“La guerra com’è” ovvero l’inutilità atroce dei conflitti nelle parole di Gino Strada: Elio Germano e Teo Tehardo sul palco del Teatro Piccinni di Bari per la messa in scena del libro “Una persona alla volta”

“E a cosa serve un uomo lo so solo io,
che spargo sale sopra le ferite della città.
E come a un grande amore gli dico addio,
e a cosa serve un uomo lo sa solo Dio.”
(Francesco De Gregori)

Il Teatro Piccinni di Bari ha ospitato La guerra com’è: in scena Elio Germano con le musiche originali create in presa diretta da Teo Tehardo in uno spettacolo che dà voce alle parole tratte dal libro postumo di Gino Strada Una persona alla volta. Le repliche baresi, così come quelle degli spettacoli in programma in provincia, sono andate sold out, lo spettacolo è partito a metà del 2024 collezionando circa 30 repliche fino al 2025 alle quali si aggiungeranno le indicative 40 del tour 2026.

Scenografia minima: due postazioni, una per la lettura, una per la creazione della colonna sonora, proiezioni di dati e foto dalle zone di guerra rendono la performance un racconto reale e doloroso delle esperienze vissute in prima linea dal fondatore di Emergency. La guerra com’è è il racconto di ospedali sovraffollati, di bambini mutilati, di mine antiuomo che sembrano giocattoli, di riflessioni sul diritto universale alla salute e sul valore di una vita umana, che non è sempre lo stesso, che cambia a seconda del momento storico e a seconda del luogo geografico in cui viene alla luce. 

Gino Strada nasce a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, il 21 aprile 1948, cresce con i racconti di un padre che la guerra – in Italia – l’aveva vista e vissuta. Si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano e si specializza in Chirurgia d’Urgenza. Per completare la formazione da medico-chirurgo, negli anni Ottanta vive per 4 anni negli Stati Uniti, nel 1988 decide di applicare la sua esperienza in chirurgia di urgenza all’assistenza dei feriti di guerra. Fino al 1994 lavora con la Croce Rossa Internazionale di Ginevra in Pakistan, Etiopia, Tailandia, Afghanistan, Perù, Gibuti, Somalia, Bosnia. Nel 1994, l’esperienza accumulata negli anni con la Croce Rossa spinge Gino Strada, insieme alla prima moglie Teresa Sarti e alcuni colleghi e amici, a fondare EMERGENCY, Associazione indipendente e neutrale nata per portare cure medico-chirurgiche di elevata qualità e gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.

Ad oggi EMERGENCY ha curato oltre 13,2 milioni di persone, spendendo meno di 1/100 di quello che per ogni guerra i governi coinvolti hanno speso per le armi. Secondo i dati raccolti negli ospedali delle zone di guerra in cui Gino Strada ha operato, meno del 10% dei feriti e dei morti dei conflitti moderni (ovvero di quelli scoppiati dopo la Seconda Guerra Mondiale) sono soldati, o combattenti. Le vere vittime sono civili: bambini, donne, uomini, vecchi.

Nella voce misurata e grave di Elio Germano, nei dati proiettati sui pannelli della scenografia, nelle foto delle zone di guerra, ho rivisto l’orrore della Serie dei sacchi di Alberto Burri, medico di guerra anche lui, che eleva ad opera d’arte porzioni di sacchi di juta: la juta dei sacchi americani del Piano Marshall è sezionata, cucita con filo da sutura e mischiata ad altri materiali creando “ferite” e “punti” pregni di violenza, orrore e ripugnanza. Anche Gino Strada ha cucito, per tutta la vita: ferite, gambe, o quel che ne restava, moncherini di braccia, braccia che non finiscono più con una mano ma con una “ferita a cavolfiore” dovuta a lesioni e traumi causati da mine antiuomo lasciate sul terreno: per quasi trent’anni Gino Strada ha curato civili, combattenti, uomini, donne, bambini, esseri umani il cui valore della vita era valutato uguale al nostro.

Perché non siamo tutti uguali, e questo spettacolo ce lo spiega bene: il valore delle vite di chi è nato dalla “parte fortunata del mondo” non è lo stesso di chi è nato altrove, per i governi che dichiarano guerre “al terrore”, guerre per “esportare la democrazia”, guerre “preventive”, le vite di chi abita fuori dai loro confini non vale quanto quelle di chi governano (anche se per dovere di cronaca ad oggi neanche le vita di chi vive nei “posti giusti” vale più così tanto…).

Per tutto il tempo della messa in scena il pubblico del Teatro Piccinni ha seguito il racconto di Strada con compostezza, in silenzio, silenzio rotto solo dagli applausi a scena aperta, lasciando la sala a fine recita con un mormorio sommesso di disagio asciutto.

Simona Irene Simone
Foto di Gaetano de Gennaro

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.