“Vibraphone Legacy” con Vitantonio Gasparro e Giovanni Perin: l’unione fa la forza al Duke Jazz Club di Bari

Sul palco del Duke Jazz Club di Bari si è tenuto un altro concerto da ricordare per la freschezza e l’eleganza del suo stile. A confronto due giovani vibrafonisti: il “nostro” Vitantonio Gasparro e il padovano Giovanni Perin. A supportarli in modo impeccabile, il contrabbassista lucano Giuseppe Venezia ed il batterista napoletano Elio Coppola: due eccellenze nel panorama jazzistico italiano ma con una fama che travalica i nostri confini.

Il termine “Legacy” si traduce con “eredità”, e questo spiega l’omaggio che questi due giovani musicisti hanno voluto fare ai grandi vibrafonisti della storia del Jazz, da Lionel Hampton a Milton Jackson, per finire a Gary Burton. Tre vibrafonisti che hanno fatto la storia di questo strumento e che hanno lasciato tantissimi “eredi”. Ovviamente stiamo parlando di una storia non molto recente. Dei tre, l’unico ancora in vita è Gary Burton (il giorno del concerto ha festeggiato i suoi 83 anni), me si è ritirato dalle scene dal 2017.  Lionel Hampton e Milton Jackson sono considerati i pionieri dello strumento. Gary Burton è stato un innovatore dello stile con quattro bacchette. Ma la sfilza di vibrafonisti (in attività e no) è innumerevole, Da Bobby Hutcherson a Teddy Charels, da Cal Tjader a Joel Ross, aggiungendo anche gli italiani Enzo Randisi, Andrea Dulbecco, Pasquale Mirra, ma la lista continua, lasciando intendere che non è uno strumento del tutto inusuale.

Giovanni Perin (Padova, 1987), figlio d’arte (anche il padre Giuliano è un ottimo vibrafonista), ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di otto anni. Dopo una ricchissima formazione di respiro internazionale, nel 2006 ha iniziato a specializzarsi nello studio del vibrafono e della marimba. Dal 2010 al 2015 ha vissuto a Berlino, città che lo segnerà sia artisticamente che umanamente conseguendo il diploma in vibrafono e marimba Bachelor of jazz Music alla prestigiosa Università delle Arti di Berlino. Ha suonato e registrato con molti musicisti di calibro internazionale e ha inoltre vinto numerosi concorsi e riconoscimenti italiani e internazionali tra cui il Premio Jazz Lighthouse, il Premio Massimo Urbani, il Premio Bettinardi per il miglior disco dell’anno e il Premio Marco Tamburini. Ha tenuto masterclass dedicate al vibrafono/marimba e all’improvvisazione sulle tastiere a percussione in molti conservatori italiani ed esteri tra cui Instambul, Camberra Sidney, Melbourne, Delaware (Irlanda) solo per citare i più famosi. La rivista Jazzit lo inserisce nella top ten dei migliori vibrafonisti italiani.

Vitantonio Gasparro, 25 anni, di Sammichele di Bari ha già dimostrato le sue qualità musicali  classificandosi al secondo posto all’edizione 2023 del Premio Internazionale «Massimo Urbani» a Camerino, (il più prestigioso riconoscimento nazionale riservato ai giovani musicisti di jazz). Si è presentato con ottime credenziali all’appuntamento con il suo esordio discografico per la GleAM Records, a settembre 2023 (Introducing Vitantonio Gasparro). Tra i tanti giovani musicisti del Pentagramma, è uno dei più determinati a far valere le sue doti artistiche, sia per lo strumento che per la composizione.

Giuseppe Venezia è ormai di casa al Duke. Contrabbassista lucano – classe 1982 – ha avviato la sua carriera artistica nel 2006. Fino ad oggi, è stato impegnato in numerose formazioni e ha partecipato all’incisione di diversi dischi, affiancando musicisti di tutto il mondo sia in studio che dal vivo. Direttore Artistico del Rosetta Jazz club di Matera, ma anche co-direttore artistico del Basilijazz – Basilicata Jazz Festival. Oggi è considerato una “first call” da molti musicisti americani che si esibiscono in Europa. Oltre ad aver promosso la costituzione di numerosi ensamble jazzistici, Venezia ha condiviso palchi e studi di registrazione, in Italia come all’estero, con nomi di prestigio della scena jazz mondiale, come Enrico Rava, Stochelo Rosenberg, Peter Bernstein, Greg Hutchinson, Scott Hamilton, Jonathan Blake, Jerry Bergonzi, Flavio Boltro, solo per citarne alcuni. Dal 2012, l’agenda concertistica di Venezia prevede un appuntamento fisso negli Stati Uniti, dove negli ultimi anni si è esibito in prestigiose location – Guggenheim di New York City e nei migliori jazz club a stelle e strisce – Dizzy’s Club Coca Cola, Maureen’s Jazz Cellar, Small’s Jazz Club, The Django, Mezzrow Jazz Club, Deer Head Inn – con importanti musicisti americani come Joe Farnsworth, Benny Benack, Emmet Cohen (con cui ha inciso in trio il disco “Infinity” nel 2013 insieme ad Elio Coppola).

Elio Coppola, nato a Somma Vesuviana nel 1985, è un batterista jazz di fama internazionale. Formatosi con Stefano Tatafiore e Kenny Washington, si è esibito molto a New York  presso teatri come il Birdland Jazz Club, Smalls, Dizzy’s Coca cola Club, presso lo Zinco Jazz Club di Mexico City, il Ball and Chain di Miami, affiancandosi ad importanti nomi del settore come Benny Golson, Joey De Francesco, Enrico Rava, considerati delle vere e proprie leggende del Jazz mondiale, oppure più recentemente con degli artisti affermati a livello internazionale come David Kikoski o Seamus Blake. Non so se per lui è stata la prima volta al Duke Jazz Club.

Il concerto è stato davvero piacevole, presentando una serie di brani più che famosi, che sono stati cavalli di battaglia di Lionel Hampton, Milton Jackson e Gary Burton, iniziando da uno strepitoso e trascinante “Flying home” per passare ad atmosfere più rarefatte con “Softly as in a morning sunrise” che ha richiamato le liriche più classiche del Modern Jazz Quartet, o “Falling Grace” (di Steve Swallow), uno dei tanti brani che identifica la sonorità di Gary Burton.

Sono state eseguite alcune composizioni originali sia di Hampton (Midnight sun) che di Jackson (Namesake), sia un omaggio a Chick Corea (che, con Gary Burton ha portato avanti la più longeva delle collaborazioni in duo della storia del Jazz), ma anche a John Lewis (Django) e il suo Modern Jazz Quartet.

Non sono mancate le composizioni originali di Giovanni Perin come “Crocodile blues”, un brano inciso su 45 giri (ormai desueto) e che (ovviamente) trae spunto  dalla più che nota composizione di Lou Donaldson “Alligator boogaloo”.

Nel secondo set due brani hanno visto alternarsi i due vibrafonisti in solo trio. Non posso dire che i due siano entrati in “conflitto”, ma il concerto è stato un completarsi e sostenersi a vicenda, creando davvero un’atmosfera più che piacevole. Anche il secondo set è partito a tutto ritmo con “Air Mail Special”, un classico dell’Orchestra di Benny Goodman (composto insieme a Charlie Cristian)  e che è stato inciso mille volte da Ella Fitzgerald.

Gran finale con “Bags groove” di Milton Jackson (Bags era il suo soprannome), inciso per la prima volta in un album omonimo del 1954 di Miles Davis, e che vedeva la partecipazione, oltre a Milton Jackson, di Thelonius Monk, Sonny Rollins, Horace Silver, Percy Heath e Kenny Clarke (tre quarti del futuro Modern Jazz Quartet). E in questo brano abbiamo avuto il piacere di poter ascoltare anche Alberto Di Leone alla tromba.

Prima di concludere queste brevi note, volevo aggiungere che i quattro valorosi musicisti hanno voluto dedicare il brano “Air Mail Special” a Guido Di Leone che ha voluto fortemente questo progetto (è riuscito a seguire le programmazioni fino a fine gennaio) e che, tra l’altro, il 24 gennaio avrebbe festeggiato i suoi 62 anni. Ciascuno di noi, nel proprio cuore, gli ha dedicato un pensiero ed un ringraziamento.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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