
Sabato 4 Aprile alle ore 07.30 su Rai 3 andrà in onda una trasmissione dedicata al docuArte della regista e attivista teatrale Annamaria Di Pinto “Olivhood – È tutto morto”: non è stato solo un mediometraggio, non si limita a raccontare una storia, è un lavoro che ti sposta, anche se non sai bene dove, e bisogna interrogarsi per approdare.
In un futuro senza respiro, dove l’acqua è diventata leggenda, resiste un solo ulivo. “Hope”.
Le immagini si susseguono…
Quell’ulivo, “Hope”, tanto fragile e così tanto ostinato da sembrare quasi umano.
L’incontro tra Olivhood e Hole fa riflettere su quanto siamo sempre in bilico tra come viviamo e quello che dovremmo proteggere.
E’ nell’incontro tra Olivhood e Hole che il film prende forma: lui custode, lei desiderio.
Natura e umanità che si guardano, si sfiorano, si mettono in discussione.
In trenta minuti tutto si mescola: teatro, visione, realtà.
Le immagini di Giuseppe Miglionico sono poesia visiva, mentre la regia mescola teatro, documento e visione.
Non c’è un confine netto, ed è forse proprio questo che funziona.
Le voci degli attivisti
Pietro G Pantaleo,
Maria Giovanna Cortellino ,
Mariagrazia Maria Grazia Cinquepalmi ,
Savino Montaruli,
Ginevra,
Michela Diviccaro
Michele Di Bari
sono voci che restano, un monito che esce dallo schermo.
Questo lavoro ti conduce alla consapevolezza che non si può più far finta di niente.
Ti lascia con qualcosa di scomodo, ma necessario.
È una fiaba distopica, sì.
Ma è anche una domanda scomoda:
quanto siamo disposti a perdere prima di accorgerci che è già troppo tardi?