Scegliere coraggiosamente di essere se stessi al di là delle etichette che il passato ci impone è la grande lezione di “Anastasia”, il musical tratto dal cult d’animazione che ha illuminato il Palatour di Bitritto

Dal 2025 Anastasia – Il Musical sta attraversando i teatri italiani, riportando in scena una storia che il pubblico conosce da oltre vent’anni, quella che accompagna gli spettatori, trasportandoli dalla gelida Leningrado alla sfarzosa Parigi, alla scoperta dell’identità della protagonista Anya.

Anastasia – Il Musical nasce come adattamento teatrale del celebre film d’animazione del 1997 prodotto dalla 20th Century Fox. Le musiche e i testi portano la firma di Lynn Ahrens e Stephen Flaherty, mentre il libretto è opera di Terrence McNally. La produzione italiana è firmata da Broadway Italia, già baciata del recente successo di The Phantom of the Opera. Alla regia c’è Federico Bellone, uno dei nomi italiani più apprezzati nel panorama internazionale del musical, affiancato da Chiara Vecchi, che cura le coreografie e la regia associata. Inaugurato al “PalaUnical” di Mantova, lo show è giunto, proprio a conclusione del suo tour, al rinnovato Palatour di Bitritto (Bari) ed è qui che ho avuto l’opportunità di assistere allo spettacolo e di lasciarmi incantare tra scenografie suggestive e interpretazioni di straordinaria intensità.

È sulle note della celeberrima “Un lontano Dicembre” – eseguita dal vivo dall’orchestra diretta da Giovanni Maria Lori – che lo spettatore viene proiettato nella Russia post-rivoluzionaria del 1927 ed in un attimo si ritrova tra le strade di Leningrado mentre tra il popolo si sussurra la leggenda dell’ultima Romanov: Anastasia, figlia dello Zar Nicola II, l’unica scintilla imperiale sfuggita al buio della rivoluzione e destinata, un giorno, a reclamare il suo posto nella storia. E d’un tratto ci ritroviamo al fianco di Anya, una giovane orfana senza memoria del proprio passato, che ha come unico indizio per ritrovare la sua identità un lontano ricordo di Parigi. In questo scenario di incertezza, la ragazza incontra Dimitri e Vlad, due audaci opportunisti che vedono in lei la chiave per la loro fortuna: istruirla affinché possa fingersi la granduchessa Anastasia e convincere l’Imperatrice Madre, esiliata in Francia, a consegnare loro la ricompensa per il suo ritrovamento. Il viaggio che li conduce verso Parigi si trasforma, però, in un’odissea interiore: mentre Vlad riscopre la nobiltà d’animo e Dimitri si ritrova a lottare contro un sentimento inaspettato che mette in crisi il suo cinismo, Anya inizia a ricordare dettagli troppo precisi per essere semplici coincidenze. Ma la strada verso la verità è disseminata di ostacoli, e a dare la caccia ai tre fuggiaschi c’è Gleb (mentre nella versione in celluloide si faceva ricorso alla figura di uno spietato Rasputin), un ufficiale sovietico severo e inflessibile: per lui, eliminare l’ultima dei Romanov non è solo un ordine, ma una missione per cancellare definitivamente i fantasmi del passato. L’arrivo a Parigi segna il climax della storia: tra lo sfarzo dell’Opera e la malinconia degli esuli russi, Anya dovrà affrontare la prova più difficile. Non si tratterà solo di convincere una nonna scettica e stanca delle continue bugie, ma di scegliere chi vuole essere davvero.

I nostalgici del film d’animazione Anastasia possono stare tranquilli: sebbene le indimenticabili voci di Tosca e Fiorello restino scolpite nel cuore di un’intera generazione, nella versione teatrale italiana l’eredità passa a interpreti di straordinario talento. Al centro dello spettacolo c’è Anya, interpretata da Sofia Caselli, che dà voce a una protagonista fragile e determinata, accompagnandone il percorso con un’interpretazione intensa e sincera; la sua voce accompagna lo spettatore in un’esperienza emotiva che culmina, brano dopo brano, in autentici brividi. Accanto a lei, Cristian Catto costruisce un Dimitri credibile e sfaccettato, sospeso tra cinismo e sentimento, mentre Nico Di Crescenzo regala a Vlad leggerezza e ironia, smussando i toni senza mai spezzare l’equilibrio del racconto. Brian Boccuni, nel ruolo di Gleb, porta in scena tutta la complessità dell’antagonista, restituendone il tormento interiore attraverso una presenza scenica intensa e una prova vocale potente e controllata, che aggiunge profondità drammatica alla narrazione. Completano il quadro Stefania Fratepietro nel ruolo di Lily, vivace e brillante, e Carla Schneck nei panni dell’Imperatrice Maria, figura elegante e intensa. A sostenere l’intero impianto narrativo contribuiscono inoltre ballerini e coristi, protagonisti di un lavoro corale, preciso ed energico, capace di dare ritmo e respiro alle scene di insieme.

L’impianto visivo dello spettacolo è affidato alle scenografie di Clara Abbruzzese, dinamiche e in continuo movimento, capaci di accompagnare il viaggio della protagonista attraverso luoghi e atmosfere molto diversi tra loro. A impreziosire il tutto intervengono gli effetti speciali curati da Paolo Carta, che aggiungono suggestione e magia all’allestimento. I costumi firmati da Carla Ricotti contribuiscono infine a definire epoche, ambienti e classi sociali, sostenendo il racconto con un linguaggio visivo coerente e riconoscibile.

Ciò che rende Anastasia – Il Musical un’esperienza davvero speciale è la sua capacità di parlare a generazioni diverse. Durante la serata del Palatour, era impossibile non notare la magia che univa un pubblico incredibilmente eterogeneo: dai bambini, rimasti incantati davanti allo sfarzo dei costumi e agli effetti speciali, tra cui la neve che fiocca realmente in sala, fino agli spettatori più attempati affezionati al film, tutti comunque legati al fascino storico della leggenda dei Romanov. L’atmosfera in teatro era elettrica e la platea, visibilmente colma, è rimasta letteralmente sbalordita dalla potenza visiva e sonora dello spettacolo. Il coinvolgimento è stato totale, culminando in un finale da brividi: una standing ovation spontanea e calorosa che ha travolto gli artisti, segno che la storia di Anya, dopo oltre vent’anni, ha ancora il potere di farci sognare, emozionare e, soprattutto, di farci sentire “noi stessi”, non per chi siamo o per le etichette che il passato ci impone, ma per chi vogliamo essere, proprio come sceglie coraggiosamente di fare Anya nel gran finale.

Francesca Gaia Attolico
Foto dal sito della Compagnia

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.