La celebrazione di un’amicizia che demolisce a suon di risate la quarta parete per donare alla platea un attimo fuggente di leggerezza: Mauro Pulpito e Fabiano Marti hanno riproposto per la Echo Events al Teatro Abeliano di Bari il loro “Letto a due piazze”

Un amico è uno che sa tutto di te e, nonostante questo, gli piaci.” [Elbert Hubbard]

Una festa è una festa e la riconosci subito, anche se sei il proverbiale marziano caduto sulla Terra o, molto più umanamente, un imboscato autoinvitatosi in una cerimonia della cui importanza non avevi la giusta percezione. Ebbene, è proprio così che ci siamo sentiti quando, nei giorni scorsi, abbiamo guadagnato la platea del Teatro Abeliano di Bari, comprendendo ben presto che non ci trovavamo al cospetto della semplice riproposizione di un lavoro teatrale di qualche anno fa, bensì di fronte alla comunitaria celebrazione di un’amicizia che travalicava il rapporto professionale e che, da sola, bastava a regalare al pubblico che assiepava il teatro in ogni ordine di posto un mare di risate e – perché no – un moto di speranza nel futuro, impresa quasi impossibile soprattutto in tempi oscuri come quelli che ci è dato in sorte di vivere.

Letto a due piazze”, esilarante commedia degli equivoci scritta da Fabiano Marti che ormai si attesta come cavallo di battaglia del fantastico duo formato dallo stesso Marti e da Mauro Pulpito, oggi ripresa grazie alla infaticabile caparbietà di Donato Sasso, incontrastato deus ex machina dell’Associazione culturale Echo Events, pur tradendo nel titolo riferimenti alti a quel capolavoro del genere nato dalla penna di Ray Cooney che risponde al nome di “Taxi a due piazze” come del successivo “Chat a due piazze”, a nostro modesto parere si va ad inserire nel novero di pietre miliari teatrali e cinematografiche quali – ça va sans dire – “La strana coppia” di Neil Simon o “Buddy Buddy”, con cui Billy Wilder riprese la commedia francese “Il rompiballe” facendone il suo testamento artistico, entrambi interpretate dai divini Jack Lemmon e Walter Matthau; eppure, se proprio dobbiamo esporci in confronti col passato, Marti e Pulpito, più che a Lemmon e Matthau, ci fanno immediatamente pensare alla coppia Jerry Lewis / Dean Martin o anche a quella estemporanea formata da Lewis con Tony Curtis per il film “Boeing Boeing”, un’altra commedia degli equivoci che ricorda molto da vicino la produzione di Cooney.

Per questo spettacolo, Marti si è ritagliato il personaggio di Fabio, allocco studente universitario irrimediabilmente fuori corso, affidando a Pulpito quello di Mario, impenitente disoccupato sempre in cerca di nuove avventure amorose ed espedienti per tirare avanti, due uomini agli antipodi che devono condividere forzatamente un piccolo monolocale barese, visitati e vessati dall’avido padrone di casa (Piero Di Nanna) e dall’appiccicosa quanto cornificata fidanzata di Mario (Daniela Sicolo), in un caleidoscopio di situazioni che vanno ben al di là del pur valido copione che, infine, diventa un “pre-testo”, un prologo, un’introduzione, una sollecitazione, un rodato canovaccio su cui possano esaltarsi la verve e la classe innate dei due attori che, assieme a tutta la loro acquisita arte affabulatoria, formano la loro altissima cifra stilistica, estrinsecata tanto nell’arte attoriale quanto nella scrittura e nella direzione di Fabiano e nel ‘mestiere’ di conduttore di cui Mauro è sommo – se non il migliore – rappresentante in Italia.

Se, come leggenda vuole, il principe Antonio De Curtis, allorquando calcava i palcoscenici sotto le mentite spoglie del mitico Totò, era capace di far ridere gli spettatori con una determinata vocale che lui stesso preventivamente sceglieva (“ahahahah”, “eheheheh” e così via) e addirittura nella tonalità prescelta, non vi è dubbio che anche i nostri eroi siano maestri nell’arte di ‘giocarsi il pubblico’, mattatori di un ‘two men show (allargato)’ che cattura e diverte grazie a calembour, ritmi, tempi, silenzi, mimica e ‘fuori programma (vedi alla voce ‘pantofola’)’ praticamente perfetti, riempiendo il Teatro Abeliano di tante risate di gusto, una magia, come detto, non facile ai giorni nostri; così quello che il fantastico duo riesce a fare è farci partecipare, o, meglio, renderci partecipi o parti in senso stretto, dell’alchimia del loro appassionato e spassoso percorso di artisti, di uomini e, soprattutto, di amici, demolendo e smantellando la quarta parete al solo scopo di donare alla platea un attimo fuggente di calviniana leggerezza, quel momento catartico che solo una risata vera, spontanea, irrefrenabile, riesce ad avere e di cui oggi uno spietato destino patrigno sembra volerci privare. Grazie, dunque, Mauro e Fabiano. Grazie di cuore.

Pasquale Attolico
Foto di Elisabetta Galantino
dalla pagina Facebook di Fabiano Marti

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.