Il racconto necessario delle donne dimenticate dalla Storia rivive nella pièce di Cathy La Torre “Tutte le volte che le donne …” andata in scena al Teatro Petruzzelli di Bari

Nel corso della storia, arriva un tempo in cui l’umanità è chiamata a passare a un nuovo livello di consapevolezza per raggiungere un terreno morale più alto. Un tempo in cui dobbiamo superare la paura e darci speranza l’un l’altro questo tempo è adesso.” (Wangari Maathal)

Ci sono serate che si mettono lì, in un angolo della memoria, difficili da dimenticare.
La sera del 13 febbraio per me è stata così: pur nutrendo dei dubbi su di uno spettacolo il cui manifesto mostrava una sega circolare in mano a una donna, mi sono decisa a raggiungere il Teatro Petruzzelli, forse perché attirata dal titolo dello spettacolo, “Tutte le volte che le donne …“, o, più verosimilmente, perché ero in compagnia della mia carissima amica Carla Petrocelli, colei che, con il suo libro “Il computer è donna” (ed. Dedalo), mi ha introdotto in un mondo che ignoravo facendomi scoprire che nella storia spesso le donne sono volutamente dimenticate.

Il teatro che respira, si riempie a poco a poco e con gioia osservo non solo tante donne, ma anche giovanissime fanciulle e molti uomini. Le luci si abbassano, il vociare si spegne. Ed entra lei: Cathy La Torre, avvocata e attivista per i diritti umani, per la prima volta sul palco del Teatro Petruzzelli di Bari, protagonista assoluta di questa pièce scritta insieme a Sarah Buono e Gabriele Scotti, con la regia di Bruno Fornasari, andata in scena in una serata organizzata da Aurora Eventi; fa qualcosa che mi sorprende, dice che prima di iniziare, abitualmente dedica lo spettacolo alle donne della città in cui si esibisce e che in qualche modo, per coraggio o per semplice esistenza, hanno fatto qualcosa di straordinario. Questa volta tocca ad alcune donne della terra di Bari, che hanno compiuto atti eroici o semplicemente coraggiosi, ma con quella forma di silenzioso e instancabile coraggio che raramente si ricordano. Donne come Anna Quintavalle, “la Portabannere”, una donna che fu capace di trasformare la rabbia sociale in azione collettiva, guidando la rivolta del pane in Bari Vecchia quando, verso la fine del 1898, il costo della farina aumentò drasticamente, una eroina dimenticata a cui la città deve molto. Ma Cathy non si ferma lì: mutando il timbro della voce come se parlasse di fantasmi buoni presenti in sala, evoca altre donne della nostra terra, tra cui le eroine della Resistenza.

E con questo rituale di riemersione, lo spettacolo può cominciare, andando immediatamente oltre l’iniziale dichiarazione di intenti di semplice racconto-conferenza, ma strutturandosi in teatro che si fa memoria, dove l’ironia è quel collante che serve per non dimenticare, un sapiente connubio tra racconto storico e riflessione sociale, con un ritmo in cui ogni parola “ha un peso”, perché le donne “dimenticate” devono tornare vive. Il ritmo incalzante di Cathy rende queste storie viva presenza. Le donne dimenticate ci siedono accanto, ci guardano e ci parlano con la sua voce.

Non voglio spoilerare e soprattutto è impossibile elencarle tutte. Siamo cosi anestetizzate da secoli di prevaricazione maschile, che quasi non crediamo alle nostre orecchie, più volte mi sono domandata: ma davvero è accaduto questo? Ad esempio: chi ha inventato la sega circolare? Tabitha Babbitt, una donna, quasi un’offesa a Milei che sventola la motosega, e qualcuno le ha soffiato idea e ricavi milionari, oltre che la sua storia. E chi ha inventato le strisce bianche sull’asfalto? Facciamo alcuni nomi.

Mary Anderson, l’inventrice del tergicristallo: una donna che ha salvato più vite di quanto la storia non le abbia mai riconosciuto. Margaret Wilcox, che ha ideato il sistema di riscaldamento per automobili: praticamente la protettrice di tutti quelli che hanno guidato a temperature polari. Elizabeth Magie Phillips, la mente originale dietro il gioco che poi è diventato Monopoli (senza che il mondo le abbia restituito il merito) ma di sicuro ha cambiato le regole del gioco con un gioco nato per denunciare la concentrazione della ricchezza e diventato il simbolo mondiale del capitalismo da tavolo. Luisa Spagnoli, imprenditrice visionaria e precorritrice di epoche moderne: che mondo sarebbe senza il Bacio Perugina? Franca Viola, ha permesso all’Italia di compiere un passo decisivo verso la civiltà giuridica e sociale, rifiutando nel 1966 il matrimonio riparatore e aprendo la strada all’abolizione della norma che lo prevedeva. Hedy Lamarr, diva e scienziata, pioniera delle tecnologie wireless (grazie Carla Petrocelli per avermela fatta conoscere tempo fa). Trota di Salerno, medica medievale, luminosa e quasi leggendaria, cammina nella storia come un’ombra brillante: una donna che curava quando alle donne era concesso appena di obbedire, e che lasciava tracce così forti da sopravvivere ai secoli, malgrado il tempo avesse cercato di cancellarla.

Mi rendo conto che la voce della La Torre non racconta solo la loro storia, ma realizza una ricerca di radici più profonde, e per farlo usa un linguaggio che a noi è straniero, a cui non siamo abituate, non conosciamo, trasformandolo in qualcosa di più grande. Il contributo delle donne non si ferma alle invenzioni, ma siamo continuamente cancellate. Fa notare come, nella ricerca dei nomi date alle strade, ovviamente gli uomini la fanno anche li da padroni. E non solo, anche nell’arte commemorativa noi donne non esistiamo, siamo degli ornamenti spesso raffigurate nude o in sottoveste, come Rosalia Montmasson, ricordata come moglie di Francesco Crispi e non come patriota italiana ed unica donna a partire ufficialmente da Quarto con i Mille di Garibaldi il 5 maggio 1860.

Per Cathy quel linguaggio non è un mezzo neutro perché le parole non si limitano a descrivere la realtà, ma la costruiscono. E sul palco questa idea prende una forma più grande di noi. Le parole che usiamo per raccontare le donne — o per non raccontarle — diventano frecce, scudi, eredità. Parole come “femminista”, “diritto”, “invisibilità” divengono espliciti e i cambi di tono e ritmo generano un confronto diretto tra pubblico. Che atmosfera! Quella sì che me la ricordo bene: intensa, viva, partecipata da tutti da molti. Perché il racconto si fa realtà, spesso realtà sociale, e la narrazione non evita le contraddizioni, anzi le espone con una lucidità. Con Cathy le parole diventano architettura.

Quando lo spettacolo volge al termine, finalmente un “non lo sapevo” non è più che una scusa per non prendere posizione, non è più un alibi. Ho riso. Ho pensato. Tornata a casa, non ho alibi, cerco nella rete e faccio riaffiorare alla mente i nomi delle donne citate : Cordelia La Sorsa nata a Molfetta; Elena Ciliberti nata a Polignano a Mare e Maria Diaferia di Corato e poi Giovanna Giglioli, che era di Reggio Emilia e ciò che la legò a Bari fu l’amore per Angelo Valle con cui condivise la vita durante il periodo di Resistenza, ma lui fu catturato e fucilato, e lei scelse di essere uccisa pur essendo incinta di 4 mesi: sono solo alcune delle tante storie che meritano di essere raccontate.

Ecco cosa fa una storia sia ben raccontata: ti riporta indietro per spingerti avanti. Questo fa della performance della La Torre un’esperienza da vivere, per tutte le volte che le donne — davvero — hanno fatto la storia. Onore a tutte queste donne. Grazie Cathy: il tuo era ed è uno spettacolo necessario.

Maurizia Limongelli

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.