
A Monteroni di Lecce il palo della cuccagna non è mai stato solo un gioco. È un rito collettivo, un gesto che attraversa le generazioni, un simbolo che unisce devozione, identità e sfida. Qui, dove tutto nasce nel nome della Madonna di San Fili, la tradizione non si è limitata a sopravvivere: è diventata spettacolo, disciplina, orgoglio.
In un tempo in cui altrove la cuccagna si è spenta o è rimasta un ricordo di festa, Monteroni ha scelto un’altra strada. L’ha difesa, allenata, trasformata. Oggi questo comune salentino è un unicum nel Mezzogiorno: una squadra professionista, un campo permanente dedicato, una struttura autonoma capace di portare il palo ovunque, montarlo, accenderlo e farlo vivere in ogni piazza.
Perché il palo della cuccagna è molto più di una tradizione: è uno sport riconosciuto dal CONI. Una sfida che si gioca in squadra, dove tecnica, forza e coordinazione si intrecciano in un unico gesto verticale, fatto di equilibrio, cadute e risalite. Ed è proprio da questa energia che nasce “Salento in Cima alla Cuccagna”, il circuito itinerante che attraversa la provincia di Lecce trasformando ogni tappa in un evento.
Giunto alla quinta edizione, il circuito cresce e si moltiplica: otto comuni coinvolti, il doppio delle squadre rispetto allo scorso anno, un entusiasmo che si allarga e contagia. Si parte il 6 aprile da Carmiano, ma è il 7 aprile, a Monteroni, che tutto trova il suo centro, nel cuore della Festa della Madonna di San Fili. Poi Sternatia, Merine, Tuglie, Collepasso, San Donato di Lecce, fino alla finale autunnale a Galatina: un viaggio che è insieme competizione e racconto del territorio.
Eppure, per capire davvero la cuccagna di Monteroni, bisogna tornare all’origine. Al santuario di San Fili, alla devozione popolare che da secoli anima questo luogo. Alla festa, una delle più antiche del paese, che viveva di riti e di giochi, di comunità e di attese. Tra questi, il palo: innalzato ogni anno, sfidato tra le urla e il tifo. Quando altrove tutto questo si perdeva, qui qualcuno ha deciso che non poteva finire così.
Nasce così l’ASD Madonna di San Fili – Palo della cuccagna: non solo per conservare, ma per far crescere. Per trasformare un gesto tradizionale in una pratica strutturata, capace di competere, di viaggiare, di affermarsi. In un’Italia dove la cuccagna agonistica è storicamente legata al Nord, Monteroni diventa eccezione, avanguardia, riferimento per il Sud.
I risultati arrivano, uno dopo l’altro. La squadra è oggi la prima realtà professionista del centro-sud Italia, finalista ai campionati italiani, protagonista di un percorso costruito con rigore e passione sotto la guida di Elio Quarta. Partecipa al Guinness World Record nello “Show dei Record”, conquista la migliore performance tra le squadre del Mezzogiorno e si posiziona tra le prime al mondo. Monteroni, così, entra sotto i riflettori nazionali, portando con sé una storia che altrove si era interrotta.
Ma qui lo sport non basta a raccontare tutto. La cuccagna è anche patrimonio, memoria viva. Il Comune ha candidato questa pratica al censimento del patrimonio culturale immateriale nazionale: un passo importante per riconoscerne il valore, proteggerla, consegnarla al futuro.
È da questa visione che nasce il circuito “Salento in Cima alla Cuccagna”: un progetto che si muove, che non aspetta il pubblico ma lo incontra. Che porta letteralmente la cuccagna nelle piazze, grazie a un’organizzazione completamente autosufficiente. I pali viaggiano insieme alla squadra, vengono montati, preparati, accesi: ogni tappa è un nuovo inizio.
L’edizione 2026 è dedicata agli amatori, con squadre di quattro atleti pronte a mettersi alla prova. È una sfida aperta, inclusiva, che guarda ai giovani come cuore del futuro. In ogni tappa, accanto alle competizioni, la presenza – fuori gara – della squadra della Madonna di San Fili garantisce uno spettacolo di alto livello e mantiene vivo il legame con l’origine. E per i più piccoli, un palo dedicato diventa occasione di scoperta, gioco, passione.
Il momento più intenso resta Monteroni, durante la Festa della Madonna di San Fili. Il 6 aprile il paese si riempie di suoni, colori, profumi: la fiera mercato, la banda, la messa, la processione, i fuochi, la musica, la sagra. È il tempo della comunità. Il 7 aprile, al calare della sera, arriva la cuccagna: due pali, alti 14 e 10 metri, si accendono tra fiamme e luci, diventando il centro di una sfida collettiva. Le squadre si alternano, il pubblico trattiene il respiro, ogni tentativo è una storia. Nel pomeriggio, i bambini hanno già vissuto la loro prova, in un passaggio simbolico tra generazioni.
E alla fine resta questo: non solo una gara, ma un’esperienza. Un intreccio di corpi, radici e futuro. Monteroni non ha solo salvato una tradizione: l’ha fatta salire più in alto, fino a trasformarla in un racconto contemporaneo, capace di unire un intero territorio attorno a un palo, a una sfida, a un’identità condivisa.
Daniele Milillo