
Ancora una volta il palco del Teatro Kismet di Bari si è trasformato in un vortice di comicità e riflessione amara grazie a “Metadietro”, il nuovo spettacolo firmato dal magnifico duo Rezza / Mastrella che ha confermato, qualora ve ne fosse stato ancora bisogno, la capacità dei due artisti di scardinare i linguaggi teatrali tradizionali e trascinare il pubblico in un’esperienza imprevedibile e totalizzante.
Al centro di “Metadietro” si muove un ammiraglio “blu elettrico”, interpretato da Antonio Rezza, che vive su una nave trasformata in un organismo instabile, attraversato da logiche di mercato e interessi personali che finiscono per confondere e paralizzare
l’equipaggio. In scena con lui lo straordinario Daniele Cavaioli non è una spalla comica tradizionale, ma è parte integrante della macchina teatrale che li vede coinvolti in un microcosmo umano caotico in cui ogni tentativo di salvezza appare fragile e contraddittorio. L’ammutinamento che scuote la nave non genera una netta distinzione tra colpevoli e innocenti, ma mette in crisi l’idea stessa di responsabilità individuale: nessuno sembra davvero guidare gli eventi e la volontà si allontana progressivamente da chi dovrebbe esercitarla. Ne emerge l’immagine di un mondo segnato da un profondo divario nel modo di stare al mondo, dove la salvezza di alcuni non coincide con quella degli altri.
Determinante è l’habitat scenico ideato da Flavia Mastrella: non un semplice fondale, ma una struttura che condiziona movimenti e parole, trasformando lo spazio in una presenza viva e opprimente, parte integrante della narrazione. “Metadietro” si presenta come uno spettacolo comico, ma le risate sono solo la superficie di un impianto narrativo che affonda nelle contraddizioni del presente: intelligenza artificiale, politica, guerra, consumismo e alienazione emergono dentro una satira volutamente frammentata.

La cifra stilistica è quella tipica ed altissima del teatro di Rezza/Mastrella: ritmo forsennato, linguaggio deformato, fisicità estrema e improvvise aperture di senso. La scena si popola di personaggi grotteschi e situazioni paradossali che nascono e si
dissolvono con rapidità, senza mai concedere allo spettatore un appiglio stabile. Il risultato è un continuo slittamento tra nonsense e lucidità, tra comicità fisica e invettiva sociale, del quale lo spettatore diventa parte integrante: la platea non resta spettatrice passiva ma diventa interlocutrice, bersaglio, complice, trascinata in un gioco teatrale che rompe la quarta parete e trasforma ogni replica in un evento unico.
Non è la prima volta che il duo porta il proprio ‘universo’ al Kismet , ma “Metadietro” dimostra più dei precedenti come la loro ricerca resti capace di rinnovarsi pur conservando un’identità fortissima e dialogando con le tensioni del presente. Lo spettacolo non cerca il consenso facile né una narrazione lineare, ma preferisce destabilizzare, far ridere e al tempo stesso insinuare un’inquietudine sottile, lasciando lo spettatore con una domanda: da che parte della flotta scegliere di stare in un mondo sempre più incerto e in continua evoluzione.
Francesca Gaia Attolico