearzatti, Canzoniere Grecanico Salentino e molti altri. Attualmente è ”drum educator” al Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino.

La sorpresa nella sorpresa è stata quella di Frank Marino da Cosenza, per la prima volta al Duke. Bassista, contrabbassista e Compositore, ha studiato presso il Conservatorio di Stato ‘Stanislao Giacomantonio’ di Cosenza. Docente presso il Conservatorio di musica Tchaikovsky di Nocera Terinese dal 2015al 2018. Ha seguito corsi di seminari jazz , armonia, fraseggio e tecnica dell’improvvisazione con Marcus Miller e John Patitucci. Ha collaborato con musicisti di fama nazionale ed internazionale che fanno capo a differenti generi musicali, tra i quali Israel Varela, Alan Sorrenti, Eric Daniel, Robetinho De Paula, Eos, Antonio Onorato, Tullio De piscopo, Joe Amoruso , Ernesto Vitolo, Flavio Boltro, Daniele Russo, Stefano Debonis, Franco Piana,  Sandro Satta, Serena Autieri. Il soprannome “Zingarobass” e il suo album Nomad sono due facce della stessa medaglia: rappresentano il pensiero di non appartenere a un solo genere o luogo, la fusione tra  jazz, elettronica e rock senza  confini predefiniti, con l’idea  che la musica debba essere in costante movimento.

Sin dall’inizio del concerto, Andrea Sabatino ha tenuto a sottolineare la sua scelta di voler cambiare registro ed esplorare nuove strade Si è passati pertanto da precedenti collaborazioni con Vince Abbracciante e Fabio Zeppetella, dense di lirismo e melodia, a una serata davvero coinvolgente, piena di ritmo sostenuto, con un utilizzo di effetti elettronici (senza mai esagerare) che ha trasportato gli spettatori presenti.

Non poteva mancare da parte sua, un ricordo nei confronti di Guido Di Leone. Per Andrea è stata la prima volta che si è esibito al Duke dopo la sua dipartita, e tutto trasuda di lui. Lo ha ricordato come una persona con un animo buono e gentile. Una sua frase che ha voluto ricordare, ogni volta che gli chiedeva qualcosa, la risposta era sempre “Questa è casa tua, fai come vuoi”. E su questo non possiamo non essere d’accordo con Andrea e non dimenticare quello che Guido ha rappresentato per tutti noi, anche se siamo sei semplici spettatori.

I brani del nuovo Album sono stati eseguiti uno ad uno. In particolare, il brano “For Avishai” vuol essere un tributo al trombettista israeliano Avishai Cohen”, mentre il suo omaggio a Beethoven, dal titolo “I remember Ludwig” non tradisce la sua estrazione classica. In merito al brano “Tattà”, scherzando, ci ha raccontato che questo brano prende vita dopo aver registrato di nascosto una cantilena di una delle tre figlie, e sulla quale poi è riuscito a costruire la sua composizione che accompagna la voce registrata della figlia.

L’ultimo brano prima del bis (che è durato più di venti minuti), porta il titolo “Road to Nazaret” ed è dedicato al popolo palestinese. Dedicato a queste persone che stanno soffrendo e che si trovano, loro malgrado, coinvolti in una assurda guerra. Evidentemente non abbiamo capito nulla di cosa la storia ci ha insegnato. E a questo punto l’applauso è tutto per loro.

Per il bis la sezione ritmica è stata licenziata, sul palco è rimasto Claudio Filippini al pianoforte. Le luci sono diventate soffuse. Il brano è quello che dà il titolo all’Album: Fatata. E l’atmosfera è improvvisamente diventata magica. Sabatino ci ha raccontato che questo brano è stato realizzato alla fine di tre giorni di registrazioni. Sentiva che mancava qualcosa e insieme a Claudio Filippini, “abbiamo chiuso gli occhi e cominciato a registrare un brano mai scritto prima, ognuno seguendo la propria immaginazione”. Così nasce “Fatata”, un gioiello davvero.

Una serata straordinaria, con splendidi musicisti che hanno avuto modo si sfoggiare tutte le loro capacità tecniche. Concerti del genere sono davvero unici.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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