
L’appuntamento domenicale presso la Libreria Roma, con la rassegna “Imprinting Music – Il Jazz in Libreria” questa volta ha visto l’esibizione del suo Direttore Artistico Gianlivio Liberti alla batteria, insieme a Sara Rotunno con la sua splendida voce, e Donatello D’Attoma alle tastiere. Un viaggio sonoro nell’universo di Duke Ellington, tra capolavori intramontabili e pagine meno conosciute del suo vastissimo repertorio. Il trio in concerto ha proposto una straordinaria reinterpretazione personale e contemporanea della musica del Duca. Reinterpretazione in cui è molto evidente il bagaglio artistico e culturale di ciascuno dei componenti il trio “Beyond the Duke”.
Non è stata una mera riproposizione dei capolavori del Duca, ma una rilettura di suoi brani in chiave più moderna ed accessibile, tenendo conto che quasi tutti i brani presentati sono composizioni degli anni ‘30, ‘40 e ‘50. Brani sì, intramontabili, ma grazie forse alle innumerevoli riletture e reinterpretazioni più recenti. Tutte composizioni di Duke Ellington, alcune a quattro mani con Billy Strayhorn o Juan Tizol, e che hanno goduto di testi straordinari di parolieri del calibro di Irving Mills, Johnny Mercer, Sidney Russel e tanti altri.

Sara Rotunno, altamurana, classe 1991, è diplomata in canto jazz e nel biennio di composizione jazz presso il Conservatorio E.R. Duni di Matera. Nonostante la giovane età, ha un curriculum davvero importante. Tra le esperienze più significative si annoverano quelle con il Duni Jazz Choir diretto da Mario Rosini, con cui si esibisce in vari contesti prestigiosi: a Sanremo Sol, presso il Palafiori di Sanremo (2017), nel tour “Music for Love” accanto a Fabrizio Bosso e Simona Bencini, esibendosi in teatri di Roma, Forlì e Prato (2018). Degni di nota sono anche gli opening act per Danilo Rea e dei Neri per Caso (2019). Nel 2020 è finalista al contest “Forum Live Jazz” con suoi brani originali e collabora con Warner Music Italy come corista per l’album “1920” di Achille Lauro, lavorando insieme alla big band “The Untouchable Band” di Dino Plasmati accanto ad artisti come Annalisa, Gigi d’Alessio, Gemitaiz, Izi, Flavio Boltro e Israel Varela. Nel 2021 è finalista presso il Concorso Nazionale per Giovani Talenti “Chicco Bettinardi”. Con la The Unthouchable Band nel 2022 incide il disco “Taste of Jazz”, in qualità di voce solista. Nello stesso anno pubblica il disco “Wavin’ Time” insieme al Duni Jazz Choir, dopo aver vinto il premio “La Musica di Sofia”. Nel 2023 pubblica il suo primo album di inediti con il gruppo neo-soul The S Dal 2025 collabora stabilmente con la Big Band di Dino Plasmati (LPJ Big Band), con la quale si è esibita in concerto presso il BeatOnto Jazz Festival insieme a Seamus Blake; nello stesso anno è stata selezionata dal MIDJ (Musicisti Italiani di Jazz) per il progetto Air (Artisti in Residenza).ll suo promo Album a suo nome, “Inward Songs”, è uscito a dicembre 2024.

Donatello D’Attoma – pianista, compositore, musicologo, ha all’attivo cinque produzioni discografiche a suo nome (Logos, Watchdog, Shemà, Oneness, Deep Down) e diverse altre incisioni come co-leader tra cui tre con il progetto elettroacustico Kodex (Kodex, Breakdown, Crimson Storm). Dopo il diploma in organo, ha seguito corsi di interpretazione organistica in Svizzera con Guy Bovet, Marie Claire Alain, e L.F. Tagliavini. Nel 2011 si laurea in Musicologia all’Università di Pavia e nel 2021 in Pianoforte Jazz al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Svariate le sue collaborazioni, tra cui Fulvio Sigurtà, Daniele Di Bonaventura, Giovanni Falzone, Emanuele Cisi e altri. Vincitore delle borse di studio Fondo di Solidarietà SIAE (2017), Chieti in Jazz (2013), nell’ambito della ricerca musicologica ha pubblicato il libro Charles Mingus: composition versus improvisation (Lulu Inc.USA, 2014).

Gianlivio Liberti, batterista, barese purosangue, studia per nove anni batteria jazz con il M° Benny Forestiere, docente di percussioni presso il conservatorio N. Piccinni di Bari. Dopo le sue permanenze a Parigi e Belgrado, diviene professionista e dal 1995 frequenta masterclass con Elvin Jones, Gene Jackson, Bobby Dhuram, Billy Drummond, Roberto Gatto, Massimo Manzi, Ettore Fioravanti. Negli anni 2001-2002 consegue il diploma di alta qualificazione per trio jazz, frequentando per i corsi invernali di Siena Jazz con Stefano Battaglia, Paolino Dalla Porta e Fabrizio Sferra. Approfondisce la conoscenza di altri strumenti grazie a studi con David Liebman, Harvey Schwartz, Dado Moroni, Akio Sasajma, Rachel Z, Stefano Battaglia, Delfeayo Marsalis, Tomaso Lama. Studia presso la Saint Louis di Roma con Jeff ‘Tain’ Watts, Scott Colley, Joey Calderazzo, Norma Winstone, Salvatore Bonafede, Kurt Rosenwinkel, Paolo Damiani. Collabora in live ed in studio con artisti di levatura internazionale tra i quali: George Garzone, Maria Pia De Vito, Robert Bonissolo, Furio Di Castri, Fabrizio Bosso, Francesco Bearzatti, Roberto Ottaviano, Emanuele Cisi, Gianluca Renzi, Enrico Rava, Piero Leveratto, Luca Bulgarelli, Paolino Dalla Porta, Davide Santorsola. Finalista del prestigioso Premio Internazionale Massimo Urbani di Camerino (unico batterista finalista e secondo batterista in tutte le edizioni del premio). E’ attivo come animatore culturale della sua città, Bari, in qualità di direttore artistico di alcune rassegne jazz. Ha partecipato a una cinquantina di sedute di registrazione, di cui due da leader, sei da co-leader, alcuni per collane editoriali specializzate ed i rimanenti da session-man.

Il sottotitolo del concerto, “Il Jazz durante e dopo Duke Ellington” è stato esplicativo delle intenzioni del trio. Non una semplice riproposizione di brani noti e meno noti, e con arrangiamenti che hanno reso queste composizioni davvero piacevoli.
Abbiamo iniziato con il brano “Isfahan”, dedicato all’omonima città iraniana che fu meta di una tournee mondiale nel 1963. Si è poi passati, uno dopo l’altro a composizioni più che note, da “I’m begin to see the light” ( un cavallo di battaglia anche di Ella Fitzgeral), a “Prelude to a kiss”, “Satin doll”, “In a sentimental mood”, “Just squeeze me” e Sophisticated Lady”. Non sono mancate anche esecuzioni più spinte di “Don’t get around much anymore”, con un arrangiamento funky, ed un brano conclusivo, “Caravan”, davvero tirato.

La voce di Sara Rotunno è stata davvero affascinante, dimostrando di essere a suo agio con le composizioni del Duca. Donatello D’Attoma ha dato a tutto il concerto una impostazione davvero straordinaria, richiamando a volte sonorità di strumenti assenti sul palco. Gianlivio Liberti non si è limitato a segnare il tempo. Resta un batterista molto creativo, che riesce con facilità a dialogare (anche con la voce di Sara) con l’altro strumento presente. La sintonia e l’interplay tra i tre musicisti è stata evidente, creando un clima allegro e disteso, trasmettendo a tutti i presenti questo senso gioioso e di festa. Tra l’altro, Sara Rotunno ha approfittato dell’occasione per comunicarci la sua prossima partenza per Chicago, dove ha vinto una “residenza” della durata di un mese, che la vedrà impegnata a realizzare nuove composizioni che saranno poi presentate in un concerto finale.

Bene. Il limite dei concerti matutini della domenica è sempre quello che la tavola aspetta tutti, artisti e pubblico. Ad ogni modo, è stata davvero una mattinata più che piacevole.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro