Dal Settecento a oggi: con “Lucia camminava sola – Materiali per un documentario” Tolja Djokovic porta all’Arena del Sole di Bologna la violenza dello sguardo

C’è una storia che attraversa i secoli e continua a farci inciampare. Una storia che riguarda un corpo di donna, uno sguardo che giudica, una voce che non viene ascoltata.
Da questa ferita aperta nasce Lucia camminava sola – Materiali per un documentario, il nuovo spettacolo scritto e diretto da Tolja Djokovic, in prima assoluta dal 5 all’8 febbraio al Teatro Arena del Sole di Bologna, produzione di E Production, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano e Riccione Teatro.

Premiata con il Premio Riccione per il Teatro 2023 e con il Premio Biennale College Autori Under 40 della Biennale di Venezia, Djokovic costruisce un’opera che è insieme indagine storica, autoritratto e dispositivo teatrale. Un lavoro che mette in relazione due tempi lontani — la Bologna del Settecento e il presente — per interrogare ciò che resta quando un corpo viene cancellato e trasformato in spettacolo.

In scena, Aura Ghezzi, Jacopo Giacomoni e Martina Tinnirello danno voce e corpo a una drammaturgia che procede per frammenti, documenti, immagini e ossessioni. Le musiche e il sound design di Federica Furlani, eseguiti dal vivo insieme agli attori, attraversano lo spazio scenico come una presenza fisica, amplificando la tensione tra ciò che viene mostrato e ciò che continua a sfuggire.
Le scene di Francesco Cocco, le luci curate con Giulia Bandera, i costumi di Sandra Cardini e il video artwork di Chiara Bruni e Fabio Spalvieri contribuiscono a costruire un ambiente in cui passato e presente si contaminano continuamente.

La narrazione si muove su due piani paralleli.
Il primo ci porta a Bologna, nel 1709. Lucia C., 25 anni, orfana, senza marito, viene arrestata nella casa in cui vive a pensione. È accusata di aver ucciso il figlio appena nato. Il tribunale la giudica colpevole senza indagini, senza dubbi. Nei documenti resta pochissimo di lei: qualche frase, nessuna difesa. La sua storia prende forma solo attraverso le parole degli altri — testimoni, giudici, notai — fino alla condanna.
Nel Settecento il corpo dei condannati non scompare: si espone. Per Lucia il finale è una dissezione pubblica in piazza San Petronio, oggi Piazza Maggiore. Il suo corpo diventa sapere, oggetto, spettacolo.

Il secondo piano narrativo è quello di una regista di oggi che, quasi per caso, si imbatte nella vicenda di Lucia. Nel tentativo di raccontarla, ne resta intrappolata. L’indagine si trasforma in ossessione: su Lucia, su un’Italia che crediamo lontana, su una società che forse non abbiamo mai davvero superato.
Seguendo l’ultimo anno di vita di Lucia, la regista attraversa musei anatomici, osserva cere e terrecotte di corpi gravidi, ricostruisce con precisione scientifica le trasformazioni di un corpo femminile che Lucia non poteva conoscere. Ma più scava, più il confine si assottiglia: quella solitudine, quella esposizione, quell’essere guardata senza essere vista cominciano a somigliarle. Raccontare Lucia diventa un modo per raccontare sé stessa.

In Lucia camminava sola – Materiali per un documentario il corpo anatomico non è solo materia di studio: è campo di battaglia. Lo spettacolo interroga l’ossessione dello sguardo, il bisogno di essere viste, il diritto di guardare, la violenza implicita in ogni atto di osservazione. Un mistero che si lascia avvicinare ma non si risolve, che resiste a ogni etichetta.

Un progetto che si espande

Intorno allo spettacolo, Emilia Romagna Teatro ha costruito due percorsi di partecipazione e conoscenza che ne ampliano il senso.
Ci sono delle donne, ecco tutto è un laboratorio di lettura dedicato al corpo femminile e alle sue narrazioni nella medicina, nella letteratura e nel pensiero delle donne, a cura di Tolja Djokovic e della psicoanalista Anna Stefi.
Squisite anatomie è invece un percorso di ricerca e creazione rivolto alle scuole superiori, che affianca la visione dello spettacolo a visite attive in luoghi simbolo della città: il Museo di Palazzo Poggi, la Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” e il Teatro Anatomico dell’Archiginnasio.

Lo spettacolo diventa così il centro di una comunità temporanea di pensiero, un’operazione culturale ramificata che continua oltre la scena.

L’ultimo incontro di Ci sono delle donne, ecco tutto, dal titolo Riconoscersi (vagina), si terrà sabato 7 febbraio, dalle 16.30 alle 18.30, nella Sala Thierry Salmon dell’Arena del Sole, in collaborazione con la Biblioteca Italiana delle Donne e nell’ambito del Patto per la Lettura di Bologna.

Prossime date
Lucia camminava sola
dal 15 al 18 aprile – Piccolo Teatro di Milano.

Daniele Milillo

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