“Non mi è mai morto nessuno”: è andato in scena Allo IAC Centro di Arti Integrate di Matera il monologo tragicomico sulla morte e il lutto nato per raccontare il paradosso di un operatore funebre che non ha mai conosciuto la vita

Alfredo è il rappresentante della terza generazione della famiglia Tirabassi, proprietari delle onoranze funebri ‘Due ali e una sola anima’, ed è il protagonista del monologo “Non mi è mai morto nessuno” che è stato messo in scena sul parquet dello IAC Centro di Arti Integrate di Matera per la terza replica in programma.

“Non mi è mai morto nessuno” è interpretato dal bravissimo Marco Fabrizi, ed esplora il paradosso della vita di Alfredo: immerso quotidianamente nella morte, Alfredo non sa cosa significhi la parola ‘lutto’. Ad innescare il dramma l’incontro di Alfredo con la figlia del defunto per cui stava allestendo la camera ardente: bloccato in ascensore con la donna, non è riuscito a consolarla quando lei ha cominciato a piangere. Questo incontro lo scuote profondamente, facendolo riflettere sul suo distacco emotivo dal dolore. Alfredo trova nel pubblico l’unico confidente a cui può rivolgersi, interagendo con esso come se cercasse risposte sincere a domande inquietanti. E il pubblico dello IAC lo segue, partecipe e attento, risponde alle domande, ride, trattiene il fiato, commenta a voce alta, riempie lo spazio.

Il monologo è un viaggio emotivo in cui il protagonista si interroga sul significato della morte, sulla solitudine e sulla possibilità di una vita autentica. Nel racconto della sua vita, nella spiegazione del perché lui è lì, con un leggìo in mano, una foto del defunto e un tappeto steso per terra in attesa del feretro, Alfredo alterna battute di dissacrante cinismo a flashback in cui ricostruisce le tappe – forzate – che lo hanno portato ad essere un operatore funebre come suo fratello, suo padre, suo cugino, suo nonno. Ma Alfredo nel suo parlare comprende che le sue scelte non mai state sue, che qualcun altro ha tracciato la strada per lui e, al culmine della farsa, decide di spogliarsi come se, allontanando i vestiti che indossa tutti i giorni per lavoro, potesse liberarsi del fardello di essere quello che gli altri hanno voluto: un uomo che mentre lavora per la morte, perde la vita.

La drammaturgia e la regia sono di Romina Presicci che per la realizzazione di questa pièce ha intervistato diversi operatori funebri, raccogliendo testimonianze autentiche e toccanti; attraverso interviste video online, ha cercato di catturare la loro aura enigmatica e la loro presenza costante, seppur discreta, nelle situazioni di lutto. In particolare, le narrazioni sull’esperienza del COVID-19 hanno rivelato la profonda umanità di questi professionisti, che si sono sentiti investiti di un ruolo quasi sacrale nel separare i defunti dai loro cari. Ad arricchire la bella prova attoriale di Fabrizi e l’acuta trascrizione di Romina Presicci, le musiche originali di Pierdomenico Niglio, assolutamente accordate al contesto scenico.

Simona Irene Simone
Foto dalla pagina web della Compagnia

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