
Continua presso la Libreria Roma di Bari, la rassegna “Imprinting Music. Il Jazz in Libreria”, sotto la Direzione Artistica di Gianlivio Liberti. Dopo il primo appuntamento del 2026 con la sassofonista statunitense Carol Sudhalter, questa volta è stato il turno di un trio tutto pugliese, con Enzo Lanzo alla batteria, Livio Bartolo alla chitarra elettrica e Andrea Campanella al clarinetto e clarinetto basso.

Questa volta si è trattato di un progetto abbastanza complesso che merita qualche approfondimento, tutto dedicato alla figura di Vasilij Kandinskij, pittore russo naturalizzato francese, più noto con la traslitterazione germanizzante di Wassily Kandinsky, precursore e fondatore della pittura astratta. Nato a Mosca (a cavallo tra l’ottocento ed il novecento) e vissuto tra Berlino, Monaco di Baviera, trascorse i suoi ultimi dieci anni in Francia, dove morì nel 1944, a Neuilly-sur-Seine. Appassionato di musica e di teatro, decisiva fu la sua partecipazione, il 2 gennaio 1911, ad un concerto del compositore austriaco Arnold Schönberg: rimase profondamente colpito dalla musica che ebbe modo di ascoltare, dando forma alle sue impressioni nel dipinto Impressione III: Concerto. Successivamente Kandinskij scrisse a Schönberg, sottolineando la ricerca che li accomunava, dando vita ad un interessante scambio epistolare.

Arnold Franz Walther Schönberg (ovviamente contemporaneo di Kandisky) è stato un compositore e pittore austriaco naturalizzato statunitense. È stato uno tra i primi, all’inizio del XX secolo, a scrivere musica al di fuori dalle regole del sistema tonale, ed è stato uno dei teorici del metodo dodecafonico, basato su una sequenza (detta serie, da cui il termine musica seriale) comprendente tutti i dodici suoni della scala musicale cromatica temperata.
Questa premessa è d’obbligo per spiegare che il concerto ha voluto presentare una musica d’avanguardia, non sempre di facilissimo ascolto, ma che è andata a scavare dentro l’immaginazione di ciascuno, alla ricerca di sonorità raffinate.

Enzo Lanzo vede nella ricerca del suono il suo obbiettivo primario. Amplia la tavolozza timbrica ed interpreta magistralmente il drumming dei maestri. Ispirato inizialmente da: Max Roach, Philly Joe Jones, Art Blakey, Roy Haynes e Jack De Johnette e successivamente da batteristi europei. Il suo esordio sulla scena nazionale ed europea avviene nel 1991, quando entrato nel gruppo di Enrico Rava, con Rita Marcotulli ed Enzo Pietropaoli. Nel 1996 arriva l’esordio discografico pubblicando un CD intitolato: “Rondonella Project”, con Antonello Salis, Pino Minafra, Gianni Lenoci, Vittorino Curci. Il secondo lavoro “Totò Jazz” (2003), co-prodotto artisticamente (La Banda degli Onesti) è un omaggio alla musica dei film di Antonio De Curtis in arte Totò, con Giuseppe Bassi, Guido Di Leone ed Ettore Carucci. Il terzo lavoro “Boastful Speeches” (2008) è un “Concept Album” di rara bellezza e vigore, realizzato con la partecipazione di Roberto Ottaviano, Lauro Rossi e Giovanni Maier. Il quarto lavoro “In The Groove” (2011), con Vito Di Modugno all’Organo Hammond e Rossano Emili al Sax baritono. Il quinto lavoro del batterista, “The Seagull Welcomes A.” (2017) è in compagnia di due pianisti, Gianni Lenoci e Mirko Signorile. Diplomato al Conservatorio in canto lirico, è attualmente docente di batteria presso il conservatorio di Lecce.
Tutto questo per raccontare la poliedricità del batterista tarantino.

Livio Bartolo, tarantino anche lui, è diplomato col massimo dei voti in chitarra Jazz presso il Conservatorio Nino Rota di Monopoli. Il suo stile chitarristico e compositivo affonda le sue radici nella tradizione jazzistica, spingendosi fino all’improvvisazione radicale, la dodecafonia e il serialismo. Negli anni ha avuto la possibilità di formarsi con Gianni Lenoci, Francesco Angiuli, Giovanni Tommaso, Steve Potts e tanti altri. Ha preso parte al “feral choir” di Phil Minton, cantante d’avant garde britannico. Si è esibito al Blue Note di Milano. Ha collaborato alle musiche di un film pluripremiato al Terra di Siena Film Festival, “La strada verso casa” di Samuele Rossi, con musiche di Giuseppe Cassaro. Nonostante la sua giovane età (classe 1991), oltre a numerosi collaborazioni, ha al suo attivo una quindicina di dischi con varie formazioni a suo nome (il primo, del 2010).

Andrea Campanella, nato a Castellana Grotte nel 1984, intraprende gli studi classici presso il Conservatorio “N. Rota” di Monopoli e successivamente un master in ambito jazzistico presso lo stesso conservatorio. Negli ultimi anni, tra i luoghi più importanti, si è esibito a Mosca (Dicembre 2015), Mantova (Teatro Bibiena, Aprile 2016) e all’Auditorium Parco della musica di Roma, nel 2017, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro LACdi Lugano (Aprile 2018) ed in numerosi festival nazionali ed internazionali. Ha suonato con Markus Stockhausen, Steve Potts, Lino Patruno, Paolo Damiani, Ute Lemper, Fabrizio Bosso, Peppe Servillo, Moni Ovadia, Avion travel solo per citarne alcuni.

Il progetto “Kandiskij Session”, tracce del tempo, vedrà la luce prossimamente, entro il 2026. I brani presentati durante il concerto sono stati di estrazione diversa, iniziando con Ornette Coleman (Dee Dee), per passare ad un brano originale di Livio Bartolo (Le città invisibili, omaggiando ovviamente il grande Italo Calvino), ed un altro brano originale di Enzo Lanzo, dal titolo “Joxè Marì”, ispirato dalla lettura del libro “Patria” dello scrittore spagnolo Fernando Aramburu.

Non sono mancati brani più tradizionali, come un’improvvisazione sul tema di Monk “Well you needn’t”, o un brano tratto dalla colonna del film “Come eravamo”, con Robert Redford e Barbara Streisand (The way we were) o “Il lamento di Arianna”, dall’opera di Monteverdi, Orfeo e Euridice (non a caso, perché come già detto, Enzo Lanzo è diplomato al Conservatorio in canto lirico).
Un bel finale con un’altra composizione originale di Enzo Lanzo, dal titolo scherzoso “Who knows what the cook cooked” (che ben si addice all’ora del pranzo domenicale), seguito da un altrettanto bis davvero coinvolgente.

Nonostante la particolarità del programma, non sempre di facile ascolto, il pubblico ha di certo gradito questo progetto, che ben si inquadra nell’ambiente che ci ospita, la Libreria Roma, con Daniela Gagliano ottima padrona di casa. Questi appuntamenti ormai sono diventati una consuetudine per chi, in orari inconsueti, accetta di viverli in libreria, ascoltando sempre buona musica, con un caffè, una fetta di torta e il piacere di condividere questo momento con tanti amici.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro