Amore, terra, musica, bellezza, storie, vita. Rocco Papaleo con la commedia malinconica “Il Bene Comune” firma un piccolo capolavoro cinematografico alla guida di un grande cast

Alla base di “Il bene comune“, il nuovo film di Rocco Papaleo, c’è un grande Amore, quello del regista per la sua amata terra d’origine, la Basilicata.

Papaleo, nato a Lauria, in questo film riesce a quasi a trasformare la sua terra e le sue caratteristiche in veri e propri personaggi; infatti, il vero protagonista della storia è un pino loricato, un arbusto selvaggio simbolo di resilienza, che si adatta al freddo e ai territori rocciosi e che crea le basi narrative del film. L’albero è la destinazione di un tragitto che un ex maresciallo, diventato guida turistica, organizza per un‘attrice in crisi che lavora nelle carceri (Vanessa Scalera) e le sue quattro “allieve” (Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Rosanna Sparapano e Livia Ferri).

Il percorso prevede una notte in rifugio nel Parco Nazionale del Pollino e il tempo giusto per raccontare la storia di ognuno di loro, che possa essere raccontata nel modo più originale possibile. Ecco che il regista smonta il racconto utilizzando intermezzi musicali, sfondando la quarta parete e parlando con lo spettatore, come se ci si trovasse ad una lezione di cinema, in un viaggio molto profondo e simbolico (ricorda molto l’oniricità felliniana e più recentemente sorrentiniana).

La semplicità narrativa di questa commedia malinconica punta molto sull’aspetto umano, sui personaggi: Biagio (Papaleo), guida turistica e allenatore improvvisato, Samantha (Pandolfi), donna spregiudicata che ha trovato nel crimine la sua via di fuga da un matrimonio violento, Raffaella (Scalera), ‘attrice d’insuccesso’ che non punta molto su se stessa, Gudrun (Sponangelo), divisa tra Napoli e Norvegia, Anny (Sparapano), con doti eccezionali da hacker, e poi Fiammetta (Ferri), con le sue profonde ferite.

Un film corale come la musica che lo scandisce e lapalissianamente importante per Papaleo, alla sua quinta prova registica, tanto da riuscire ad essere parte integrante della storia valorizzando i racconti e le vite di tutti i personaggi.

Assieme a Valter Lupo, Papaleo ha realizzato uno script con la voglia di un cinema leggero e mai banale al tempo stesso e soprattutto che metta in scena tante storie diverse tra loro, raccontate con minuzia ed emozione per annullare distanze: solo tramite la conoscenza e la comunicazione, infatti, si può realizzare una sorta di bene comune, in modo che alla fine possa sentenziare che “Ognuno di noi è diventato una bella storia da raccontare!”

Samantha Pinto

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