
E’ appena stato pubblicato, per la precisione il 13 febbraio scorso, per l’etichetta Levantine Music Group Records, l’album “Breathing” della cantante palestinese Amal Murkus e del pianista pugliese Alessandro Sgobbio. Un duo esclusivo ed inedito, che ripropone musiche tradizionali palestinesi, siriane, arabe, ma attingendo anche da autori italiani. La collaborazione tra i due artisti, di estrazione differente, è iniziata a fine 2024, partendo proprio da Bari.
In una situazione mondiale “esplosiva”, senza alcun rispetto dei diritti umani, si è svolto, come molti ricorderanno, dal 23 al 28 Settembre del 2024 il Falastin Festival, un festival dedicato alla cultura palestinese e patrocinato dal Comune di Bari, che si inserisce nel più ampio programma che ha toccato altre città italiane (Roma 19-22 settembre; Palermo 23-24 settembre; Napoli 27- 28 settembre). La manifestazione, voluta dalla Comunità Palestinese d’Italia con la collaborazione di diverse associazioni solidali con la Palestina, ha voluto far conoscere la ricchezza e la vivacità della cultura palestinese in tutte le sue declinazioni, culturali e artistiche, nonché affrontare la questione palestinese a partire dalle radici storiche per arrivare ai giorni nostri. La prima esibizione dei due è avvenuta il 26 settembre 2024, sul palco del Teatro Piccinni di Bari gremito all’inverosimile, e che in questo anno e mezzo, li ha visti protagonisti su tanti palcoscenici d’Europa. Di questo evento è possibile rileggere su queste pagine, una mia recensione del 4 ottobre 2024 (https://www.ciranopost.com/2024/10/04/la-voce-suadente-di-amal-murkus-sul-palco-del-teatro-piccinni-di-bari-per-sostenere-il-popolo-palestinese/).

E se vogliamo parlare di Palestina, in questo anno e mezzo qualcosa è cambiato, ma nel silenzio dell’indifferenza, si continua a morire. Solo poche ore fa mi è capitato di leggere in rete il racconto della morte di di Jad Jadallah, un ragazzo di 14 anni. Nella maniera più atroce possibile, mentre i grandi si riuniscono nel “Board of peace” per spartirsi la ricostruzione di un paese devastato. Leggo testualmente su Wikipedia: “Il Board of Peace è un’organizzazione internazionale il cui obiettivo, secondo lo statuto, è quello di «promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate dai conflitti”.
L’istituzione del Board of Peace è stata promossa dal presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump nel settembre 2025 ed è stata ufficialmente costituita il 22 gennaio 2026 mediante firma dello statuto a Davos in Svizzera. Donald Trump è il presidente a vita dell’organizzazione. L’ammissione avviene solo su invito del presidente, e per ottenere un seggio permanente è necessario il pagamento di una somma pari a un miliardo di dollari”.
In questo contesto, ora più che mai è doveroso sostenere la cultura palestinese in tutte le sue forme.

Amal Murkus è una cantante e attrice palestinese di fama internazionale. La sua vasta estensione vocale e le sue versatili capacità musicali le consentono di cantare in un’ampia varietà di generi. Spesso conosciuta come la Voce della Palestina, le canzoni di Amal traggono ispirazione da temi folcloristici palestinesi e da composizioni originali. Amal Murkus ha creato alcune collaborazioni straordinarie con artisti e musicisti internazionali tra cui Joan Baez, Mercedes Sosa, Oliver Shanti, Stadio, Anouar Brahem, Enzo Avitabile, la Royal Philharmonic Orchestra di Liverpool e molti altri. Amal ha completato progetti artistici con i poeti palestinesi Mahmoud Darwish and Samih al-Qâsim. Nel 2001 Amal è stata scelta dalla TV austriaca come una delle voci più belle del 20° secolo, dopo aver preso parte al film musicale “Die Nacht der Primadonnen” del regista-musicista André Heller, prodotto da ARTE TV.

Alessandro Sgobbio, nato a Martina Franca e cresciuto a Crispiano, inizia la sua formazione prina a Taranto e successivamente a Parma. Nominato al TopJazz tra i migliori talenti del jazz italiano per l’anno 2022 e 2023, persegue un personale percorso creativo caratterizzato da composizioni, improvvisazioni ed esplorazioni sonore incentrate sul tema della spiritualità. Dopo gli anni di formazione accademica presso il Conservatorio Arrigo Boito di Parma e la Norges Musikkhøgskole di Oslo, Alessandro ottiene il Secondo Premio al Concorso Luca Flores di Firenze e viene selezionato per il Concours Martial Solal di Parigi. Quindici gli album pubblicati in qualità di leader / co-leader: i suoi recenti “Forests” (2019), “Transparence” (2021), Piano Music ”1” (2022), “2” (2023) e “3” (2025) vengono premiati come album del mese/anno da MusicaJazz, Jazzism, Il Manifesto, AllAboutJazz – e presentati presso numerosi festival (Vinterjazz Copenhagen, Torino Jazz Festival, Fano Jazz, Bari Piano Festival, Bari in Jazz). Recentissima (agosto 2025) la sua splendida esibizioni in solitudine per il Bari Piano Festival (anche per questo evento, su queste pagine è possibile trovare una mia recensione).

L’Album si apre con il brano Canta, una reinterpretazione della splendida composizione di Enzo Avitabile (in duo proprio con Amal Murkus, e che vi invito a visionare su YouTube), che ha voluto dedicare alla figura del cooperante Vittorio Arrigoni, mentre Bah’ri è una composizione inedita di Sgobbio, un omaggio alla città di Bari (nella quale il duo ha debuttato con lo splendido concerto sold out al Teatro Piccinni) e al Mare Mediterraneo al quale entrambi gli artisti sono visceralmente legati (Bah’ri in arabo significa “il mio mare”). Gli altri brani dell’Album, sono un antico brano tradizionale delle donne palestinesi (Khodoni), due brani originali di Amal Murkus (Risalatohu e La Ahada), e due classici della musica araba: Ahwak (di Abdel Halim Hafez, cantante della rivoluzione egiziana, e caratterizzato dallo strumento cordofono “kanon” di Firas Zreik) e il canto popolare siriano Ya Mayela.

Firas Zreik è figlio di Amal Murkus. E’ un artista, compositore e docente, newyorkese di adozione, nato in Palestina e che ha avuto modo di esibirsi in tutto il mondo e vanta collaborazioni prestigiose, prima fra tutte quella con Roger Waters.
Di certo parliamo di un genere musicale distante dai nostri canoni, ma che ci riportano alla mente (ma anche al cuore) le immagini che ci arrivano dalla Palestina e dalla Siria, devastate dai bombardamenti. E allora il canto diventa preghiera, una preghiera universale rivolta a un Dio, a prescindere dalla propria religione, perché tutti hanno diritto a vivere in pace a casa loro. Straordinaria la voce di Amal Murkus, il pianoforte di Alessandro Sgobbio che ben si presta a sostenere la sua voce, e il sostegno ritmico di Firas Zreik (in Ahwak).

Il termine inglese Breathing in italiano lo possiamo tradurre con “respirazione”. Vuole indicarci quel sussurro, quel filo di voce, quel desiderio del popolo palestinere a continuare ad essere vivo, a voler rivendicare il suo diritto alla sua esistenza. E su questo è difficile non essere d’accordo. Grazie ad Amal Murkus per la sua voce e grazie ad Alessandro Sgobbio peril suo sostegno. Due Artisti con la A maiuscola. Hi ha avuto modo di ascoltarli dal vivo non può restare indifferente.
Nel chiudere queste mie piccole considerazioni, voglio ricordare al lettore, il nome di Vittorio Arrigoni e quello di Jad Jadallah, nella speranza che per i suoi coetanei palestinesi, un futuro migliore possa essere possibile.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro